Protagonista di questo articolo è Mel Brooks, regista e attore, che nel 2014 ha lasciato ben undici dita nella Walk of Fame di Hollywood, twittando successivamente che sentiva il gran bisogno di lavarsi le mani. In più, dopo la cerimonia, si è diretto alla registrazione dello spettacolo del conduttore Conan O’Brien, ma non prima di aver usato un pettine per prendere in giro Hitler. Questa piccola introduzione per presentare uno dei protagonisti del filone comico che, nel 1976 sulla scia dei film muti e delle commedie slapstick statunitensi, diresse il lungometraggio dal titolo: L’ultima follia di Mel Brooks (Silent Movie).

Mel Brooks interpreta lo sceneggiatore Mel Spass, che insieme a Bellocchio (Marty Feldman) e Trippa (Dom DeLuise), si reca al capo dei Big Picture Studios (Sid Caesar) per presentargli l’idea di un nuovo film. Il capo non si mostra molto favorevole a causa della crisi che sta attraversando lo studio e per il vizio dell’alcol di Spass, che aveva superato ma la cui macchia restava comunque indelebile.
Alla fine Spass riesce a convincere il capo, promettendogli un film di successo grazie all’impiego di grandi attori del cinema. Così inizia l’avventura del trio. Insieme, tra una gag e un’altra, riescono a ingaggiare: Burt Reynolds, James Caan, Liza Minnelli, Anne Bancroft e Paul Newman. Spass vorrebbe includere nel progetto anche il celebre mimo Marcel Marceau. Il trio riesce a contattarlo, ma riceve l’unica parola di tutto il film come risposta, un sonoro e indifferente: «NO!».
Nel frattempo Ron Carey e Harold Gould, rispettivamente Divora e Trangugia, di una società più grande che vorrebbe rilevare i Big Picture Studios, assoldano Vilma Kaplan (Bernadette Peters) per sedurre Spass, recitando la parte della donna follemente innamorata.
L’idillio tra i due è spezzato quando Spass capisce la verità e per il dolore, si dà nuovamente all’alcol.
Vilma però, innamorata realmente di lui, insieme a Bellocchio e Trippa, cerca di aiutarlo facendogli capire che il film deve andare avanti. Così dopo un centinaio di tazzine di caffè per farlo riprendere dalla sbornia, arriva la prima del film dove però accade un evento inaspettato. Riusciranno nella loro impresa?

Nel 1977 il film ha ricevuto quattro nomination per i Golden Globes. In particolare, nelle sezioni di: Miglior Film, Miglior attore a Mel Brooks, Miglior attore non protagonista a Marty Feldman e Miglior attrice non protagonista a Bernadette Peters.
Posso concludere l’articolo così come ho cominciato, lasciandovi qualche curiosità comica. Iniziamo con l’unica battuta di Marcel Marceau che ha permesso al film di entrare nel Guinness dei Primati come la pellicola con meno battute in assoluto.
Nel DVD del lungometraggio sono disponibili ben tre lingue per il doppiaggio dell’iconico “No”, oltre che naturalmente per i sottotitoli che lungo il film accompagnano la narrazione.
Passiamo ora al contenuto. C’è una scena che si è deciso di eliminare durante la preview: in un ristorante un gruppo di aragoste dalle dimensioni umane decideva da un acquario quali esseri umani mangiare. Scena macabra ma che allo stesso tempo poneva al centro la riflessione sul consumo massivo delle aragoste del periodo.

Riflessione che non riguardava però solo il cibo. Infatti, l’intero film ha come filone narrativo la crisi che negli anni Settanta stavano attraversando i piccoli Studios cinematografici e l’affiliazione ai più grandi e potenti.
Nonostante quindi la comicità elementare, fondata sul movimento del corpo e sull’equivocità, la storia potrebbe essere un racconto vero di una casa cinematografica che cerca in tutti i modi di sopravvivere. Questo è ribadito anche alla fine, quando Mel Brooks decide di inserire: «Ispirato a una storia vera», lasciandoci con il dubbio che il film presentato e prodotto da Spass sia ripreso da una storia vera (quella della narrazione del film Silent Movie), oppure quello realizzato da Brooks con un fatto personale vissuto dall’attore/regista.
