Il 6 ottobre uscirà nelle sale italiane il film drammatico La scuola cattolica, diretto da Stefano Mordini e prodotto e distribuito dalla Warner Bros.
Il film di Mordini, presentato durante l’ultima edizione del Festival di Venezia, rievoca il massacro del Circeo e ci offre lo spunto per un excursus su come Cinema e TV hanno raccontato la cronaca nera.

Dogman di Matteo Garrone, 2018

Nonostante la nostra non sia una classifica, non poteva mancare all’appello Dogman di Matteo Garrone, uscito nel 2018.
Garrone prende ispirazione e fa sua la vicenda de Er Canaro della Magliana. La vicenda risale al 1988, Pietro de Negri è un uomo pacifico, separato dalla moglie e con una figlia, che abita nella periferia di Roma. Toelettatore per cani (da qui il nome Er Canaro) De Negri da anni subiva le angherie e i soprusi dell’amico Giancarlo Ricci, ex pugile dilettante, cocainomane e violento, che lo ricattava, lo umiliava e lo minacciava con percosse e violenze.

E’ così che De Negri una sera attira Ricci nel suo negozio con la scusa di derubare un trafficante di cocaina e lo fa nascondere nella gabbia di un cane per sorprendere la vittima. Secondo le testimonianze dello stesso De Negri dopo la sua cattura, l’uomo avrebbe chiuso Ricci nella gabbia, lo avrebbe seviziato, mutilato e ucciso, per poi nascondere e bruciare il corpo in una discarica vicino. I referti medici e le indagini smentirono la versione di De Negri in quanto Ricci sarebbe morto per soffocamento.

Matteo Garrone, prende spunto da questo fatto di cronaca e crea un lungometraggio profondo.
Dipinge una periferia miserevole, sterile, un mondo dove il più forte vince e non esiste pietà, con una fotografia fatta da toni scuri, freddi e contrasti molto marcati.
In Dogman De Negri è Marcello (interpretato da un impeccabile Marcello Fonte) un omino umile, gentile, con una amore smisurato e commovente verso quegli animali che vengono portati al suo negozio. Garrone però, sul finale, deciderà di non sfogarsi su una violenza didascalica, si discosterà infatti dalle vicende diventate famose, dando al film un senso e un’anima diversa.

Il mostro di Firenze di Antonello Grimaldi, miniserie del 2009

La miniserie firmata da Antonello Grimaldi è composta da 6 puntate e trasmessa da Fox Crime (e poi Canale5). L’opera di Grimaldi prende spunto da uno dei casi di cronaca nera più eclatanti e che hanno terrorizzato il territorio di Firenze tra il 1968 e il 1985: Il Mostro di Firenze. Il Mostro infatti, commise otto duplici omicidi ai danni di giovani coppie in intimità nelle campagne fiorentine. Il modus operandi era sempre lo stesso.

Le indagini furono lunghe e intricate, fumose talvolta, fino a portare all’individuazione di due uomini, anche detti I Compagni di Merende (Mario Vanni e Giancarlo Lotti) e probabilmente anche di un terzo Pietro Pacciani.

La miniserie di Grimaldi parte da questo fatto di cronaca, non risolvendolo però, anche perché effettivamente non fu mai individuato in nessuno il Mostro di Firenze. Grimaldi narra con un linguaggio poliziesco e investigativo le indagini e l’intricato percorso giudiziario. L’opera risulta estremamente scorrevole, con una fotografia ben fatta, accompagnata da un’impeccabile recitazione.
Le 6 puntate procedono con interesse per arrivare alla fine con un montaggio e una regia che invogliano a scoprire il finale.

L’imbalsamatore di Matteo Garrone, 2002

Nella nostra non classifica inseriamo Garrone per la seconda volta. Il film di cui vogliamo parlare è l’Imbalsamatore del 2002. Il lungometraggio prende spunto dall’omicidio del Nano di Termini.
La vicenda ha inizio nel 1988, Domenico Semeraro era un tassidermista effetto da nanismo, bisessuale, che aveva avuto molti problemi a integrarsi da giovane, solito adescare giovani ragazzi con promesse di lavoro e regali.

Dopo aver pubblicato sul giornale un annuncio per un collaboratore, bussa alla sua porta di un ragazzo di diciotto anni molto alto (fattore importante per il film) e molto affascinante, Armando Lovaglio, che sta cercando un lavoretto per potersi comprare una moto. Domenico rimane subito affascinato dal giovane e comincia a viziarlo e coccolarlo, gli regalerà pure la tanto desiderata moto.
Tra i due nasce un rapporto particolare, stretto, quasi morboso, iniziando una relazione. L’equilibrio però si romperà quando Domenico assumerà una segretaria, Michela Palazzini, fino a arrivare nel 1990 all’assassinio di Domenico.

Come in Dogman, il regista prende ispirazione dal fatto di cronaca, ma si concede delle libertà. Gioca con le relazioni tra i tre personaggi, immersi in un’atmosfera sinistra e cupa, ma tinta di colori caldi. 
Fotografia eccellente e regia costellata da inquadrature e soggettive di grande interesse e significato. L’equilibrio della narrazione e delle vicende però forse non è del tutto equilibrato, in Dogman si denota una maggiore maturità.

Garrone fece recitare in questo film l’ex cammorrista Bernardino Terracciano, nei panni appunto del boss mafioso.

Ultima pallottola di Michele Soavi, miniserie del 2003

An regista sicuramente avvezzo al genere crime è Michele Soavi che nel 2003 ha diretto la miniserie Ultima pallottola. Soavi racconta la storia degli efferati omicidi commessi dall’assassino seriale Donato Bilancia, ribattezzato Il Killer delle Prostitute.

Tra il 1997 e il 1998 egli infatti uccise 17 prostitute fra la Ligura e il Piemonte, il corpo di tutte e diciassette fu ritrovato coperto da un velo con una pallottola sparata alla nuca. Successivamente attuò anche una serie di delitti sulla linea intercity dei treni, venendo chiamato, così Il Killer dei Treni

A incastrare Bilancia infine furono “errori” che lui stesso commise durante gli omicidi, che portarono i carabinieri alla cattura dell’assassino, che venne condannato a 13 ergastoli.

Soavi nella miniserie segue le indagini, dagli occhi del protagonista, il capitano Stefano Riccardi (interpretato da Giulio Scarpati), richiamato in servizio a Genova proprio per indagare sul killer. 

Non è la prima volta che vediamo Soavi cimentato nel cinema di genere, già nel 1999 fu regista di La Sfida, che trattava della camorra, e Uno Bianca, del 2002, sull’omonima banda di rapinatori e assassini che colpì la zona del Bolognese tra il 1987 e il 1994.

Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, 2018

Ed infine, parliamo del lungometraggio di Alessio Cremonini, Sulla mia pelle.

Sulla mia pelle racconta scrupolosamente gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre 2009 nell’ospedale di contenzione di Sandro Pertini di Roma.
Stefano era stato arrestato per possesso di sostanze stupefacenti, ma quando fu fermato dai carabinieri era in buona salute, mentre un settimana dopo fu portato in ospedale col corpo ricoperto di lesioni, fratture e contusioni, che poi ne causarono la morte.

Subito furono accusati tre dei cinque carabinieri che operarono l’arresto, poi le guardie carcerarie e infine i medici, tutti assolti dopo il primo processo.
Solo successivamente, dopo svariate vicende giudiziarie, due processi, dieci anni di lotte da parte della famiglia e inchieste sono stati condannati quattro carabinieri per omicidio preterintenzionale in relazione al pestaggio.

Sulla mia pelle racconta meticolosamente i fatti avvenuti a Stefano Cucchi dall’arresto alla morte, secondo le testimonianze, i referti medici e le sentenze di quegli anni. Non è però un film d’inchiesta, né un docufilm, né un reportage. Attraverso l’eccellente interpretazione di Alessandro Borghi lo spettatore accompagna il protagonista passo dopo passo negli avvenimenti, e li viviamo con lui, empatizziamo con lui.

Sulla mia pelle inoltre oltre a raccontare la vicenda di Stefano Cucchi fa riflettere su tanti altri temi: l’abuso di potere e la non-tutela degli individui da parte delle istituzioni.

Forse questo film potrebbe non rientrare al cento per cento nella categoria di cronaca nera, ma sicuramente è una testimonianza di un recentissimo fatto di cronaca, un prodotto profondo e ben fatto che va assolutamente visto!