Vi ricordate il caso del Salvator Mundi? No? Il documentario fantastico, The Lost Leonardo è ideale per rinfrescare la memoria.

Ai primi del 2005, un quadro con rappresentato Gesù Cristo fa la sua misteriosa comparsa negli Stati Uniti d’America. A prima vista, appare chiaro che si tratta di un pezzo risalente al Rinascimento Italiano, le sue caratteristiche fanno pensare ad un allievo di Leonardo Da Vinci o ad una copia creata successivamente da un emulatore o altro.
La restauratrice Dianne Dwyer Modestini, fiorentina per adozione e per amore dell’arte e non solo, mentre cerca di rimettere in sesto l’opera provata dal tempo e dall’uomo, abbraccia a poco a poco la convinzione che dietro quel dipinto vi sia la mano del Genio per eccellenza.
La sua valutazione scuote il mondo dell’arte: esperti, professori, mercanti d’arte, restauratori e tutta l’umanità che tratta la cultura di mestiere, abituata a delusioni, falsi e mistificazioni, si spacca sulla paternità di quest’opera.
Da quel momento, il quadro comincia un iter confuso e torbido, passa di mano in mano, vede il suo prezzo salire alle stelle, mentre vaga di museo in museo, di compratore in compratore, diventando in breve uno strumento prima economico, poi addirittura politico.

Da questa vicenda, dallo spunto del Salvator Mundi su cui non si trovano due esperti che concordino, la Sony Pictures ha deciso di produrre The Lost Leonardo, documentario diretto da Andreas Koefoed, presentato al Tribeca Film Festival già uscito sul mercato statunitense.

Leonardo Da Vinci, il più famoso “italiano” di tutti i tempi, l’artista per definizione, è un Dio di cui si sogna da sempre di ritrovare altre tracce profetiche, altri simboli di un’eternità che affascina, strega e seduce.
Questo documentario è un viaggio via via sempre più nauseante e disturbante sul concetto di arte, intesa come essa mero mezzo per perseguire un fine economico o politico, che rivela la natura gretta, avida, insensibile e spietata dell’umanità.
Il Salvator Mundi viene immediatamente attribuita a Leonardo Da Vinci, per meri fini commerciali, dai galleristi, dai musei che necessitano di spettatori paganti e dai media assetati di storie affscinanti da vendere. Successivamente i mercanti d’arte e gli accademici, che non riescono a convincersi sulla effettiva paternità dell’opera. Il business dell’arte è partito, inizialmente dalla Svizzera (dove da sempre il marcio si colora d’oro).

Il quadro viene venduto per 85 milioni di euro, rivenduto per 130, diventa proprietà di quei porti franchi che Nolan ci ha rivelato nella loro natura di mondo parallelo e legalmente illegale con Tenet, in quei caveau dove vi sono nascosti tesori d’arte ed esempi del genio creativo. Non sono più quadri o statue, sono diventati investimenti, garanzie, patrimoni da vendere al prossimo oligarca russo, al prossimo fondo fiduciario o banca.

Si era partiti con un quadro misterioso in questo The Lost Leonardo, si finisce con il palesarsi di lui, di Bin Salman, del Principe Saudita massacratore e pirata capitalista, che cerca di comprarlo ad uso propagandistico interno ed esterno, per contribuire a vendersi come illuminato uomo d’Oriente.
Il tiranno mira a Louvre, mira a specchiarsi in un successo che pareggi quello dell’asta in cui un quadro che ancora oggi si hanno dubbi se è di Da Vinci o no, è stato venduto per centinaia di milioni di euro, la più alta asta d’arte di tutti i tempi.

Non siamo più nell’arte, siamo nel potere che mostra i muscoli, siamo tra uomini che ragionano in termini di autocompiacimento mascherato da investimenti e viceversa.
Sono squali che seguono non il sangue ma gli affari, le opportunità, che hanno intuito che l’arte è un mezzo fantastico per rinnovare un’immagine non impeccabile o avere un deposito che nessuna banca può eguagliare.

The Lost Leonardo: il Leonardo perduto, ma a perdersi non è l’artista toscano, ma più in profondità il significato di arte, di bellezza, di universalità del messaggio, si è perduta la capacità di difendere l’arte e ciò che significa da secoli.
Il mercato ha vinto, ha sconfitto Leonardo, Picasso, Michelangelo e Matisse, ha contagiato un mondo fatto di esperti che che ragionano in termini di opportunità e popolarità per se stessi e per il proprio piccolo orticello.
A conti fatti, oltre ad odiare tutto questo, si finirà con l’apprezzare ancor di più come un artista quale Bansky sia riuscito a scardinare e sabotare tutto ciò, a dimostrare un sprezzo delle regole che a Leonardo sarebbe piaciuto tantissimo.