I cattivi perdono e i buoni vincono sempre… sarà vero oppure no? Ciò che resta sono i caratteri, il fascino e la suggestione che ogni villain lascia nello spettatore.
Le cattive pullulano nell’enorme universo del cinema, che siano esse quelle delle più conosciute fiabe disneyane, come Malefica, o quelle mostrate nei film tratti dalla realtà; uccidono, maltrattano, manipolano e calcolano il loro percorso verso un “malefico successo”.

La lista sarebbe infinita, ma alcune donne hanno brillato per perfidia.

Aileen Wuornos, Charlize Theron in Monster

Film del 2003, diretto da Patty Jenkins che ricalca la vera storia della serial killer Aileen Wuornos, condannata a morte dopo aver scontato dodici anni di carcere in Florida, nel braccio della morte.

Monster, oltre ad essere stato apprezzato dalla critica, viene tutt’oggi elogiato per la straordinaria interpretazione di Charlize Theron nei panni di Aileen, che gli è valsa – tra i molti riconoscimenti – l’Orso d’argento per la miglior attrice, l’Oscar come miglior attrice protagonista e il Golden Globe come miglior attrice in un film drammatico.

Dopo un’infanzia difficile segnata dagli abusi, Aileen vive nello stato della Florida come prostituta ed è sul punto di suicidarsi. Prima di compiere l’estremo gesto decide di fare un salto in un gay bar ed è lì che incontra Shelby (Christina Ricci). Tra le due inizia a radicarsi dell’affetto e Aileen si sente incredibilmente rinata e con grandi speranze. Queste ultime vengono definitivamente cancellate da una ennesima violenza subita da parte di uno dei suoi clienti, che viene successivamente ucciso da Aileen nel tentativo di difendersi. Da questo momento in poi si scatena la sua furia contro l’intero genere maschile: ogni cliente verrà brutalmente freddato a colpi di pistola.

Monster è un film che si basa interamente sull’interpretazione di Charlize Theron.
La cattiva è il perno centrale su cui tutto ruota e le sue emozioni sono il veicolo principale delle sue azioni. La protagonista non è una cattiva “convenzionale”, non ha in mente elaborati piani e non ambisce ad un tanto agognato comando. In realtà vi è un’istintività della violenza dettata da un perenne stato di debolezza, Aileen si è sempre trovata nella situazione di vittima e ciò che la fa scattare è una forte rabbia dettata da un bisogno di violenza e giustizia personale.
Non è per niente una calcolatrice e le sue aggressioni sono impulsive e rappresentano un bisogno di dimostrare la propria forza e sopravvivenza, in relazione al vissuto che le annebbia la mente.

Annie Wilkes, Kathy Bates in Misery non deve morire

Un’altra cattiva del cinema è Annie Wilkes interpretata da Kathy Bates, premiata con il Golden Globe come miglior attrice in un film drammatico e con l’Oscar come miglior attrice protagonista nel 1991.
Misery non deve morire risale al 1990. Il film diretto da Rob Reiner è tratto dal celebre romanzo di Stephen King.

Lo scrittore Paul Sheldon (James Caan) ha appena pubblicato il suo ultimo best seller, che conclude una saga di romanzi, nell’ultimo capitolo la protagonista Misery muore.
Tornando in città si ritrova a guidare in mezzo ad una tempesta di neve, che lo fa andare fuori strada causandogli un grave incidente e fratturandogli le gambe. A salvarlo è Annie Wilkes, ammiratrice pazza, che lo conduce nella propria casa per fornirgli le cure necessarie affinché egli possa salvarsi. Spacciatasi per infermiera Annie si rivela in un primo momento amorevole e disponibile, ma poco tempo dopo si rivela essere psicotica e crudele fino a tenerlo segregato in casa.

La cattiva in Misery non deve morire è un personaggio inquietante e agghiacciante perché per buona parte instabile. È un angelo della morte, un’assassina seriale che ha alle spalle una lunga lista di vittime e ora – nel desiderio di non volersi separare dal suo scrittore e dal suo personaggio letterario preferito – tenta di mettere in scena un omicidio suicidio.

Misery non deve morire è un film non particolarmente veloce, ma estremamente psicologico.
Il personaggio di Annie gioca un ruolo fondamentale ai fini della narrazione: tutti i suoi deliri e la sua crudeltà sono la condizione fondamentale per dare alla storia la possibilità di proseguire fino all’epilogo.

La sua cattiveria è un derivato della sua follia e della sua ossessione. Non è mossa dalla vendetta, ma da un delirio fortemente religioso in cui lei si eleva a tal punto da sentirsi parte di un progetto divino.

Elena Sánchez, Salma Hayek in Le Belve (Savages)

Film del 2012, diretto da Oliver Stone e basato sul romanzo di Don Winslow del 2010.

Chon (Taylor Kitsch) e Ben (Aaron Taylor-Johnson) sono due ottimi amici che vivono una relazione aperta con Ophelia Sage (Blake Lively). Entrambi sono in affari nel campo della produzione e vendita di marijuana. Il primo è un ex soldato che ha importato segretamente la droga dall’Afghanistan e si occupa delle vendite al cliente, mentre il secondo è un laureato in economia e botanica e si occupa della produzione e del guadagno. Molto presto vengono forzatamente reclutati dal cartello comandato da Elena Sánchez (Salma Hayek), che rapisce Ophelia per poterli avere in pugno. Per riuscire a salvarsi dal cartello, i protagonisti riusciranno a chiamarsi fuori dal mercato della droga?…

Elena Sánchez è una cattiva – quasi – da manuale: ottiene quello che vuole, ha i suoi fedelissimi che seguono i suoi ordini e riesce a infondere un certo terrore mascherando il proprio volto e modificando la propria voce. È più una comandante che una manipolatrice, sicuramente mira al suo interesse personale e non ha paura a delegare atti criminosi.

Rispetto alle precedenti “bad women” Elena è una cattiva in tailleur che – quando necessario – si disumanizza, mentre quando c’è una figlia in ballo si espone senza pensarci troppo.
Non è mossa dalla vendetta, ma dal guadagno.

Amy, Rosamund Pike in Gone Girl

Uscito nel 2014, Gone girl – L’amore Bugiardo è diretto da David Fincher ed è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo scritto da Gillian Flynn.

Tutto inizia durante il quinto anniversario dei Dunne, quando il professore Nick (Ben Affleck) scopre la scomparsa della moglie Amy (Rosamund Pike).
Iniziano le indagini seguite dalla detective Rhonda Boney (Kim Dickens) che sembra sempre più convinta della colpevolezza di Nick e cerca disperatamente di trovare un corpo che – in realtà – non c’è. Dopo una gogna mediatica dura da sopportare per Nick, Amy si rifarà viva ma le conseguenze saranno insostenibili…

Gone Girl gioca su un continuo scorrimento cronologico che si muove tra presente e passato: piccole parentesi scandite dalla voice-over di Amy dettano delle situazioni che aprono la mente dello spettatore verso una possibile idea di colpevolezza del protagonista.

Così come il film è ben strutturato, anche la cattivissima Amy è diabolicamente machiavellica ad architettare la sua vendetta. Senza dire troppo, è giusto pensare che in questo caso l’antagonista sia una manipolatrice molto furba e organizzata a cui importa solo perseguire il suo scopo.
È una cattiva che, più che alimentare paura, trasmette una sensazione di forte angoscia per via della sua freddezza e autocontrollo.

La follia qui non viaggia sulla stessa strada Annie Wilkes, ma punta alla realizzazione di una vendetta nella sua accezione più pura. Anche per Amy c’è una causa scatenante da cui partire, anche se la pena inflitta sembra essere di gran lunga peggiore rispetto alla realtà con cui la coppia deve convivere.

Nell’universo cinema le cattive al femminile riescono a superare il gap fisico con gli uomini: sono scaltre, imprevedibili, vendicative, pericolose e cariche d’odio.
Ognuna di esse lascia il segno – non solo perché fondamentali nello sviluppo della trama – anche per la capacità di canalizzare l’attenzione dello spettatore, lasciandogli vedere come la grande forza femminile stia dietro dei personaggi potenzialmente letali.