Yorgos Lanthimos torna alle sue realtà disturbanti e paradossali con Kinds of Kindness, una pellicola divisa in tre storie distinte ma unite da un piccolo personaggio misterioso.

Il regista greco, Yorgos Lanthimos torna alle origini con Kinds of Kindness, presentato a Cannes 2024. Dopo aver fatto incetta di Oscar con lo splendido Povere creature! dove si era aperto ad un cinema più fantasy e colorato, diverso dalla sua precedente filmografia, il regista greco torna al suo inconfondibile stile degli inizi, quello della meticolosità per i dettagli, il fascino del grottesco della vita, la violenza ed i rapporti umani reali, distorti e alienanti.

Non a caso, qui torna anche il suo fedele co-sceneggiatore Efthymis Filippou (lo stesso di Dogtooth, The Lobster e Il sacrificio del cervo sacro), come a sottolineare la natura vera di Kinds ok Kindness: una summa delle suggestioni di tutti i suoi precedenti lavori.

In questo film, Lanthimos si propone di declinare le varie sfaccettature della gentilezza dell’amore, ma non con una canonica storia tra amanti (che non gli si addice per nulla) qui il sentimento è continua ricerca di approvazione, di compiacimento dell’altro, un asservimento completo che sfocia in una devozione totale e violenta.

I tre episodi di Kinds of Kindness

Con lo stesso fantastico cast, che interpreta diversi personaggi in ogni episodio, da Emma Stone a Jesse Plemons, Hong Chau, Willem Dafoe e Margaret Qualley, le tre storie, apparentemente ben distinte tra loro, sono tutte legate da un unico personaggio, RMF, che, anche se secondario e misterioso, da il titolo ad ogni episodio e, solo alla fine, riuscirà a dimostrare la sua “semplice” importanza.

Episodio 1: La morte di RMF

Robert (Plemons) lavora per il ricco Raymond (Dafoe) che decide ogni singolo aspetto della sua vita, con tanto di dettagliati biglietti scritti a mano; sceglie cosa deve mangiare, bere, indossare, leggere e anche quando deve fare l’amore con sua moglie, anch’essa preventivamente selezionata da lui.

Robert dice sì, da dieci anni sempre sì, eccetto per una richiesta: deve provocare un incidente, sempre architettato nel dettaglio, che può finire con un ferito o anche con un morto. L’omicidio è il limite di Robert e per questo verrà licenziato e allontanato dal suo burattinaio piombando in una vita che non è più capace di vivere senza istruzioni.

Deve accettare quell’incarico? per amore di Raymond o per riavere quell’esistenza agiata e programmata? Il regista non si esprime, qui come negli altri episodi, il giudizio passa al pubblico che dovrà, se vuole, trovare una giustificazione a quest’assurda violenza voluta solo perché c’è chi vuole volerla. Incredibile qui Willem Dafoe, nei panni del capriccioso e malvagio burattinaio insensibile.

Episodio 2: RMF vola

In questo racconto disturbante e paranoico Liz (Emma Stone) è dispersa dopo un naufragio e suo marito, il poliziotto Daniel (Plemons) è disperato per la sua scomparsa. La donna, ritrovata su un’isola deserta tempo dopo, torna a casa, trasportata da un elicottero pilotato proprio da RMF; se dapprima Daniel è, giustamente, felice che la moglie sia tornata da lui, gli basteranno pochi indizi per convincersi che quella non sia Liz ma una sorta di clone creato da chissà chi.

La paranoia di Daniel si trasforma in violenta follia che metterà alla prova Liz ed il suo folle amore per lui, anche quando le chiederà di servirgli per cena delle parti di lei. Ancora una volta torna l’amore servile, l’amore disposto a tutto pur di soddisfare l’altro ed aver la sua approvazione, un amore distorto, una “gentilezza” grottesca che, di nuovo, sfocia nel rosso del sangue versato solo per dire di sì. Era tutta una follia di Daniel? Liz è davvero tornata a casa? una spiegazione a tutto probabilmente c’è (niente spoiler!), ma Lanthimos è così bravo a nasconderla tra gli eventi che anche il pubblico comincia a credere che quella follia non sia poi così folle.

Episodio 3: RMF mangia un sandwich

Emily e Andrew (ancora Stone e Plemons) viaggiano alla ricerca di una donna in grado di far tornare i morti alla vita, per conto di una setta di cui entrambi fanno parte. Lei, la prescelta, la messia ha precisi parametri fisici (che i due misurano con tanto di metro) e una sorella gemella defunta.

Dopo diversi tentativi falliti, tra cui quello con Hunter Schafer, i due conoscono Rebecca (Margaret Qualley) che, stranamente a conoscenza della loro missione, è convinta che la messia sia proprio sua sorella gemella Ruth. Tra rituali di purificazione, saune estenuanti, acqua con le lacrime dei capi setta (Dafoe e Chau) con cui si ha il privilegio di poter fare sesso solo se giudicati puri, scopriamo che c’è una vita oltre la setta, quella di Emily.

Lei, infatti, ha abbandonato marito e figlia per vivere secondo questi folli dettami, sempre guidati da un amore malato e distorto, che è il fil rouge di Kinds of Kindness che collega tutti gli episodi (oltre al misterioso RMF). Emily, nonostante venga allontanata dalla setta, spinta dall’amore o dalla totale follia si convince che Ruth sia la donna che stanno cercando e farà di tutto, ma proprio tutto, per portarla con sé e far tornare in vita un uomo: ancora, RMF. Ci riuscirà?

Kinds of Kindness: una follia dark in tre atti

Lanthimos con Kinds of Kindness è totalmente nel suo elemento firmando tre episodi, dalla durata di quasi un’ora ciascuno, apparentemente sconnessi ma sottilmente legati.
Tutto il film, che ha fatto molto discutere tra critica e pubblico tra chi l’ha odiato e chi amato, si regge sulla perfetta regia di Lanthimos, ormai celebre per il suo modo impeccabile di far danzare la macchina da presa, e le straordinarie interpretazioni del suo cast.

Nel corso di tutta la narrazione Lanthimos si tiene a debita distanza dai suoi personaggi, scava nella loro anima con la mdp ma non li giudica mai, si limita ad orchestrare tre storie da consegnare al pubblico così come sono. Il divertimento perverso, il reale grottesco, il dark humor che crea quasi disagio e la violenza, sempre “giustificata” dall’amore estremo, porta Kind of Kindness a riversare sullo schermo un amore distorto, tossico, manipolatorio e disturbante.

I tre episodi sono sostenuti da un montaggio incredibile ma, soprattutto, dalla colonna sonora di Jerskin Fendrix, con cori e note provenienti da un pianoforte assordante e sgraziato che crea quella dissonanza che sembra voler respingere lo spettatore, quasi a volerlo allontanare da quelle brutture.

Kind of Kindness quindi è, lui stesso, una surreale dissonanza, sia per quello che mostra e racconta sia per la messinscena pulitissima, con colori ben calibrati (e sogni in bianco e nero) inseriti in un’atmosfera quasi asettica che si alternano a toni più vividi che esplodono sullo schermo quasi a scuotere la pellicola stessa.

Un film respingente ma incredibilmente attraente, disturbante e crudele ma che tiene incollati alla sua folle ansia paranoide e a quell’amore assurdo e asfissiante ma capace di giustificare la qualunque. Occhio al balletto di Emma Stone nell’ultimo episodio!