La figura del killer solitario tra silenzio, codice e destino
Il samurai, Le samouraï o Frank Costello faccia d’angelo sono i tre titoli del cult del 1967 con Alain Delon, scritto e diretto da Jean-Pierre Melville, il cui soggetto proviene dal romanzo The Ronin di Goan McLeod. La pellicola è un capolavoro dell’iper maschile genere polar e simbolo quasi liturgico di un certo atteggiamento da solista.
Il samurai, la trama in breve

Il samurai si apre con Frank Costello (Alain Delon), un mercenario che deve assassinare il proprietario di un night club. Dopo essere riuscito nel suo lavoro, nonostante il suo alibi precedentemente ideato con la sua ragazza Jane Lagrange (Nathalie Delon), viene visto dalla pianista Valérie (Cathy Rosier) proprio durante la sua fuga e finisce per essere individuato e interrogato dalla polizia.
La pianista, però, fa finta di non riconoscerlo e Frank riesce ad essere rilasciato, ma ora il mandante del precedente lavoro vuole far fuori anche Costello.
Malgrado tutto, non è ancora l’ora di Frank e quindi gli viene commissionato di uccidere la pianista del night e, questa volta, il protagonista si ritrova davanti ad un risvolto dal karmico sentore.
Il genere polar
Il polar è un genere cinematografico francese a cavallo tra il noir e il poliziesco e si sviluppa dagli anni ‘40 ai primi dei ‘70: nasce come risposta ai film statunitensi che guardano al protagonista come un impeccabile eroe. Infatti coloro che fanno parte delle istituzioni sono spesso corrotti e, in generale, i personaggi sono animati da repressioni che spesso li isolano.
Le ambientazioni, inoltre, rispecchiano questo umore con atmosfere cittadine poco accoglienti. Il genere è molto maschile e le figure femminili vengono relegate a ruoli marginali o compaiono per lo più come vittime accessorie.
Il samurai: perché tale figura è quella giusta per questo film

Il n’y a pas de plus profonde solitude que celle du samouraï si ce n’est celle d’un tigre dans la jungle… peut-être…
(“Non esiste solitudine più profonda di quella del samurai, eccetto forse quella di una tigre nella giungla…”)
– Jean-Pierre Melville
Una figura stoica, inflessibile che sa servire fedelmente e al meglio delle proprie capacità.
Frank è la personificazione degli antichi e leggendari samurai della storia giapponese, con il loro stile di vita solitario e il rigido codice.
Jean-Pierre Melville si lascia ispirare alla cinematografia giapponese degli anni ’40, ’50 e ’60 e così sceglie di guardare al mondo contemporaneo attraverso l’ingresso di un samurai, tanto che apre il film con una sua citazione che però attribuisce al codice d’onore dei samurai, il bushido.
La mossa saggia è quella di non prendere questa fascinazione per il Giappone troppo alla lettera e di immaginare una figura militare più vicina alla Francia che conosce e che abbia angeliche caratteristiche eurocentriche. Il personaggio di Costello, dunque, è un uomo algido, i cui unici veri amici sono l’uccellino con cui condivide la solitudine di una gabbia imposta da altri e Jane, che sembra vedere in lui un po’ di umanità. Peró, entrambi sono soprattutto strumenti per il suo lavoro, perché l’uccello è un allarme domestico, mentre la donna è un alibi. Costello è più una macchina che un umano, anzi si potrebbe guardare al suo amico pennuto come simbolo della sua umanità ingabbiata.
Frank, dunque, è fin troppo bravo nelle sue mansioni da killer, ma non prova piacere, lo fa semplicemente perché è ciò che sa fare e, seppur sia un sicario, si fa il tifo per lui perché in qualche modo sembra costretto da una forza superiore a fare quello che fa.
Quando alla fine de Il samurai Frank viene colpito da un pr e scoprono che ha deciso di non assassinare la pianista, si puó paragonare questo gesto al seppuku, ovvero l’atto suicida praticato proprio dai samurai, che si arrecano la propria morte per riscattare l’onore, espiare una colpa o, addirittura, evitare una cattura.
Perché Alain Delon è perfetto per Il samurai

Dal semplice sistemarsi il collo di un indumento, schioccare le dita, fino ai suoi sguardi di ghiaccio, Alain Delon è la scelta perfetta per Costello. È proprio Jean-Pierre Melville che colloca un asso come Alain Delon al centro del suo progetto, tanto che butta giù la sceneggiatura avendo già l’attore in mente.
Allora 32enne, Delon è molto presente nel suo ruolo, si muove in maniera magnetica dove la fascinazione dello spettatore è tangibile soprattutto nei momenti in cui l’attore lavora per sottrazione, nel senso che tiene sempre sotto controllo la propria espressività per evitare di strafare.
Si nota tutto ció già dalla prima scena, dove il protagonista fuma e conta dei soldi in una stanza praticamente buia, dove l’unico sprazzo di emozione è lo sbattere delle ali del suo uccellino in gabbia.
La visione di Jean-Pierre Melville in Il samurai

Se Melville è un pilastro della storia del cinema è perché il suo occhio si fa astuta poesia che ha tutt’oggi un grande effetto sui thriller moderni, tanto che il suo Costello è la base per tanti antieroi contemporanei come John Wick.
Le scelte stilistiche fatte in Il samurai non sono necessariamente rivoluzionarie, infatti la fotografia di Henri Decaë ricalca l’uso di colori spenti e giochi di ombre per rappresentare una Parigi fredda e corrotta, peró il movimento fluido e le carrellate della telecamera guidate dal regista aiutano a immergere il pubblico nella storia come se si stesse effettivamente seguendo i personaggi.
Resta tutto così intrigante, nonostante le scarse scene d’azione e i pochi dialoghi e i lunghi silenzi. La scrittura gioca sulla costruzione, sull’attesa, sulla guerra di nervi, sulle mosse che sembrano quelle di una partita a scacchi, sul disagio emotivo, sui ritmi volutamente dilatati e tempi scanditi dalle didascalie, elementi di un meccanismo tensivo che tiene costantemente la situazione (e lo spettatore) sulle spine.
D’altro canto, fa molto gioco la colonna sonora pensata da François de Roubaix nella creazione della suspense e della resa della solitudine.
FAQ – Il samurai

Qualche curiosità sul film?
Il samurai, come anticipato, in Italia ha anche il titolo di Frank Costello faccia d’angelo. La distribuzione italiana ben (o mal) pensa che il film potesse essere molto più accattivante puntando sul sex appeal di Alain Delon, e cambia il nome di Jef in Frank, richiamando così il criminale italo americano Frank Costello, esistito veramente ma che non non ha niente in comune con la storia della pellicola. Questa scelta imposta, ovviamente, non piace al regista.
Che riconoscimenti ottiene Il samurai?
Il film non ha vinto premi all’epoca della sua uscita, tuttavia è considerato un pilastro neo-noir e la carriera di Jean-Pierre Melville viene spesso celebrata.
Quali altri film di Melville bisogna recuperare?
Si rimanda all’articolo di Cabiria Magazine J.P. Melville: 3 film per conoscerlo, nel quale è presente un piccolo approfondimento per Bob il giocatore, L’armata degli eroi e Tutte le ore feriscono…l’ultima uccide.
