Sono Buzz Lightyear e vengo in pace!

queste erano, nel lontano 1996, le parole di presentazione dello Space Ranger, versione giocattolo, quando insieme agli altri protagonisti di Toy story incantava per la prima volta il pubblico.
La scena divenne subito memorabile, avveniva all’interno di un claw crane giocattolo a forma di razzo e nonostante siano passati più di venti anni, i fan ancora ricordano “l’effetto comico” dovuto alla fierezza dello sguardo sicuro dell’astronauta giocattolo.

A distanza di ventisei anni dalla sua prima apparizione, lo Space Ranger riappare al cinema (questa volta in versione umana) dal 15 giugno con lo spin off di Toy story a lui dedicato: Lightyear – La Vera Storia di Buzz.

L’avvincente narrazione di un vulnerabile eroe prodotta da Galyn Susman, con le musiche di Michael Giacchino e diretta da Angus McLane (storico animatore della Pixar e co-regista di Alla Ricerca di Dory) celebra in modo nuovo e umano un’icona dell’animazione moderna.

Lightyear – La Vera Storia di Buzz inizia con un breve rapporto missione registrato tramite il dispositivo sul braccio destro di Buzz e procede senza intoppi e soprattutto non si arena in inutili citazioni, quei pochissimi riferimenti sono nella prima parte e fanno parte di Toy Story riferendosi principalmente all’aspetto iconico della divisa e all’atteggiamento spavaldo del protagonista.

Angus McLane riesce a raccontare fluidamente l’avventura di Buzz Lightyear alternando la musica ad ogni momento sia umoristico che emotivo. Ciò che non ci si aspetta dal protagonista è che oltre all’immenso coraggio, possieda anche una certa vulnerabilità. Buzz non è un giocattolo, ma una persona con una psicologia sfaccetta e molti turbamenti con cui necessariamente confrotarsi.

Lightyear – La Vera Storia di Buzz analizza l’aspetto psicologico dell’eroe focalizzandosi sul tipico coraggio “dell’avventuriero dello spazio”.
I pochi personaggi, tutti funzionali alla narrazione, sono emotivamente stratificati e convivono con paure e fallimenti, grazie anche all’interessante tema del doppio sviscerato nel finale, dove si combatte e si raggiunge maggiore consapevolezza, comprendendo che quello che conta è adattarsi al ciclo del tempo e prendere atto delle conseguenze delle proprie azioni.

Se la versione di Buzz Lightyear a a cui eravamo abituati vive – nel primo Toy Story – il conflitto di riscoprirsi balocco per bambini invece che essere un condottiero delle galassie, in Lightyear – La Vera Storia di Buzz il protagonista umano vive il contrasto del fallimento. Affrontare i problemi rende sicuramente migliori, ma lo è ancora di più non non essere solo a combattere e guardare “verso l’infinito e oltre”!

Lightyear – La Vera Storia di Buzz: trama

Durante il viaggio di ritorno sulla Terra, lo Space Ranger Buzz Lightyear (doppiato da Albero Malanchino) e il suo comandante Alisha Hawthorne decidono di fermarsi ad esplorare il pianeta T’Kani Primo con l’idea di trovare qualche utile risorsa naturale. Qualcosa però va storto: l’ambiente è inospitale, una manovra di troppo e la cella del combustibile della navicella viene distrutta.

Entrambi restano bloccati a 4,2 milioni di anni luce da casa con la Rapa (questo è il nome alternativo del mezzo) fuori uso. Rimasti su T’Kani Primo Buzz, Alisha e l’intero equipaggio iniziano a lavorare per garantirsi un ritorno a casa. Il pianeta si popola e la speranza di tornare diventa sempre più vana.

Buzz compie un test dopo l’altro per sperimentare nuove tipologie di carburante, ma ad ogni tentativo la dilatazione temporale porta lo space ranger a vedere invecchiare tutti quelli che gli stanno intorno.

I suoi quattro minuti di volo si trasformano in quattro anni su T’Kani Primo, così Buzz vede spegnersi di vecchiaia chi gli sta a cuore alimentando dentro di sé il senso di colpa per non esser riuscito nell’intento di portare tutti a casa. Gli resta soltanto Sox (Ludovico Tersigni), un gatto robot donatogli dal capitano.

All’ennesimo e ultimo disperato tentativo lo Space Ranger trova finalmente il carburante stabile per compiere l’orbita intorno al pianeta, ma su T’Kani Primo sono passati sessantadue anni e nel frattempo è stato invaso da una serie di robot colonizzatori comandati da Zurg.

Salvato per un soffio da Izzy (Rossa Caputo), la nipote del comandante Hawthorne, Buzz vuole riuscire a salvare le sorti del pianeta da solo.