L’umanità è arrivata al collasso… è il momento di ricominciare su un nuovo pianeta.
Questo è il presupposto su cui si sviluppa l’avvincente storia fatta di androidi, umani e profezie che ci racconta Ridley Scott con la sua serie Raised by Wolves, uscita negli Usa l’anno scorso e il Italia a febbraio 2021 su Sky Atlantic.

Raised by Wolves è una serie in cui – parafrasando Asimov – due androidi devono proteggere la propria esistenza per dare vita e gettare le basi di una nuova civiltà.
Dopo una sanguinosa guerra religiosa tra atei e mitraici (cultori del dio Sol) la terra è diventata inabitabile e gli unici superstiti stanno a bordo di una enorme navicella detta l’Arca.
Direttamente dal pianeta Terra, gli androidi Madre (Amanda Collin) e Padre (Abubakar Salim) giungono sul pianeta Kepler 22-B con l’intento di dare inizio ad una nuova popolazione socialmente evoluta lontana da ogni credo.
In questo panorama post apocalittico i due androidi sono programmati per portare avanti la crescita dei loro figli, ma qualcosa interferisce con la loro missione innescando delle situazioni potenzialmente distruttive e portando alla luce fatti misteriosi appartenenti ad un tempo remoto.

Raised by Wolves è una serie che si colloca indubbiamente all’interno del genere fantascientifico – tanto caro a Scott – ma che affronta il tutto con una sua personale poetica.
La vita degli androidi è inevitabilmente legata a filo doppio con tutti quegli stati emozionali che appartengono alla sfera umana. È il caso del rapporto rabbia-razionalità che coglie Madre e Padre nel conflitto relativo alla crescita dei loro figli e alla loro – inizialmente – inspiegabile scomparsa, oppure alla scelta di Madre di distruggere l’arca e portare in salvo su Kepler 22-B un ristretto gruppo di ragazzi e ragazze. Dietro questa scelta c’è la capacità di Madre di essere programmata per avere qualcuno da crescere e proteggere che non sia il suo unico figlio superstite Campion (Winta McGrath).

Il personaggio interpretato da Amanda Collin è dotato di un incredibile potere distruttivo ed è di numerose sfaccettature emozionali che la rendono molto simile ad un essere umano. Primo fra tutti l’istinto di sopravvivenza e protezione che pone al di sopra di tutto e per cui ogni cosa è sacrificabile. C’è da dire che in tutta la serie ogni interprete ha un proprio motivo per porsi in lotta, ma ha anche un buon motivo per porsi in aiuto.
Il tutto è convincente, gli attori riescono a trasmettere una certa naturalezza nonostante rappresentino degli androidi.

Man mano che si va avanti con le puntate si ha la percezione che in Raised by Wolves ogni cosa sia al posto giusto: è presente una certa armonia che entra direttamente in relazione tra i personaggi, l’ambiente e la trama che si infittisce sempre di più.

All’interno della storia entrano in gioco tematiche che vanno al di là della sfera emozionale: basti pensare al concetto di libero arbitrio che alberga in alcuni – androidi compresi – e che si contrappone ad un credo ben radicato in altri personaggi. Due tematiche che lasciano pensare a quanta umanità venga rappresentata in una serie estremamente distopica.

Nella desolazione di un pianeta che sembra ostile, la presenza di misteriose e orrorifiche creature lasciano intravedere una vaga somiglianza agli Alien. Sono i colori, ma ancor di più i momenti all’interno dei resti dell’arca distrutta, che riportano la mente ambientazioni alla Alien: Covenant.

In Raised by Wolves il ritorno alle origini è raccontato attraverso la creazione di una civiltà che ricorda fattezze quasi preistoriche ma, di contro, non può essere slegata da quella tecnologia che rende possibile la colonizzazione di una nuovo mondo e l’inizio di una nuova era.

Raised by Wolves – Una nuova umanità. Trailer ufficiale.