La scuola cattolica di Stefano Mordini, tratto dall’omonimo romanzo di Edoardo Albinati, vincitore del Premio Strega nel 2016, rievoca l’atroce massacro del Circeo, un caso di rapimento e omicidio avvenuto nel comune di San Felice Circeo,vicino Roma, nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1975.

La scuola cattolica, a cui fa riferimento il titolo, è quella di un quartiere residenziale di Roma, frequentata esclusivamente da maschi provenienti dall’alta borghesia capitolina.
Le famiglie dei giovani sentono che in quel contesto i loro figli possono crescere protetti dai tumulti politici e dalle proteste che la società sta vivendo in quel periodo. Tuttavia nei ragazzi del severo istituto si insinua il seme della violenza che porterà un gruppo di loro a rapire, seviziare e uccidere delle coetanee.

La scuola cattolica è tratto dal romanzo di Albinati e soggetto e sceneggiatura oltre alla firma di Mordini stesso portano quelle di Massimo Gaudioso e Luca Infascelli.
Nel romanzo da cui è tratto l’effettiva violenza del massacro è raccontata in poco più di una dozzina di pagine, nella pellicola invece occupa quasi tutta la seconda parte della visione, ma l’obiettivo principale del regista non è dichiaratamente quello di mostrare e spettacolarizzare gli abusi, ma quello di descrivere l’esistenza dei giovani protagonisti.

Dove però Albinati tratteggia delle figure vuote, totalmente sfiduciate e in balia del contesto storico, inserendo una velata ironia e leggerezza, dal film emergono dei personaggi superficiali, cattivi e chiusi nel loro ristretto orizzonte, ma soprattutto non c’è spazio per il loro spessore psicologico, sono solo degli stereotipi banali adatti sicuramente più ad una narrazione televisa che a quella sul grande schermo.

Se la sceneggiatura ha delle clamorose pecche e porta lo spettatore verso la noia più totale, la regia non aiuta a salvare il film. Troppo televisiva, scontata e mai ragionata, le inquadrature sembrano buttate al caso, ma non con quella naturalezza che avrebbe reso credibile tutta la narrazione.
La cosa più fastiodiosa però è che la tensione, fondamentale nel genere, non arriva mai all’apice, non cresce e dopo un inizio piacevole rimane strozzata da una morbosità eccessiva nell’inquadrare il ghigno dei “mostri”, niente di più.

Gli attori del film sono principianti e non fanno nulla per non sembrarlo, Benedetta Porcaroli risulta migliore rispetto al resto del cast, ma anche lei è capace solo di espressioni caricaturali da primo giorno di scuola di teatro e non giunge mai ad esternare la paura di chi sta vivendo i suoi ultimi istanti come preda del branco.

Il cinema italiano spesso ha raccontato fatti di cronaca nera in maniera efficace, Stefano Mordini con il suo La scuola cattolica sembra ignorare il nostro glorioso passato cinematografico e dimentica le lezioni su come costruire la tensione in un crime-movie impartite da Claudio Caligari ne L’odore della notte o da Dario Argento nei suoi primi film.

Forse, l’inspiegabile censura adoperata si riferisce ai nudi integrali presenti ne La scuola cattolica, infatti difficilmente si empatizza con i protagonisti (sia carnefici che vittime) e non nasce minimamente lo spirito di emulazione, perchè Mordini non mostra mai in maniera esplicita la violenza, quindi il “VM 18” sembra un’imposizione del tutto gratuita; si sa, spesso i censori brillano per la loro assoluta incompetenza cinematografica e anche questa volta hanno indirettamente sponsorizzato un film mediocre.