Attrice, drammaturga, regista, scrittrice che spazia tra teatro, lirica, letteratura e cinema: Emma Dante è un’artista poliedrica di talento che si muove con maestria tra palcoscenico e set cinematografici.  
Apprezzata da critica e pubblico, le sue opere si contraddistinguono per essere potenti, provocatorie, d’avanguardia.

Classe 1967, siciliana, Emma Dante ha creato uno stile tutto suo. Inconfondibile. Spesso parla di donne, madri di famiglia, ma anche di favole che reinventa mescolando sogno e realtà. Perché lei è proprio questo: una funambola che cammina sospesa tra il mondo onirico e quello reale con un grande amore nel cuore, Palermo.

E’ nata nel capoluogo siciliano ed è lì che affondano le sue radici affettive e artistiche.
Il suo primo incontro col teatro è con la Scuola Teatès di Michele Perriera , un importante teorico italiano esponente del Gruppo 63, un movimento neo-avanguardista critico nei confronti delle opere letterarie legate ai modelli tradizionali degli anni cinquanta. 

Il carattere di Emma Dante si intuisce già dalla prima decisione artistica della sua vita. Lascia la scuola dopo un solo anno, perché questo tipo di teatro, molto legato all’espressionismo, non le suscita forti emozioni. Lei è in cerca di altro e solo qualche anno più tardi riuscirà a esprimere quell’uragano di emozioni che sente dentro di sé.

Grazie alla spinta di sua madre che la vuole lontana dalla Sicilia, nel 1987 Emma Dante viene ammessa all’ Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma.
E’ proprio durante quegli anni che ha modo di scoprire i classici teatrali che sono alla base di tutta la sua attività artistica. Non solo, nell’esperienza formativa romana ha modo di conoscere i principali esponenti della nuova generazione teatrale italiana che all’epoca erano suoi compagni di corso.
Parliamo di Arturo Cirillo, Elena Stancanelli, Davide Iodice, Lorenza Indovina e molti altri. Inoltre, tra i vari insegnanti illustri che sono stati fondamentali nella sua formazione spicca Andrea Camilleri con cui produce uno spettacolo su “La morsa” di Luigi Pirandello.

La sua folgorazione teatrale avviene durante uno spettacolo del polacco Tadeusz Kantor, “La macchina dell’amore e della morte”. E’ stato un colpo di fulmine tra Emma Dante e il teatro di avanguardia. Da quel momento, la sua direzione artistica come regista prende quella strada.

Nell’agosto del 1999 fonda la Compagnia Sud Costa Occidentale e mette in scena opere ironiche, grottesche, violente, maledette. Il suo è un teatro di sentimento immediato, viscerale che racconta soprattutto Palermo. Questa città per lei è fonte di grande ispirazione. Essa vive in un eterno dualismo, quello tra bellezza e immondo, tra miseria e ricchezza.
Palermo è croce e delizia per quest’ artista che racconta il sociale, ma senza parlare di politica.

“Non faccio un teatro «politico» perché non parlo di Berlusconi, di cronaca nera, ma ho messo in atto delle denunce sociali. Il mio teatro ha a che fare con le inciviltà del mondo.” –

Emma Dante

Dal 2001 Emma Dante inizia a  collezionare premi prestigiosi.
Il premio Scenario 2001 per il progetto “mPalermu” e sempre in quell’anno il premio Lo Straniero, assegnato da Goffredo Fofi, come giovane regista emergente.
Nel 2002 vince il premio Ubu come novità italiana. L’anno successivo di nuovo un Ubu con lo spettacolo Carnezzeria come migliore novità italiana e nel 2004 il premio “Gassman” come migliore regista italiana e il premio della critica (Associazione Nazionale Critici del Teatro) per la drammaturgia e la regia. Nel 2005, vince il premio Golden Graal come migliore regista per lo spettacolo Medea. La sua carriera è in ascesa e col tempo inizia a percorre nuove strade, come la lirica e la scrittura che, in poco tempo, la faranno approdare nel cinema.

mPalermu di Emma Dante

Il teatro di Emma Dante si è contraddistinto principalmente per tre punti: il ritmo, l’uso del siciliano (in particolare del palermitano) e il tema sociale.
Spesso ci racconta un quotidiano faticoso, senza tempo e senza uno spazio ben definito. Un mondo animale e talvolta violento in cui non c’è molto spazio per l’amore, ma ce n’è tanto per il dolore.

I suoi film sono altrettanto pregni di questi elementi.
Il suo esordio dietro la macchina da presa è del 2013 con la trasposizione del suo romanzo Via Castellana Bandiera (2008). Il film è stato presentato in concorso alla 70esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove l’attrice Elena Cotta ha vinto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile.

Via Castellana Bandiera

Nel suo primo lungometraggio Emma Dante si trova sia davanti che dietro la macchina da presa. La storia è ambientata a Palermo, in una domenica pomeriggio ed è basata su un duello tra donne incastrate in un budello della città: via Castellana Bandiera.
Rosa (Emma Dante) e Clara (Alba Rohrwacher) sono in macchina a Palermo per festeggiare il matrimonio di un amico. Si perdono e finiscono nel vicolo sbagliato al momento sbagliato. In senso contrario arriva un’altra macchina guidata da Samira (Elena Cotta) dentro la quale si ammassa la famiglia Calafiore. Né Rosa al volante della sua Multipla, né Samira al timone della sua Punto, intendono cedere il passo l’una all’altra.

Il film è una metafora del momento che stiamo vivendo, le protagoniste sono in uno stallo che ricorda quello che stiamo vivendo come società. Il mio non è un film sul Sud, racconta uno stato dell’essere non uno stato geografico. È ambientato a Palermo perché quelle sono le mie radici, il Sud è una torretta di osservazione sul mondo.

Emma Dante
Emma Dante e Alba Rohrwacher in “Via Castellana Bandiera”

Via Castellana Bandiera è un western urbano contemporaneo in cui due donne si affrontano con gli sguardi e con un’ostinazione cieca che fa perdere loro la ragione. Una sfida all’ultimo sangue che non può che avere un finale tragico.  

Emma Dante ambienta la storia in un unico luogo e nell’arco di tre quarti di giornata (dal pomeriggio all’alba). Tutto è in stallo. Succedono cose, arrivano altre persone, ma ogni cosa è in sospeso. La regista sfrutta questa attesa prolungata per mostrarci uno spaccato dell’universo femminile. Rosa e Samira sono donne molto diverse, ma unite dalla stessa tenacia.

Samira è un’anziana, testarda, muta. Rosa è giovane, lesbica e in crisi con la sua compagna.
A sfidarsi sono due mondi, due modi di essere.

Con questo esordio Emma Dante dimostra il suo talento anche nella settima arte. La regista riesce a mantenere la tensione per tutta la durata del film, mettendo in scena molti dei temi a lei cari. Seppur si tratti della sua opera prima, padroneggia il linguaggio cinematografico. Degno di nota è sicuramente il finale del film, un lungo piano sequenza impossibile da dimenticare. Una menzione speciale va fatta a Elena Cotta che ci regala un’interpretazione intensa  senza dire neppure una parola.

Le sorelle Macaluso

Il secondo lungometraggio di Emma Dante è tratto da un allestimento teatrale (due premi Ubu: miglior spettacolo, miglior regia)  del 2014, Le sorelle Macaluso.  
Il film è stato girato a marzo del 2019 e ha partecipato alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (2020), dove ha vinto il Premio Pasinetti per il miglior film e per la migliore interpretazione femminile all’intero cast.

Il vero protagonista di questa storia è un appartamento all’ultimo piano di una palazzina nella periferia di Palermo. Questo spazio segna la crescita e lo sviluppo delle personalità di cinque sorelle: Maria, Pinuccia, Lia, Katia e Antonella Macaluso. Vivono lì da sole senza i genitori, una vita precaria fatta anche di sogni e aspirazioni.
Emma Dante realizza un film sulla famiglia in bilico tra linguaggio teatrale e cinematografico. Una pellicola che racconta cinque storie che ruotano attorno a un tempio del ricordo: la casa Macaluso.

Le sorelle sono nate in quell’ appartamento, ci sono cresciute dall’ infanzia alla vecchiaia. Nemmeno quando il marito di una di loro spinge per venderlo, lo abbandonano. La casa è sacra, è intoccabile; è il centro del loro universo.  

Nella trasposizione dalla pièce teatrale, Emma Dante ha effettuato diversi cambiamenti. Il più notevole è quello dell’eliminazione di due sorelle (nella versione originale erano sette). Ma l’intensità delle interpretazioni è la stessa. Il film è potente grazie a queste cinque donne e al modo in cui Emma Dante ce le racconta. Un linguaggio ricco di simbolismo in cui si trattano temi profondi come il desiderio, il conflitto, la morte, il perdono.

Spero che questa famiglia di donne di tre generazioni possa far affiorare i ricordi di noi bambine dentro le stanze dell’infanzia dove strette da un legame fortissimo siamo state sorelle.

Emma Dante

Una tragedia segna il punto si svolta del lungometraggio e, probabilmente, la parte più riuscita del film è proprio tutta quella che precede il momento drammatico. Però, nel complesso, Le sorelle Macaluso è una pellicola coraggiosa, che mostra il carattere e il talento della sua autrice.

Ancora una volta Emma Dante ci mostra un microcosmo per raccontare il mondo femminile. Lo fa con una tragedia in tre atti , come le tre fasi della vita: giovinezza, maturità, vecchiaia.
Emma Dante ci fa vedere come una casa può essere nido o prigione. Così come le sorelle con il passare del tempo invecchiano e appassiscono, anche la loro casa è segnata dagli anni. La regista riesce con pochi mezzi e un ottimo cast a raccontare la vita, in una pellicola che è una gemma rara nel panorama cinematografico italiano.

Misericordia

E’ attualmente in preparazione il terzo film di Emma Dante.
Le riprese si svolgeranno tra Palermo e Trapani in primavera 2022. Anche questa pellicola è tratto  dall’omonima opera teatrale e racconta le vicissitudini di un borgo marinaro occupato abusivamente da alcune famiglie e individui ai margini della società.  Non abbiamo dubbi che la regista ci racconterà una favola contemporanea con la profondità e il  tratto inconfondibile che la contraddistinguono.