Mike Mills, con C’mon c’mon, porta alla Festa del Cinema di Roma un intimo ritratto sulle connessioni umane e sull’imparare il duro, ma gratificante, mestiere dell’essere genitore.

C’mon c’mon, in un ponderato bianco e nero, delicato ed elegante, quasi a voler scansare dalla scena anche i colori stessi per far risaltare esclusivamente i pochissimi protagonisti, illumina la Festa del Cinema di Roma con la sua storia familiare quasi sussurrata.

Mike Mills, regista di The Beginners e 20th Century Woman, torna a parlare di genitorialità con la sua nuova pellicola che prende le sembianze di un viaggio, non solo tra Los Angeles, New York e New Orleans, ma all’interno dei singoli personaggi, scavando nella loro anima fino a coglierne gioie, dolori, debolezze e fragilità.

C’mon c’mon: trama del film con Joaquin Phoenix

Joaquin Phoenix nel film è Johnny, un solitario e arruffato intervistatore radiofonico impegnato in un progetto sulle aspettative che i giovani americani nutrono verso il loro incerto futuro.
Desideri, sogni, speranze, tutto raccontato dai ragazzi al suo microfono, per creare una sorta di mappa su come dovrebbe essere il mondo secondo le nuove generazioni.
Chiuso, deluso e quasi accartocciato su sé stesso, Johnny è costretto, durante il suo viaggio alla ricerca di interviste, a prendersi cura dell’iperattivo e geniale nipote Jesse, figlio della sorella Viv.

Il bambino, interpretato magnificamente dal piccolo talento Woody Norman, sconvolge la vita del protagonista forzandolo a misurarsi con la responsabilità del prendersi cura di qualcuno oltre che di sé stesso. Il rapporto che si crea tra i due, dopo qualche intoppo iniziale, è un qualcosa di simbioticamente stupendo, zio e nipote imparano a conoscersi e avvicinarsi fino a somigliarsi.
Jesse, che ha imparato a convivere con un padre affetto da disturbi mentali e una madre, con il volto di Gaby Hoffmann, che cerca di far rimanere in equilibrio quella precaria ma amorevole famiglia, è il perfetto contrappunto di Johnny che lo porterà non solo a crescere come individuo ma a ricreare quel legame familiare perduto nel tempo.

C’mon c’mon: una pellicola di suoni e voci

Mike Mills con C’mon C’mon racconta una storia fatta di suoni e rumori catturati dalla città, un sottofondo chiassoso ma lontano da quel rapporto delicato e prezioso che viene a crearsi tra i due protagonisti.

Johnny e Jesse, uno trascinato e quasi svuotato dal passato e l’altro iperattivo e con un’immaginazione fuori dal comune, pur partendo dai lati opposti della vita, finiscono per incontrarsi a metà strada, in quel punto dove l’uno riempie il vuoto dell’altro.
Lo zio diventa quasi un padre per il bambino e il piccolo è la spinta vitale che mancava al personaggio di Phoenix. Sullo schermo i due sembrano complici, reali, quasi smettessero di interpretare una parte e vivessero davvero quel momento fra loro.

Tra le favole lette prima di dormire, l’assecondare gli umori, le paure e i bisogni dell’altro, la pellicola mostra al pubblico l’evoluzione di un’intimità quasi spiata, profonda e personale.
C’mon C’mon è quasi un’istantanea di quella complicità tra i protagonisti, un fermo immagine di quel tenero rapporto adulto-bambino che ricalca perfettamente la passione e il lavoro di Johnny, che ama registrare in modo da conservare quei suoni per sempre, quasi a fermarli nella memoria.
Proprio quest’ultima, infatti, domina parte del film, Johnny vuole essere ricordato, impresso nella mente del nipote, come avesse paura di non riuscire a trovare un suo posto tra la memoria del bambino, fino poi a diventare lui stesso il custode di quel meraviglioso viaggio che li ha legati per sempre.

Su uno schermo scarno di colori, musiche e personaggi, Mike Mills riesce a creare un film caldo, commovente, divertente e quantomai sincero, dove il fulcro della narrazione è proprio la voce; che sia registrata, ascoltata, parlata, urlata o sussurrata, la voce dei personaggi, soprattutto quella di Joaquin Phoenix, irradia l’intera pellicola: un suono impastato, stanco, zoppicante, ma estremamente confortevole, che da speranza, condivide paure e dubbi sull’esistenza.

La voce è quella di Johnny che chiede, è quella dei ragazzi intervistati che rispondono e condividono sé stessi, è quella di Jesse quando urla o piange, è quella di Viv che in un telefono ricorda al fratello che nessuno sa davvero come essere genitore, ma che spesso s’improvvisa. I suoni, insieme alla scritte che il regista decide di imprimere sullo schermo, per segnalare i cambi di location o i titoli dei libri letti da Johnny al nipote, costruiscono la cornice di una pellicola toccante ed incredibilmente emotiva.

Un perfetto rapporto a due

Il rapporto a due che viene a crearsi in C’mon C’mon è sintomo dell’evoluzione di entrambi i personaggi, che arrivano sulla pellicola in un modo per uscirne entrambi cambiati. C’è da dire, che dopo i primi minuti del film di Mike Mills, quasi ci si dimentica che il legame descritto sia quello tra un adulto e un ragazzino. Woody Norman, infatti, è completamente e perfettamente in grado di reggere il confronto con un attore del calibro di Phoenix, che dopo l’incredibile quanto dissimile interpretazione di Joker, mostra ancora una volta al pubblico cosa è in grado di fare.
I due s’incastrano alla perfezione, diventando uno il contrappunto dell’altro, mostrando sullo schermo uno spaccato di vita reale, sincero e autentico fatto di vittorie, sconfitte, speranze e dolori, perché come dice il piccolo e saggio Jesse: le cose che vorresti dalla vita non succedono quasi mai, perciò puoi solo fare il tifo dicendo: c’mon c’mon.