In uscita, dal 20 agosto 2020, nei cinema italiani Little Joe, il nuovo dramma psicologico di Jessica Hausner, scritto da Jessica Hausner e Géraldine Bajard e prodotto da Coop99, The Bureau, Essential Films.
Little Joe è un thriller inquietante la cui storia vortica attorno all’essenza di un affascinante fiore rosso, capace di donare la felicità.

Little Joe: trama

Alice è una madre single e biologa fitogenetista. Da poco tempo lavora nella società Planthouse, dove studia nuove forme di vita vegetali e i loro benefici. Col suo team di esperti Alice ha creato una nuova pianta molto speciale: un bellissimo fiore di colore vermiglio, il cui profumo è capace di rasserenare chi lo inala e di renderlo felice. La donna inoltre decide, infrangendo i protocolli di sicurezza, di regalare un esemplare del fiore al figlio adolescente Joe. Questo fiore viene chiamato Little Joe. Il progetto è molto promettente e vari esperti e molte aziende del settore si scoprono interessati all’acquisto del vegetale.Little Joe - Jessica HausnerSembrerebbe andare tutto per il meglio, fin quando Alice, anche grazie alla sua collega Bella, si rende conto che tutte le persone che entrano in contatto col polline del Little Joe cambiano il loro comportamento.
La donna se ne accorge in primo luogo con suo figlio, che sembra essere diverso: è stranamente distaccato e freddo. Anche il suo collega Chris, con il quale lavora allo sviluppo di Little Joe, è cambiato, è più sicuro di sé e più arrogante. In Alice comincia a crescere quindi l’orrendo presentimento che i cambiamenti siano direttamente legati alla sua creatura e che il polline possa contenere un virus, diventando, col tempo, patogeno.

Il problema è però che non esistono prove e nessuno è disposto a crederle, nemmeno la sua psicologa, che conosce tutto di Alice compreso il suo conflitto interiore tra il ruolo di madre e ruolo di donna in carriera.  
E se questi cambiamenti fossero del tutto normali e le preoccupazioni della donna fossero solo nella sua testa?

Little Joe: recensione

Jessica Hausner, col suo nuovo lungometraggio Little Joe, ci trasporta in una realtà contemporanea che sembra però appartenere a un’altra dimensione.
La storia è raccontata tra le mura di casa di Alice e quelle del laboratorio della Planthouse, i due luoghi chiave nella vita della protagonista e della narrazione.
I colori che tingono le scene sono tutti sulle sfumature del verde, del bianco e ovviamente del rosso, rosso come il fiore che produce la felicità e rosso come i capelli a caschetto di Alice.

Le location sono spoglie, quasi asettiche. Le luci delle scene ambientate nella Planthouse sono bianche, luminose e fastidiose, i neon illuminano i laboratori dove i protagonisti appaiono distanti, come delle figurine attaccate su una pagina di quaderno vuoto. In antitesi, nella casa di Alice le luci sono calde, soffuse e colorate e avvolgono i personaggi in inquietanti ombre.
Nonostante l’illuminazione contrapposta, In entrambi i casi l’atmosfera che viene creata è allarmante e distaccata, quasi angosciantemente onirica.

La musica, scritta dal compositore giapponese Teiji Ito (1935-1982), asseconda l’atmosfera sinistra di tutto il lungometraggio, è una colonna sonora particolarissima che si sposa perfettamente con la narrazione e sembra essa stessa portarla avanti.

Little Joe - Jessica HausnerLo spettatore vive la storia dagli occhi di Alice, è portato a fidarsi del suo intuito e a parteggiare per lei. Proseguendo nell’intreccio, ci si accorge di sapere ben poco della protagonista e si scoprono dei lati oscuri del suo carattere, che la stessa Alice teme e cerca di nascondere anche a se stessa. Lo spettatore si trova, così, disorientato tra la realtà che sostiene Alice e quella che sostengono tutti gli altri.

La regista gioca molto su questa ambiguità, tiene sulle spine il pubblico fino all’ultimo, lo vuole far interrogare su quelle informazioni sicure che la storia stessa fornisce.

Forse si sarebbe potuto osare un po’ di più, calcando la mano sul lato thriller e psicologico, ma sicuramente un obiettivo che il film è riuscito a raggiungere è quello della creazione della suspence, portando lo spettatore in uno stato di perenne “allarme”.
Ma Alice è del tutto stabile? È effettivamente pericoloso il fiore? Sono tutte percezioni della protagonista?

Tutte queste domande faranno rimanere lo spettatore incollato allo schermo fino alla fine, anche se la conclusione, a mio parere, non lascerà dubbio.