Cento anni. Il 28 settembre avrebbe compiuto cento anni il grandissimo Marcello Mastroianni, fiore all’occhiello del cinema nostrano, vero e proprio mito anche al di fuori dei confini nazionali.

Eterno innamorato, inguaribile seduttore, ma anche, di quando in quando, sofferente a causa di amori non corrisposti, Mastroianni ha fatto sognare numerosi spettatori sia negli anni passati che ai giorni nostri. Ma se in molti hanno sognato di farsi il bagno con lui nella Fontana di Trevi o hanno pianto per lui nel vederlo arrestato dai fascisti al termine di Una giornata particolare, il nostro Marcello ha ricoperto, nel corso della sua lunga e prolifica carriera, anche ruoli piuttosto controversi.

Ruoli scorretti, talvolta anche esilaranti, che ci piace ricordare in questo articolo e di cui ne prenderemo in esempio tre in particolare.

Divorzio all’italiana (Pietro Germi, 1961)

Quando pensiamo ad alcuni tra i ruoli più scorretti interpretati da Marcello Mastroianni, non possiamo non menzionare il leggendario Divorzio all’italiana di Pietro Germi, liberamente tratto dal romanzo Un Delitto d’Onore di Giovanni Arpino, considerato una delle più importanti pellicole per quanto riguarda la gloriosa commedia all’italiana, vincitore del Premio Oscar alla Miglior Sceneggiatura Originale nel 1963 e addirittura uno dei film preferiti dal grande Martin Scorsese.

In Divorzio all’italiana, dunque, il nostro Mastroianni interpreta il ruolo del Barone Ferdinando Cefalù detto Fefè, sposato con Rosalia (impersonata da Daniela Rocca), ma innamorato di sua cugina Angela (Stefania Sandrelli). Il divorzio, tuttavia, non è ancora permesso, ma, paradossalmente, il delitto d’onore (in caso di tradimento) sì. Che fare, dunque, affinché Rosalia cada in tentazione con un altro uomo? L’incontro con un suo vecchio spasimante, creduto morto in guerra, potrebbe essere la soluzione per il nostro Fefè. O forse no?

Impossibile non ricordare, quando pensiamo a Divorzio all’italiana, alla straordinaria mimica di Marcello Mastroianni, con tutti i suoi tic alla bocca, i suoi sguardi inquietanti e comici allo stesso tempo e il suo modo di lisciarsi i capelli. Il grande Marcello ha caratterizzato il personaggio di Fefè a tal punto da renderlo meritatamente immortale. E senza di lui, difficilmente la pellicola di Germi (nonostante l’ottima qualità di base) avrebbe avuto lo stesso successo.

La Moglie del Prete (Dino Risi, 1971)

Con La Moglie del Prete, il maestro postneorealista Dino Risi ci ha regalato una perla del cinema italiano che, malgrado gli scottanti e sempre attuali temi trattati, non è tra i titoli maggiormente ricordati all’interno della sua vasta filmografia. Sarà forse perché il trattare la questione del celibato ecclesiastico, già all’epoca considerato come qualcosa di obsoleto e innaturale, era qualcosa di scomodo, che per nulla piaceva all’allora potente Democrazia Cristiana? Può darsi.

Ad ogni modo, in La Moglie del Prete, vediamo due grandissimi interpreti, Sophia Loren e Marcello Mastroianni, appunto, coinvolti in una tanto appassionata quanto proibita relazione. Valeria (Loren), è un’ex cantante di successo che, dopo l’ennesima delusione amorosa, decide di suicidarsi prendendo delle pillole. Prima di compiere tale gesto, tuttavia, ella trova casualmente un annuncio con un numero di telefono da chiamare in caso di bisogno di conforto morale. A risponderle è il sacerdote Mario (Mastroianni), il quale inizialmente non parla a Valeria del suo ruolo, ma che si lega immediatamente a lei. Il loro amore sembra impossibile, ma Mario potrebbe comunque chiedere una dispensa dal Vaticano. Riusciranno i due a essere finalmente felici?

Fedeltà alla Chiesa, fedeltà alla propria donna, fedeltà nei confronti di sé stessi e della propria natura. In La Moglie del Prete il ruolo interpretato da Marcello Mastroianni potrebbe essere considerato scorretto non tanto per essere venuto meno al voto di celibato (chiaramente criticato dal regista stesso), ma proprio perché, al fine di restare fedele a un’istituzione che poca considerazione sembra avere per l’essere umano in quanto tale, egli ha causato non poca sofferenza a chi lo ama. I suoi profondi tormenti interiori, il suo costante senso di colpa, il suo essere, talvolta, così “cieco” vengono resi sullo schermo magistralmente dal grande interprete, per una performance indimenticabile, sottile e misurata all’interno di un lungometraggio che vale la pena vedere o rivedere.

L’Uomo dei cinque Palloni (Marco Ferreri, 1965)

Vera e propria chicca del cinema nostrano, pellicola problematica fin dalla sua lavorazione e al giorno d’oggi quasi dimenticata da tutti, L’Uomo dei cinque Palloni, vera e propria perla firmata Marco Ferreri e realizzata nel 1965, apre un discorso più che mai attuale, presentandoci, di fianco a una messa in scena che sembra rifiutare categoricamente ogni regola prestabilita, un magnetico protagonista (impersonato, appunto, dal nostro Marcello Mastroianni) con cui, tuttavia, difficilmente si può empatizzare.

E così, dunque, L’Uomo dei cinque Palloni, ci racconta le vicende dell’imprenditore Mario Fuggetta (Mastroianni), il quale dirige una fabbrica di dolciumi e che, in occasione delle imminenti festività natalizie, considera l’idea di far pubblicità alla sua azienda utilizzando tanti palloncini. Dopo averne raccolto uno, tuttavia, egli inizia a interrogarsi su fino a che punto lo stesso possa essere gonfiato. Tale pensiero diventerà ben presto un’ossessione, Mario non avrà attenzione per null’altro che non sia un palloncino, arrivando persino a trascurare ogni altra attività. La follia sembra impossessarsi sempre più della sua mente.

Intelligente, grottesco, incredibilmente lungimirante, L’Uomo dei cinque Palloni, prodotto da Carlo Ponti, fu a suo tempo fortemente censurato proprio da quest’ultimo, il quale riteneva che tale ruolo avrebbe rovinato l’immagine di Marcello Mastroianni, preferendo inserire la pellicola come breve episodio all’interno del lungometraggio Oggi, domani e dopodomani. Ad ogni modo, Marco Ferreri si oppose a questa sua scelta e il film, recentemente restaurato, è oggi disponibile nella sua versione integrale.

Marcello Mastroianni, sempre più in preda della follia, ci regala espressioni indimenticabili ogni volta in cui un palloncino scoppia. E nel suo essere ossessionato da tale oggetto, dà vita a un personaggio che, nella società odierna, è molto più attuale di quanto possa inizialmente sembrare. Le persone che incontriamo ogni giorno per strada, in metropolitana o alla fermata dell’autobus, tutte così concentrate sui loro cellulari al punto di non poterne più fare a meno, dovrebbero farci riflettere parecchio in merito.