Negli ultimi anni, i reboot al femminile di svariati cult hanno goduto di una presenza notevole sul grande schermo. 
Trattasi di adattamenti di storie già note al pubblico, come ad esempio What Men Want e Ocean’s 8, capaci di riprendere in mano la trama iniziale ribaltandone i ruoli di genere
Non solo questo permette al pubblico di ricontestualizzare gli eventi del film, ma i registi sono spesso in grado di proporre narrazioni completamente nuove e intriganti cambiando il genere del protagonista.

C’è da dire che quest’equazione è ben lontana dall’essere perfetta. Al fronte di tanti casi in cui la rivisitazione ha un effettivo successo commerciale, consacrandone la ben riuscita, altrettanti sono i casi in cui, decisamente, la ciambella non esce con il buco.
In un mondo in cui s’infiamma sempre di più il dibattito su gender e libertà d’espressione della propria personalità, non c’è da stupirsi se questi rifacimenti sono sempre più comuni. In questo articolo vi proporremo alcuni dei più iconici reboot al femminile, che son rimasti impressi ai più per svariate ragioni, sia positive che in alcuni casi negative.

Last Holiday

film reboot al femminile

Essendo tanto il tempo che separa le due versioni di Last Holiday, è difficile immaginare che qualcuno sappia che questa versione diretta da  Wayne Wang è basata su un film del 1950 con Alex Guiness
In questo remake (datato 2006) Queen Latifah interpreta una commessa che scopre di avere un tumore inoperabile al cervello. Questa diagnosi la spingerà ad intraprendere un viaggio in Europa con la voglia di vivere la vita al massimo prima che scada il suo tempo.

La più grande differenza tra i due film è che la Georgia Byrd di Latifah finisce per vivere felice e contenta persino dopo la tragica diagnosi, mentre la George Bird della Guiness viene grottescamente investita da un’auto dopo aver scoperto della sua guarigione. Dalla critica il film ha ricevuto voti contrastanti, ma tutti sono concordi sulla toccante interpretazione di Queen Latifah. Trattasi di una storia dall’epilogo tutto sommato prevedibile, nella sua versione nuova, ma che lascia intendere il messaggio sempre gradito secondo cui i sogni vanno sempre perseguiti, persino quando appaiono irrealizzabili o c’è poco tempo per farli avverare.

The Tempest

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Il film è una trasposizione cinematografica della nota opera teatrale La Tempesta di Shakespeare, a cui Julie Taymor ha apportato alcune modifiche. Difatti, nella sua trasposizione, il protagonista Prospero è invece una donna, Prospera, interpretata da Helen Mirren. Il film è abbastanza fedele alla storia originale, nella quale il mago Prospero invoca una tempesta per ingannare suo fratello e il Re Alonso di Napoli a credere che siano naufragati su un’isola.

Il film è stato una delusione al livello di critica, con molti recensori focalizzati sul fatto che la storia riadattata, peccando in quanto a struttura, non avesse la portata adatta al lungometraggio.
La pellicola tuttavia ha collezionato molti elogi per i costumi e i trucchi, complici nel creare un’estetica molto fedele.
The Tempest di Taymor è stato un completo fallimento al botteghino, fallendo persino nel recuperare il budget speso in fase di produzione.

Ghostbusters

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I Ghostbusters del 2016 hanno di fatto mantenuto l’idea centrale dei suoi predecessori, scambiando il genere della squadra acchiappa-fantasmi. Non solo il regista Paul Feig ha reso tutte le Ghostbusters donne, ma ha scelto Chris Hemsworth nel ruolo tradizionalmente interpretato da Annie Potts. Il remake è una storia di realizzazione personale là dove quello originale era un’epica parabola di intellettuali (chi più chi meno) perdenti ed estromessi da tutto, anche dal mondo universitario, trasformati in eroi d’azione dalla propria tenacia

In questo film i fantasmi vengono attirati a New York da uno stregone che cerca di innescare l’apocalisse. Nulla di tutto ciò fa riferimento al film originale, dove i fantasmi si presentavano in città senza un vero motivo, se non quello di terrorizzare i poveri civili. Pur avendo guadagnato quasi 100 milioni di dollari in più rispetto al suo budget in tutto il mondo, il parere unanime è che si tratti di un prodotto non eccelso, poco divertente e decisamente dimenticabile.

What Men Want

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Diretto da Adam Shankman, questa commedia rovescia la sceneggiatura di What Women Want (2000) di Nancy Meyer, in cui uno sciovinista di Chicago (Mel Gibson) ottiene il suo castigo dopo aver acquisito il potere di leggere le donne nel pensiero. In questo remake, il potere è nelle mani di un’agente sportiva d’Atlanta, Ali (Taraji P. Henson), la quale si sente bistrattata dai suoi colleghi maschi, i quali la scavalcano in continuazione nelle scale gerarchiche.

D’un tratto però, una volta acquisito il nuovo potere, Ani inizia a pianificare una dolce vendetta. Se nel film originale veniva data una sonora lezione ad un personaggio sessista, il remake si focalizza invece sul riscatto concesso ad una vittima di comportamenti sessisti. What Men Want è stato piacevolmente accolto in sala, guadagnando fino a 72 milioni di dollari in tutto il mondo. La critica è stata tutto sommato gentile con la pellicola, elogiando non poco l’interpretazione degna di nota della Henson.

Ocean’s 8

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Ocean’s 8 segue il percorso standard “sequel/remake” che sta diventando sempre più gettonato nelle opere di questo tipo (come ad esempio nel caso di Ghostbusters). Ciò consiste nell’ignorare in modo vistoso la narrazione propria dell’originale, senza però privarsi del lusso di rubare svariati elementi classici. In questo caso il film segue la stessa trama di Ocean’s 11, con Debbie Ocean che esce di prigione con il solo scopo di rituffarsi nel mondo del crimine. Così facendo decide di mettere insieme una banda di menti brillanti, con l’obiettivo comune di rapinare il Met Gala.

Gli unici ruoli maschili rilevanti vengono affidati a Richard Armitage e James Corden: l’uno è l’ex fidanzato di Debbie, gallerista truffaldino che l’ha già mandata in galera, l’altro un agente assicurativo che rischia di far saltare all’aria il colpo. Nonostante il poco approfondimento dedicato ai vari personaggi, la leggerezza che pervade tutta la durata della pellicola lo rende godibile da vedere, garantendo minuti di divertimento senza impegno.