Quando lo spazio domestico diventa instabile e coreografico, specchio di un mondo fuori asse

Tra i tanti cliché che galleggiano nel marasma della musica pop, c’è quello che i video musicali concretizzano il successo di una canzone: è il caso di Virtual Insanity del gruppo musicale britannico Jamiroquai, che nel biennio ‘96-‘97 si diffonde a macchia d’olio tra le classifiche europee grazie all’ ipnotizzante videoclip. Quest’ultimo viene alla luce dalla regia di Jonathan Glazer, che riesce a stupire un’intera “MTV Generation”.

Virtual Insanity, il brano musicale 

Futures made of virtual insanity now, always seem to be governed by this love we have for useless, twisting our new technology

Virtual Insanity, Jamiroquai

Funk, acid jazz e una punta di pop si uniscono in questa traccia apparentemente allegra, pensata per avvisare già un decennio prima dell’avvento del web 2.0 che il futuro non è altro che una follia legata all’avvento dell’immersione nel virtuale. In questo umore qui, i componenti della band fanno una scelta fine e arrivano a campionare l’intro di Alien, cult sci-fi e horror del ‘79 diretto da Ridley Scott cui tema risuona con la claustrofobia e l’isolamento che Jamiroquai denuncia nel brano. 

Virtual Insanity, cosa succede nel videoclip

Proprio sull’idea di tale isolamento, dove l’unica finestra è l’occhio della telecamera, il video musicale di Virtual Insanity mostra il frontman Jason Kay in una stanza blu e bianca in un continuo movimento. Jay Kay balla e canta la canzone, mantiene il contatto visivo con chi sta guardando, il tutto mentre le pareti e i mobili si muovono in direzioni illogicamente. Ad un certo punto la stanza diventa un corridoio e Jay Kay è affiancato da sei uomini immobili, aggrappati al muro. Compaiono anche due scarafaggi, quello che sembra essere un corvo e delle macchie di sangue.

Come creano l’illusione

Avere un budget limitato è sempre la motivazione più forte per trovare soluzioni creative, e Virtual Insanity è un esempio eclatante di tale mantra: manovalanza e compositing creano l’illusione perfetta di un pavimento scorrevole che mantiene incollati allo schermo.

Il regista Jonathan Glazer inizialmente avrebbe voluto utilizzare dei tapis-roulant, ma per contenere i costi di produzione il suo team ha la geniale idea di usare a proprio vantaggio la prospettiva e di far muovere non il pavimento, bensì le mura e l’intero set, fissando la telecamera ad una parete e inserendo delle rotelle sotto i muri e, in base al take che serviva, metterle anche sotto i mobili quando questi non erano ancorati alle pareti stesse.

In aggiunta, il regista gira spezza il one take continuo della telecamera fissa, senza darne l’impressione, alzando improvvisamente verso il soffitto l’inquadratura, per poi riportarla in un cambio d’ambiente, mascherando così il cut.
Ci sono, volontariamente, degli errori che svelano la menzogna, infatti si vedono oscillare le pareti e vengono aggiunti in post produzione il corvo e gli scarafaggi, precedentemente registrati in chroma key (ovvero con sfondi verdi), per essere poi scontornati e inseriti nella scena finale.

Il significato del video di Virtual Insanity

Il testo della canzone va dritto al punto: stiamo perdendo il contatto con la realtà. Il video di Virtual Insanity esaspera il concetto, portando un frizzante Jay Kay in un ambiente asettico, liscio, in quell’acquario teorizzato da Neil Postman dove l’umanità è fatta di pesci in un rete mediale controllata e chiusa. E Jay Kay non può far altro che arrendersi dei movimenti della stanza attorno a sé, assecondarli e accelerare il passo, altrimenti viene investito da un divano. Se prima sembra controllare una sedia con un suo gesto, come fosse un mago alla McLuhan, dove l’arredamento si fa metafora del suo arto tecnologico, scopre presto che non è lui ad avere il controllo. Non è Jay Kay che si mostra e performa alla telecamera, ma è il Grande Fratello che lo sorveglia. In un certo senso, questo modo cinico di guardare al virtuale è ancora più potente se si pensa che l’intero video è molto artigianale. 

Nel videoclip sono inseriti, inoltre, tre diversi  simboli: gli scarafaggi, il corvo e il sangue. In primis, gli scarafaggi sono un palese riferimento al romanzo Metamorfosi di Kafka, che parla appunto di un uomo che riesce  pian piano ad abituarsi alla sua nuova vita da insetto emarginato e ripugnante. Nel videoclip, da uno si passa a due scarafaggi, forse per raccontare che questa metamorfosi della follia virtuale non attacca solo un individuo, ma riguarda tutti. In secundis c’è il rapace nero, che probabilmente si riferisce alla poesia Il Corvo di Edgar Allan Poe, che parla dell’ossessione di auto-tortura, che sfocia in una pazzia da misticismo. Infine, c’è il sangue che sgorga dal movimento di camera e poi dal divano, che porta in luce come nei media, già nel 1996, ci si è abituati ad un’estetica della violenza e di uomini impazziti. 

FAQ – Virtual Insanity 

Quale eredità lascia il videoclip? 

Virtual Insanity conquista i MTV Video Music Awards del 1997, vincendo ben quattro premi che sanciscono il successo oltreoceano dei Jamiroquai. In particolare, ottengono il primo posto nelle categorie “Video dell’anno”, “Miglior video pop”, “Miglior Regia” e “Breakthrough Video”, categoria dedicata ai MV più audaci. 

Per cos’altro è conosciuto Jonathan Glazer?

Jonathan Glazer è un regista che lavora su pubblicità, videoclip, cinema e tv che non si limita a fare “il compitino”. Oltre a Virtual Insanity, uno dei suoi video musicali più iconici è il rivoluzionario lavoro su Street Spirit (Fade Out) dei Radiohead del 1995. 

Nel 1999 dirige la pubblicità Surfer per Guinness, ottenendo dei prestigiosi riconoscimenti: ancora oggi è considerato il più maestoso spot pubblicitario di tutti i tempi. Così tante aziende lo scritturano, tra i quali Stella Artois, Levis, Nike, Sony, Volkswagen, Channel 4, Wrangler, Apple, Alexander McQueen e molti altri.

Nel 2000 Jonathan Glazer decide di lavorare nel cinema e dirige Sexy Beast, nominato come miglior film britannico dai BAFTA. Quattro anni dopo arriva Birth, con Nicole Kidman e Lauren Bacall. Nel 2014 gira Under The Skin, adattamento dell’omonimo romanzo di Michel Faber e interpretato da Scarlett Johansson, che riceve due nomination ai BAFTA e il plauso della critica. Nel 2023 viene candidato due volte agli Oscar nella categoria miglior regista e migliore sceneggiatura non originale per La zona d’interesse, film per il quale si è aggiudicato il Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes.

Che peso ha Virtual Insanity nell’immaginario collettivo? 

I Jamiroquai lo dicono da 30 anni: siamo tutti folli in questo mondo virtuale. E come ogni cosa che arriva nel web, anche la critica sociale diventa un meme. Virtual Insanity, infatti, diventa materiale per l’ironica GIF chiamata Jamiroquai Grab o Jamiroquai Slide, ovvero la scena in cui il cantante Jay Kay scivola verso la telecamera indossando un grande cappello a cilindro, con la mano protesa in avanti pronta ad afferrare.

La clip è stata utilizzata come materiale di partenza per i meme con didascalie GIF dal 2019, riacquistando viralità nel 2023 in seguito alla diffusione del meme Dancing, Walking, Rearranging Furniture, scena di una puntata della 14esima stagione de I Griffin. Si sa, se l’animazione per adulti arriva a parodiare, allora vuol dire che quel prodotto o personaggio è cristallizzato nella cultura pop. 

Jamiroquai Virtual Insanity il videoclip