Dopo tre anni di silenzio tornano i Coen con Ave, Cesare! I due fratelli, questa volta, hanno nel mirino il loro stesso mondo: quello del cinema hollywoodiano, precisamente degli anni Cinquanta.

Il cinema americano è raccontato dal punto di vista di Eddie Mannix, instancabile e impassibile manager-burattinaio (interpretato da Josh Brolin). Il peplum che dà il titolo al film si vede “derubato” del suo protagonista-divo (George Clooney), rapito da un gruppo di intellettuali filo-sovietici; tocca proprio a Mannix risolvere la situazione, evitando, possibilmente, di non lasciar trapelare troppi dettagli sulla verità.

Ave CesareL’inizio del film mette in mostra un potenziale da urlo: Brolin si dimostra da subito in forma smagliante nel ruolo del “problem solver” tutto d’un pezzo e dai modi spicci, intorno al quale si dipana un universo fatto di star dall’ego ipertrofico, giovani rampanti dalle storie d’amore a uso e consumo dei rotocalchi, dive capricciose et dulcis in fundo i cospiratori comunisti, un must del cinema americano di quegli anni. Il cast è di gran livello, doverosa la menzione per un Alden Ehrenreich fantastico nei panni dell’imbranata stella dei western Hobie Doyle. Il ritmo della prima mezz’ora è effervescente e i dialoghi, neanche a dirlo, perfettamente azzeccati (sentire il duetto tra Ehrenreich e Ralph Fiennes per credere).

Dopo l’abbuffata cinematografica iniziale, qualcosa inizia a non funzionare. L’intreccio inizia ad apparire sfasato, in quanto prevede forse troppe storie da raccontare sullo stesso livello narrativo, finendo per risultare frammentario come nel caso della vicenda con protagonista Scarlett Johansson (alla quale saranno destinati forse dieci minuti in totale). Le citazioni dai musical, per quanto impeccabili tecnicamente, non fanno che appesantire ulteriormente la trama e lo spettatore finisce così per perdersi nei meandri della visione, non riuscendo a mettere perfettamente a fuoco il filo conduttore che lega tutte le storie parallele.

Alla fine, il dubbio amletico di Mannix sul lasciare il cinema viene messo in secondo piano, togliendo pathos al finale, mentre il salvataggio del divo Clooney, che potenzialmente poteva rappresentare la svolta definitiva della sceneggiatura, si consuma in una scena tanto breve quanto povera di impatto. ave cesare 2
In Ave Cesare, i Coen vogliono percorrere più strade, non solo da un punto di vista narrativo, ma, forse anche per la breve durata del film (circa 100 minuti), finiscono per non arrivare in fondo a nessuna di esse.

Ave, Cesare non è un passo del tutto falso nella ormai vasta cinematografia dei fratelli Coen, è un prodotto di indubbio impatto e valore tecnico (la fotografia è davvero spettacolare) e contiene scene degne del nome dei suoi autori come il monologo di Clooney verso la fine, ma si perde nel limbo tra film d’autore e commedia satirica, non riuscendo a mantenere lo smalto dei minuti iniziali. Il vasto pubblico degli aficionados degli autori de Il grande Lebowski sicuramente apprezzaranno Ave Cesare, ma probabilmente non è da consigliare ad un pubblico più ampio.