Dal racconto romantico alla cronaca del quotidiano: il corpo materno come resistenza
Non è la prima volta che la grande Charlize Theron trasforma il proprio corpo in nome della gloriosa settima arte. Questo, infatti, era già successo nel (non troppo) lontano 2003 in Monster, diretto da Patty Jenkins e incentrato sulle vicende della serial killer statunitense Aileen Wuornos. Per l’occasione, infatti, Theron aveva preso ben quindici chili, oltre a essersi sottoposta a lunghe sessioni di trucco al fine di apparire ben lontana dall’immagine sempre impeccabile che tutti noi abbiamo di lei.
Ben lontano dalla pericolosa assassina, invece, è il personaggio da lei interpretato in Tully, diretto da Jason Reitman nel 2018 e incentrato sugli aspetti più “problematici” legati non solo alla maternità, ma, più in generale, alla maturità, quando l’essere giovani ed energici sembra, ormai, solo un ricordo lontano.
Tully: la trama

Tully, infatti, ci racconta per immagini la storia di Marlo (Charlize Theron, appunto), ormai ultraquarantenne e in attesa della sua terza figlia. La donna è da diversi anni sposata con Drew (Ron Livingston) e con lui ha due figli, Sarah e Jonah (quest’ultimo affetto da un disturbo dello sviluppo che gli crea non pochi problemi).
Marlo è sempre più stanca, al punto che, un giorno, suo fratello Craig (Mark Duplass) le propone di pagarle una tata notturna per quando nascerà la sua bambina. La donna inizialmente rifiuta, ma poi, dopo il parto, si renderà conto di avere davvero bisogno di un aiuto. Sarà così, dunque, che entrerà a far parte della sua vita Tully (Mackenzie Davis), una giovane ragazza brillante ed energica, che proprio di notte si occuperà della neonata e della casa. Sarà davvero la soluzione giusta?
Squadra vincente non si cambia

Per realizzare questo suo Tully, Jason Reitman si è avvalso ancora una volta della collaborazione della sceneggiatrice Diablo Cody, che già aveva lavorato al suo fianco in Juno (2007) e Young Adult (2011).
Lei, con la sua penna coraggiosa e straordinaria conoscitrice dell’animo umano, era, secondo Reitman, la persona giusta per aiutarlo a mettere in scena un lato della maternità di cui si sta parlando sempre più spesso al cinema, ma che, almeno fino a qualche anno fa, veniva quasi del tutto ignorato, in quanto la maternità stessa era sovente rappresentata come un momento del tutto idilliaco nella vita di una donna.
Due lati della stessa medaglia
In Tully, dunque, il regista non ha avuto paura di “calcare la mano”, di mostrarci una (straordinaria) Charlize Theron con trenta chili in più, stanca, con occhiaie ben marcate e che spesso indossa indumenti trasandati. Una Charlize Theron che impersona, così, una donna distrutta, arrivata definitivamente al limite delle sue energie, e che non viene neanche supportata da suo marito, dedito com’è al lavoro e alla play station.
Una donna che, di fatto, ben si contrappone alla suddetta Tully, la quale, a sua volta, sembrerebbe in tutto e per tutto rappresentare la sua versione di parecchi anni addietro: giovane, magra, piena di vita e di voglia di fare. E dai loro incontri e dalle loro lunghe chiacchierate notturne, ecco che, in un certo senso, vediamo i due lati della stessa medaglia.
Un film “incompreso”?

Con una regia complessivamente pulita, attenta ai dettagli e dal montaggio ben studiato e particolarmente simbolico, dunque, Tully, nonostante tutto, a suo tempo è passato quasi in sordina, se paragonato agli altri lungometraggi realizzati da Reitman e Cody.
Eppure, malgrado un twist forse un po’ troppo prevedibile, il film è un’opera assai profonda e per nulla banale. Che sia stata, forse, “penalizzata” dai numerosi altri lungometraggi incentrati sul tema, usciti poco tempo dopo la sua realizzazione? Magari, semplicemente, è stata proprio una pericolosa prevedibilità di fondo ad aver fatto perdere parecchi punti all’intero lavoro, distraendo per un attimo lo spettatore dal suo significato fortemente complesso e stratificato.
Faq su Tully di Jason Reitman
Qual è il tema centrale di Tully?
Tully ci parla degli aspetti più complicati legati non solo alla maternità, ma anche al non avere più le stesse energie di quando si era giovani, insieme alle difficoltà di coppia legate principalmente all’incomunicabilità e alla mancanza di ascolto.

In quali altre occasioni Jason Reitman ha collaborato con Diablo Cody?
Il regista Jason Reitman si è avvalso della collaborazione con la sceneggiatrice Diablo Cody anche in Juno (2007) e in Young Adult (2011).
Chi è il padre di Jason Reitman?
Il padre di Jason Reitman è il compianto Ivan Reitman (1946 – 2022), celebre per aver realizzato la leggendaria saga di Ghostbusters, ma anche pellicole divenute ormai cult come I Gemelli (1988) e Un Poliziotto alle Elementari (1990).
