Nel corso della 77° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia è stato assegnato il Leone d’Oro alla Carriera alla celebre cineasta cinese Ann Hui.
Un premio, il presente, più che meritato, se si pensa a quanto, nel corso dei decenni, la stessa è riuscita a regalarci. Ma se, al contempo, A simple Life (2011) viene ad oggi considerato l’ultimo suo grande capolavoro, ecco che, negli ultimi anni, la regista ha purtroppo spesso deluso le aspettative di pubblico e critica. È stato così per The golden Era – che a sua volta aveva chiuso la Mostra del Cinema di Venezia nel 2014 – ed è così – spiace dirlo – anche per Love after Love, la sua ultima fatica, presentata fuori concorso in questa edizione 2020 e tratta dal romanzo Aloeswood Incense: The first Brazier di Eileen Chang.

Sia ben chiaro: nulla da dire per quanto riguarda la ricostruzione storica di un’epoca – quella dei primi anni del Novecento – o gli ambienti stessi. Perché, di fatto, Love after Love si distingue immediatamente per una confezione perfetta, incredibilmente elegante, dove ricercati costumi, sfarzosi ma sobri interni e studiate inquadrature stanno a regalarci, di quando in quando, momenti di grande cinema.

Love_after_love_Ann_HuiIl problema, di fatto, sta proprio in ciò che la regista ha voluto mettere in scena. Ge Weilong viene da Shangai ed è una ragazza che versa in difficoltà economiche. Al fine di completare i propri studi, però, decide di trasferirsi a Hong Kong a casa di sua zia Liang, alquanto benestante e che conduce una vita dissoluta, divisa com’è tra numerosi amanti. Una volta a casa della zia, la ragazza farà la conoscenza dell’affascinante George, amante delle belle donne, ma incapace di innamorarsi, il quale, tuttavia, punta a prendere in moglie una ragazza ricca, al fine di poter mantenere alto il proprio tenore di vita.

Particolarmente interessanti, a tal proposito, sono proprio le dinamiche che si vengono a instaurare tra Ge Weilong, sua zia – ancora molto affascinante e a sua volta attratta da George – e il ragazzo stesso. Liang è una manipolatrice. Ed è portata a trattare tutti come se fossero delle marionette. Ge Weilong è debole e insicura, profondamente innamorata, ma, in fondo, consapevole che non potrà mai essere ricambiata come merita. E mentre l’affascinante George crede di poter avere in pugno chiunque capiti sulla sua strada, finisce per rivelarsi molto più vulnerabile di quanto inizialmente possa sembrare.

Nulla di nuovo? Nulla di nuovo, senza dubbio. Ma, al di là della storia messa in scena, al di là della potenzialmente buona caratterizzazione dei personaggi, il film, purtroppo, non riesce a decollare. Vi sono molte, troppe cose che avrebbero potuto essere sviluppate meglio, ma che, alla fine dei giochi, vengono abbandonate a sé stesse. E ciò è vero soprattutto per quanto riguarda il personaggio della perfida Liang, che molto promette, ma che, pian piano, sparisce quasi nel nulla, uscendo di scena senza far rumore. Questo, insieme a un andamento narrativo con tanto di snodi che contribuiscono a confermare la grande prevedibilità dell’intero lavoro, fa di questo Love after Love un prodotto vuoto, impeccabile nella sua forma, ma che, purtroppo, sembra non avere nulla (di nuovo) da dirci. E che ci fa sentire tanto e tanto la mancanza dei film che hanno fatto sì che Ann Hui raggiungesse, a suo tempo, la meritata notorietà internazionale.

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