Una catena rotta anticipa l’ingresso in quello che sembra essere un enorme struttura abbandonata. La macchina da presa dal basso verso l’alto inizia a raccontare uno dei fenomeni sociali e musicali degli anni Novanta. Comincia così Last Rave – A Free Party Story, il documentario diretto da Alessandro Ruggeri che attraversa tutte le fasi e i cambiamenti vissuti dal fenomeno dei rave party.
In una società alienata non c’è spazio per una bellezza intatta, ma solo per una bellezza rimpianta.
Con le parole del sociologo Theodor Adorno parte la narrazione che si colloca dalla fine degli anni ’80: sono anni in cui si iniziano a sviluppare i rave all’interno delle fabbriche abbandonate, intese come dei derivati del capitalismo, che si trasformano in luoghi di creatività spontanea e aggregazione.

Dagli anni Novanta in poi in Inghilterra i rave party nascono e diventano un fenomeno in piena regola, riunendo migliaia di persone. «…Un’enorme ondata di cambiamento» come la definisce lo scrittore Mark Harrison che testimonia la sua storia personale all’interno del gruppo Spiral Tribe.
Il movimento in costante trasformazione è dettato dall’esigenza di contrapporsi a quella musica standardizzzata suonata nei club di una metropoli come Londra.
I rave prendono piede come feste organizzate da gruppi liberi di persone, dove la sperimentazione musicale completamente indipendente dà libero sfogo.
Feste in cui si balla per giorni interi e in cui la droga è intesa come un’esperienza da vivere attraverso le note della techno.
Un percorso storico che si snoda fino ali anni 2000, in Last Rave si susseguono e si intrecciano numerose interviste a esperti ed esponenti musicali come Mark Harrison, DJ 69 DB e Crystal Distorsion membri degli Spiral Tibe, il prof. Massimo Canevacci, Leo Anibaldi, Lory D, Cosimo Damiano, e molti altre.

Il documentario tira le fila di un movimento che ha scosso la parte più underground dedita alla musica elettronica.
Last Rave riesce a trasmettere allo spettatore numerose informazioni senza risultare lento e noioso. L’iter del movimento free party viene raccontato dalle testimonianze di chi ha vissuto e ha dato vita al periodo, esaltando ogni aspetto positivo – quasi con un impercettibile velo nostalgico.
Last Rave effettua una narrazione cronologica partendo dalla Gran Bretagna per poi approdare nella Roma degli anni ’90 in cui la musica techno modifica il proprio nome e prende piede, aprendosi a nuove sperimentazioni sonore.
Un periodo, quello dei free party, che è molto diminuito con i cambi generazionali, ma che continua la sua strada attraverso teknival composti da migliaia di appassionati che provengono da tutta Europa.
Il documentario sembra voglia sottolineare come dietro ad un movimento musicale libero, le leggi che li hanno vietati (come la Criminal Justice Act in Inghilterra nel 1994) non sono necessariamente riuscite a sradicare un fenomeno che oggi rimante prevalentemente di nicchia.
