Dimenticate la bambina con il cestino diretta a casa della nonna. In Cappuccetto Rosso Sangue il mantello è ancora rosso e il lupo è ancora nel bosco, ma la fiaba che conosciamo è diventata una storia di desiderio, sospetto e sangue. E soprattutto c’è una domanda che cambia completamente il gioco: se il lupo fosse qualcuno di noi?

Diretto da Catherine Hardwicke, il film porta Cappuccetto Rosso in un villaggio medievale isolato ai margini di una foresta. Valerie, interpretata da Amanda Seyfried, ama Peter, ma la sua famiglia ha deciso di darla in sposa al più ricco Henry. Intorno a questo triangolo sentimentale incombe però una minaccia molto più antica: un lupo mannaro che da anni terrorizza la comunità.

Cappuccetto Rosso Sangue: nel bosco della fiaba

Hardwicke prende gli elementi più riconoscibili del racconto – il mantello rosso, il bosco, la nonna, il lupo – e li ricompone all’interno di un immaginario che mescola fiaba, horror e melodramma adolescenziale.

Il bosco torna così a essere ciò che era nelle fiabe prima delle loro versioni più rassicuranti: il luogo dell’ignoto. Attraversarlo significa abbandonare uno spazio protetto per entrare in un territorio dominato dal desiderio, dalla paura e dalla possibilità della morte.

È proprio qui che il film trova le sue immagini migliori. Il rosso acceso del mantello di Valerie, circondato dal bianco della neve e dall’oscurità della foresta, trasforma la protagonista in un elemento quasi estraneo al paesaggio e restituisce alla fiaba una dimensione sensuale e minacciosa.

Il vero lupo si nasconde tra gli uomini

La scelta più interessante di Cappuccetto Rosso Sangue è però trasformare la domanda «chi è il lupo?» nel centro stesso del racconto. Il mostro non arriva semplicemente dal bosco: potrebbe essere qualcuno che Valerie conosce.
La comunità comincia così a divorarsi attraverso il sospetto. Il licantropo diventa meno interessante come creatura che come possibilità nascosta dietro un volto familiare.

Non tutto funziona con la stessa efficacia. Il triangolo sentimentale e alcuni meccanismi da teen romance finiscono spesso per indebolire la componente più cupa del racconto. E l’influenza di Twilight, inevitabile considerando la presenza di Hardwicke, emerge fin troppo chiaramente.

Ma proprio quando si avvicina maggiormente alla fiaba nera, Cappuccetto Rosso Sangue mostra la sua intuizione migliore: non è necessario avere paura di ciò che vive nel bosco, quando il lupo potrebbe essere già dentro casa.