Vera e propria perla (passata, forse, un po’ troppo in sordina) in corsa per l’ambito Leone d’Oro all’81° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia è indubbiamente il documentario Youth: Homecoming, ultima fatica del regista cinese Wang Bing, che quest’anno ci ha accompagnato per mano in un lungo viaggio nel mondo dell’industria tessile cinese, focalizzando la propria attenzione, però, non sulle fabbriche in sé, bensì sui loro giovani lavoratori, che vedono le loro vite ridotte a estenuanti turni di lavoro intervallati soltanto da poche ore in cui poter solamente mangiare e dormire.
In Youth: Homecoming, ad ogni modo, vediamo come i ragazzi protagonisti si preparino a partire per i loro rispettivi paesi d’origine, dal momento che ormai manca poco alle tanto agognate vacanze di Capodanno. Ognuno di loro affronta un lungo viaggio nell’entroterra, al fine di raggiungere la propria città natale. Ognuno di loro non vede l’ora di poter (anche se soltanto brevemente) “tornare alla vita”, riposandosi dalle fatiche patite durante l’anno.
Ognuno di loro è pronto a lasciarsi finalmente andare in danze e canti tipici della propria regione, celebrando una delle festività più attese.

La macchina da presa del regista (usata rigorosamente a spalla) segue fedelmente – con fare zavattiniano – i suoi giovani protagonisti. Lo stesso Wang Bing è praticamente invisibile davanti alla telecamera, lasciando che le immagini (e i personaggi) parlino semplicemente da sé. Solo raramente qualcuno dei ragazzi racconta la propria vita rivolgendosi al pubblico.
Per il resto, squallidi interni di fabbriche o di misere abitazioni, in apertura del documentario, lasciano ben presto il posto ad ampi spazi aperti, a variopinti costumi, a scene di festeggiamenti di ogni genere. Immagini preziose di momenti destinati, purtroppo, a finire troppo presto.
Un ragazzo di venticinque anni è già fortemente indebitato. Egli dovrà lavorare praticamente ininterrottamente per poter saldare il proprio debito e pensare di potersi finalmente costruire una vita. Una sua coetanea, sebbene ancora giovanissima, sembra rassegnata a un’esistenza grigia e monotona, come ella stessa lascia intendere alla propria figlioletta.

Mentre c’è chi, finalmente, non vede l’ora di riposarsi semplicemente rilassandosi insieme alla propria famiglia, c’è anche chi approfitta delle festività per sposarsi. Youth: Homecoming ci racconta in modo affettuoso e mai retorico di ognuno di loro, rivelandosi, al contempo, perfettamente in linea con ciò che Wang Bing ha da sempre realizzato nel corso della sua lunga e prolifica carriera.
Nonostante il focus sui momenti di relax e di festa vissuti dai protagonisti, infatti, il presente Youth: Homecoming vuole innanzitutto attaccare un sistema in cui l’essere umano stesso pare non essere più considerato in quanto tale.
Le condizioni dei giovani lavoratori non lasciano sperare in un futuro dignitoso, lo sfruttamento della forza lavoro è qualcosa di ormai insito nella società da tanto, troppo tempo.
In un’esperienza immersiva, totalizzante, maestosa sul grande schermo, dunque, il regista ci ha fatto immediatamente sentire parte di un mondo, di tanti mondi in cui i momenti di bellezza sono sempre più rari, sempre più effimeri. Ma forse, anche per questo, ci sembrano, ora come ora, ancora più preziosi.
