Dune di Denis Villeneuve ha riacceso l’interesse per la fantascienza e ad alimentarlo arriva la serie TV Fondazione, produzione di Apple TV che trasporta, sul piccolo schermo, il celebre capolavoro omonimo di Asimov, tra le saghe letterarie fantascientifiche più influenti ed iconiche di tutti i tempi.

David Goyer e Josh Friedman sono le menti produttive dietro a questa ambiziosa serie che, considerata la mole dei romanzi di Asimov, intratterrà lo spettatore per diverse stagioni.
A differenze delle produzioni di Amazon e Netflix che spesso finiscono per chiudere dopo una stagione, la AppleTV, specialmente con Fondazione, sembra andare su una strada più “classica” e si rivolge allo zoccolo duro degli spettatori che chiede di potersi affezionare ai personaggi e legarsi ad un progetto artistico fino al suo prestabilito epilogo solo per il gusto di seguire la narrazione.

Fondazione è un prodotto ad alto budget, di conseguenza anche ad alta spettacolarità, che vede protagonista un cast di grande spessore, con al suo interno attori di assoluto livello come Jared Harris, Lee Pace e gli esordienti Lou Llobell e Leah Harvey.

La saga di Asimov è ambientata in un futuro lontano in cui regna da secoli la pace all’interno dell’impero galattico, dominato dalla volontà di un imperatore che secoli addietro ha predisposto che a guidare l’umanità (colonizzata in tutto l’universo) vi siano infinite copie di se stesso, che si susseguono e si alternano al comando di un mondo iper-tecnologizzato, ifatto di pianeta-città dove tutto appare perfettamente equilibrato.
Tuttavia, Hari Seldon, grandissimo matematico e fondatore della disciplina accademica nota come Psicostoria, una disciplina in grado di prevedere i macro eventi. Seguendo le previsioni dei suoi studi, Hari lancia un grido d’allarme: l’impero galattico è prossimo alla distruzione dovuta ad una sanguinosa guerra.
L’unica speranza per l’umanità è ritardare il più possibile tali eventi, creando contemporaneamente le basi ontologiche e semiotiche per il recupero della civiltà dopo l’imminente futuro crollo, porre le basi, o meglio la fondazione, per la rinascità della civiltà.
Il geniale matematico e i suoi proseliti si troveranno a che fare i conti con lo scetticismo di un mondo minacciato da anarchia e violenza, con dubbi e perplessità circa una missione che appare veramente impossibile.

Il ciclo della Fondazione di Asimov è un’ opera titanica, con uno stile di narrazione molto difficile, criptico ed elaborato, che ha scoraggiato più e più volte ogni tentativo di trasposizione cinematografica.
Per quello che si è visto fino ad ora (nei primi due episodi) appare che ciò invece è possibile grazie ad un’opera di riscrittura e di interpretazione creativa, rispettosa dell’originale.
Vi è grande rispetto per uno dei pilastri della fantascienza letteraria infatti, al di là di alcune licenze narrative o estetiche, l’anima del racconto di Asimov viene mantenuta immutata nella sua essenza, viene riproposto il suo tono cupo, tragico ed enigmatico che permane ed affascina durante la visione.

La Fondazione può sicuramente riportare alla mente elementi sparsi qua che ricordano Star Wars, Star Trek e i diversi universi videoludici incentrati sul mondo di domani. 
Tuttavia la serie affronta tematiche quantomeno attuali: l’equilibrio delicato di una società che chiaramente ha perso completamente di vista ai propri valori, la discrepanza e distanza tra centro e periferia del mondo, la necessità di fare i conti con il multiculturalismo e l’inclusività e soprattutto un potere ancorato al passato che rifiuta di confrontarsi col presente.

Il mondo che ci viene proposto non è sicuramente realistico, ma è senza ombra di dubbio verosimile, coerente con ciò che l’umanità è sempre stata e con il suo cammino incerto ed affascinante. 
Rimane qualche riserva per ciò che riguarda una varietà di ritmo, così come per una regia che manca in parte di una certa continuità diegetica (però c’è da dire che i primi due episodi sono firmati da due registi diversi).


La Fondazione risulta per ora ben distante dai cliché hollywoodiani, così come da una certa visione distorta e puritana dell’ umanità.
C’è piuttosto il mostrarci l’eterno carosello di nomi nuovi e vizi antichi, come il potere che protegge se stesso andando addosso alla verità del sapere legato a singoli ed isolati individui che talvolta riescono amutare il corso della nostra Storia.

Non rimane che continuare a seguire Il ciclo della fondazione televisivo per capire se l’immaginario di Asimov è riproposto fedelmente anche con lo svilupparsi della storia e se gli stessi interrogativi sul destino dell’uomo della controparte letteraria hanno un peso importante e segnante per la narrazione.