Apple Tv+, il servizio streaming di Apple, è arrivato da poco più di un mese, tra i titoli di punta sicuramente figura The Morning Show, attesissimo sia perché rappresenta il ritorno in TV delle star Steve Carell, Reese WitherspoonJennifer Aniston (fresca di nomination ai Golden Globe), dopo rispettivamente The Office, Big Little Lies e Friends, sia per il tema al centro della serie, ovvero il grande clamore del #metoo.

The Morning show ordinata già per due stagioni da 20 episodi totali, è per ora disponibile con 3 episodi iniziali e una nuova puntata ogni settimana.

L’ottimo primo passo di Apple Tv+ e il successo della serie con l’ex Rachel di Friends ha confermato non solo l’attesa, ma soprattutto l’interesse del pubblico ad andare ancora una volta “dietro le quinte” di uno show televisivo, in questo caso il programma americano della mattina che spesso vede due presentatori, di sesso opposto, storicamente accoppiati davanti la telecamera per dare il buongiorno in modo fresco, vivace e sempre attento all’attualità e al gusto del pubblico che ogni mattina si sintonizza su quel canale.

L’occasione ci è parsa propizia per riscoprire altri serial “dietro le quinte” che hanno aperto la strada a The
Morning Show e che hanno in un modo unico e irripetibile parlato di giornalismo, comunicazione e, ovviamente, del pubblico a casa che li stava guardando.

30 Rock (2006 – 2013)

30 rock
Non si può parlare di dietro le quinte televisive senza nominare 30 Rock e il genio creativo e comico di Tina
Fey. Una serie tv ancora troppo poco conosciuta in Italia e che nasce proprio dall’esperienza della Fey come
autrice al Saturday Night Live, storico show di satira politica, culturale e sociale statunitense che qualche
anno fa abbiamo maldestramente tentato di importare in Italia.

30 Rock segue le vicende del dietro le quinte del The Girlie Show, alter ego del SNL, e di come una star di colore sguaiata e “terra terra” (Tracy Morgan) arrivi a scombussolare i già precari equilibri della star femminile dello spettacolo (Jane Krakowski), per volere del nuovo capo del network (un formidabile Alec Baldwin). Tra guest star e storie sempre vicine all’attualità, la serie ha saputo come nessun altra deridere e allo stesso tempo celebrare la rete su cui andava in onda (NBC) – nell’ultima stagione il personaggio di Balwin vuole farla fallire, per far capire solo un briciolo della genialità della Fey – e fare lo stesso con la tv in generale. Ecco perché forse sarebbe l’unico revival sensato di questi tempi, per vedere come Fey racconterebbe la tv di oggi, dato che finché era in onda 30 Rock non esistevano ancora i servizi streaming.

Curiosità: il nome del serial fa riferimento all’indirizzo degli studi televisivi della NBC a New York, 30 Rockefeller Plaza. Nonostante gli ascolti mai brillanti per i quali rimane storico l’ironico discorso di ringraziamento della Fey “Grazie ai milioni e milioni di spettatori che ci hanno seguito ogni settimana”, la serie ha avuto un successo senza precedenti di critica, conquistando 14 Emmy Awards e 6 Golden Globes.
30 Rock ha avuto anche un “erede morale” dello stesso team sulla stessa rete: Great News, durato
purtroppo solo due stagioni, dal 2017 al 2018, che ha voluto raccontare il mondo delle breaking news e allo
stesso tempo quello degli stagisti, attraverso la storia di una donna in età pensionistica che va a fare la stagista al network televisivo dove lavora la figlia e dove quest’ultima vorrebbe sfondare come giornalista d’assalto.

Boris (2007-2010)

È giusto riportare un esempio italiano, primo episodio di comedy alternativa in Italia, chiaramente
ispirato a 30 Rock: Boris.
Boris prende il nome dal pesciolino rosso del regista Renè Ferretti (Francesco Pannofino), portafortuna, forse non troppo efficace, dato che nella cosiddetta “fuori serie italiana” tutto andava storto, per denunciare la scarsa qualità delle fiction italiane a discapito di quelle oltreoceano e/o europee. Emblema del concetto il nome della fiction fittizia che cast e crew – con nomi come Carolina Crescentini, Pietro Sermonti, Caterina Guzzanti, Antonio Catania e altri – stavano girando, Gli occhi del cuore 2. Il tutto raccontato dal punto di vista dello stagista Alessandro (Alessandro Tiberi). Rispetto alle altre citate in quest’articolo, nel 2011 Boris ha avuto anche una trasposizione cinematografica, Boris – Il film.

The Newsroom (2012 – 2014)

Un nome, una garanzia, almeno televisivamente parlando: Aaron Sorkin. L’autore che ha saputo così ben
raccontare con le parole Mark Zuckerberg e Steve Jobs sul grande schermo, ha fatto lo stesso su quello
“piccolo” della HBO con The Newsroom, un serial che è andato a indagare il dietro le quinte della redazione
di una rete all news – facendoci scoprire i meccanismi così diversi dalle nostre italiane con figure come
l’anchorman o il producer che da noi non esistono.

In The Newsroom lo ha fatto raccontando notizie accadute realmente, partendo per esempio dalla morte di Osama Bin Laden. Questo ha comportato l’essere andato in onda molto tempo dopo le suddette “breaking news” dando il tempo a Sorkin di documentarsi a dovere. Ma ciò che sorprende di più di questa serie e che rimarrà nella “storia” della tv – pur avendo anche in questo caso condiviso solo una piccola fetta di pubblico – è l’intento donchisciottesco del protagonista Will McAvoy (un Jeff Daniels in grande spolvero come da celebre scena d’apertura) nel promuovere un giornalismo giusto, onesto e non di parte. Tutto condito con personaggi brillantemente caratterizzati e dei dialoghi che giocano in modo affascinante con le parole e con la retorica.

“Una lettera d’amore al giornalismo”, come definì il serial il suo stesso creatore, e come non era nuovo a farlo dopo gli esperimenti meno riusciti sulla tv generalista di Sports Night (1998-2000) che dal titolo intuirete
trattava di una redazione sportiva, e di Studio 60 on the Sunset Strip (2008-2009) che parlava della
caduta in disgrazia di uno show televisivo simile al SNL con protagonista un Matthew Perry post-Friends.
Curiosità: nella serie appare Jane Fonda nei panni di Leona Lansing, capo dell’immaginario network
Atlantis Cable News (ACN), una versione femminile del fondatore della CNN Ted Turner, con cui Fonda è
stata sposata dal 1991 al 2001. Non è tutto: il nome omaggia due donne di successo, la donna d’affari
Leona Helmsley e l’ex amministratrice delegata di Paramount Pictures Sherry Lansing, che fu la prima
donna a capo di un network televisivo.

Con The Morning Show, dicevamo, si esplora il mondo degli show mattutini in parallelo a un tema
attualissimo: la denuncia per molestie del co-presentatore maschile dello show (Carell) che viene quindi
licenziato in tronco lasciando la sua partner (Aniston) a dover inventarsi qualcosa per salvare il proprio
posto di lavoro e tutta la baracca, e quel qualcosa sarà una giornalistica chiacchierona e audace
(Witherspoon). Un mix di elementi ben equilibrati che, almeno per il momento, ci fanno venire proprio
voglia di continuare a sbirciare “dietro le quinte” ogni settimana.

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