Matto e sciovinista!

Il 18 gennaio 2024 esce nelle sale cinematografiche italiane La petite, il film del regista, scrittore, sceneggiatore e attore francese Guillaume Nicloux, conosciuto per aver diretto l’horror L’eletto (2006), l’anticlericale La religiosa (2013) e L’enlèvement de Michel Houellebecq (2014).

La Petite di Guillaume Nicloux: di cosa parla il film

Nel cast di La Petite ritroviamo Fabrice Luchini nei panni di Joseph, Mara Taquin nei panni di Rita, la madre surrogata, Maud Wyler invece è Aude, la figlia di Joseph, Veerle Baetens e Juliette Metten sono rispettivamente la madre di Rita (di cui non viene pronunciato il nome) e Ava, la piccola e sveglia figlia di Rita.

La storia ruota attorno a Joseph,  un uomo di circa sessant’anni che viene a sapere che suo figlio e il suo partner non sono sopravvissuti per via di un incidente d’auto. I due aspettavano un bambino da Rita, la madre surrogata, che si trova in Belgio, nella città di Gent. L’uomo, per questo motivo, decide di prendersi cura del bambino, così cerca di andare incontro alla giovane donna fiamminga incinta, non conscio, però, del carattere impetuoso e indomabile della ragazza.

Tutto ciò mentre la famiglia del compagno del figlio e la stessa zia del bambino, ovvero sua figlia Aude, non comprendono affatto la sua voglia di paternità a tutti i costi.
Come potrebbe un uomo anziano, pieno di acciacchi, in lutto per la perdita del figlio, essere così testardo da voler crescere a tutti i costi questo nipote?

Guillaume Nicloux in questo film va dritto al punto

La Petite ha il punto di forza di essere una storia che non rimane troppo ferma: succede tutto velocemente e i dialoghi degli attori vanno dritti al nocciolo della questione.
Si tratta di un genere completamente diverso dai suoi progetti precedenti, e questo pone enorme curiosità nel valutare altro materiale filmico del regista.

Fabrice Luchini porta sullo schermo un personaggio tridimensionale: mentre sembra che possa essere “un vecchio sciocco” di cui approfittarsi, subito ribalta la situazione impegnandosi e facendo i passi giusti per ottenere quello che vuole.

Si destreggia sempre con estrema gentilezza, anche quando arriva all’esasperazione.
Non accetta che siano gli altri a prendere decisioni per lui e vuole vivere a pieno questo sogno di paternità, ma non per egoismo, non perché sia “suo”, non perché abbia comprato qualcosa (anche se, tecnicamente, uno scambio di soldi, illegale, c’è).
Lui vuole condividere questa felicità con Rita stessa, con la madre di Rita, con la piccola Ava, con sua figlia Aude e addirittura con i consuoceri. 

La bellezza di La Petite è che i personaggi si muovono in questa plateale normalità, nel quotidiano, che non diventa mai davvero deprimente anche quando siamo in un ambiente di ristrettezze economiche, anche quando Rita sembra scocciata e malinconica.

Lo spettatore vede tutto con gli stessi occhi di Joseph, infatti la fotografia della pellicola fa da similitudine al pensiero del protagonista: la luce è naturale come tutto ciò che vede Joseph. Per lui viene tutto, appunto, naturale. Ogni cosa è fattibile se davvero si vuole, perfino crescere un bambino non tuo che sembra non volere nessuno, nemmeno Rita.

A differenza di quello che si possa pensare, il fulcro del film non è tanto il tema delle gravidanze surrogate o delle famiglie arcobaleno, ma è la conversazione attorno l’idea di una nuova paternità in un nuovo stadio della vita ad essere davvero la protagonista della narrazione. Difatti, il protagonista è proprio Joseph e la storia non ci sarebbe se lui non avesse voluto a tutti i costi essere di nuovo padre.

Gli altri argomenti sono dati quasi per scontato poiché è attualità, è vita di tutti i giorni: queste famiglie esistono e il regista non ha intenzione di mettere tutto ciò in dubbio, al massimo vuole far vedere le cose per come sono, normali e complicate. 

Rita, la ragazza che partorisce il piccolo, lo definisce “matto e sciovinista” in più punti della pellicola, ma non necessariamente in maniera negativa: per quanto ci sia l’ombra del lutto e del riscatto della perdita del figlio, Joseph crede davvero di poter vivere nuovamente la paternità, di condividerla con la figlia, anche con Rita semmai lo volesse. Ed è proprio fanatico (e un po’ matto) nel non mollare questa sua visione.

La Petite merita una visione per godersi una storia più dolce di quelle a cui siamo abituati, dove si osserva la volontà di paternità non più come un trofeo da sbandierare e riporre, non come una condanna, ma come atto di amore che in cambio non vuole assolutamente niente.