Una quotidianità piena di imprevisti è ciò con cui la protagonista di Full Time – Al Cento per Cento si interfaccia, muovendosi tra famiglia, lavoro e ambizioni.
Il film, diretto da Eric Gravel, si è aggiudicato il riconoscimento per miglior regia e miglior attrice nella sezione Orizzonti della 78esima edizione del Festival del cinema di Venezia ed è previsto nelle sale italiane per il 31 marzo.

Da quando ha divorziato Julie (Laure Calamy) è una madre single che vive una routine molto serrata nella periferia parigina dove si divide tra lavoro e figli.
Ogni mattina si sveglia, prepara i bambini per la scuola, corre a lavoro per poi precipitarsi nuovamente a casa e concludere la caotica giornata.
Il ritmo ciclico è sempre molto concitato e la storia si sviluppa, quasi immediatamente, grazie ad un imprevisto: lo sciopero nazionale e le proteste su tutto il territorio francese.
Una delle solite mattine Julie, per un pelo, riesce a prendere il treno per arrivare all’hotel cinque stelle in cui lavora. Le peripezie non cessano poiché Julie è di nuovo di corsa, le prova tutte – autostop compreso – pur di riuscire ad arrivare in tempo ad un colloquio di lavoro per un impiego migliore.
Full Time – Al cento per cento è una emozionante storia di quotidianità priva di fronzoli narrativi e malumori della protagonista.
La vita lavorativa e famigliare e le vicissitudini metropolitane di Julie sono narrate attraverso una credibile realtà, infatti lo spettatore si immedesima ed empatizza subito con una donna calata in esperienze comuni a moltissimi.
Full Time – Al cento per cento abbandona il pathos e non enfatizza nulla, Eric Gravel punta tutto su una tensione costante e continuativa che accompagna la protagonista per tutta la vicenda. Una sorta di circolo ansioso che opprime Julie ed entra diretto nell’animo dello spettatore diventando così il motore e il grande punto di forza del film.
Full Time – Al Cento per Cento è un film che tira fuori la suspense di un thriller senza esserlo, una routine frenetica, ma normale che diventa senza respiro e di conseguenza minacciosa e opprimente.

All’interno di una giungla urbana, Gravel porta lo spettatore a contatto con i precari equilibri della una classe lavoratrice medio-bassa che si arrangia e sopravvive con salari minimi e disuguaglianze incolmabili, dove uno sciopero spezza la monotonia, manda in crisi ogni cosa e rende la giornata quasi impossibile.
La protagonista di Full Time – Al Cento per Cento lotta per migliorare la sua condizione e salire i gradini della scala sociale, ambisce ad un qualcosa di più che le permetta, non di ottenere agiatezza, ma semplice normalità, rappresentata da un nuovo scaldabagno.
Laure Calamy riesce, con la sua eccezionale interpretazione, a dare perfettamente forma ai problemi quotidiani di una madre single: quando tutto sembra andare per il verso sbagliato mantiene la calma, nonostante la frustrazione e l’incertezza economica.
Nel finale finalmente si riesce finalmente a tirare un sospiro quasi di sollievo.
Full Time – Al Cento per Cento rappresenta una brillante modalità di tenacia femminile e la eventuale speranza di sopravvivere in una società che chiede il cento per cento e in cui è troppo facile perdere equilibrio.
