Io sono leggenda” è un romanzo breve del 1954 di Richard Matheson.

Gennaio 1976. Robert Neville era rimasto solo. Un’epidemia aveva trasformato la razza umana in quelli che le leggende definivano vampiri. Alcuni infetti erano ancora vivi, gli altri erano morti ma continuavano a vivere. Di notte loro assediavano la sua casa. Di giorno lui li cercava e gli conficcava un paletto di legno nel petto. Era il solo modo per ucciderli.

Marzo 1976. Una donna trafitta dal paletto si trasformò subito in polvere. Pensava che morissero per l’emorragia, ora doveva trovare un’altra spiegazione razionale. Iniziò a studiare dei libri di medicina. Le malattie del sangue erano sempre correlate ai batteri così si procurò microscopio e sangue di vampiro. Sul vetrino c‘era un germe, lo chiamò vampyris. Continuò a studiare e concluse che il batterio era sempre esistito originando le leggende ma ora, a causa della guerra, le condizioni ambientali erano divenute favorevoli al germe causando la pandemia. Interruppe gli studi quando un cane malandato iniziò a frequentare il suo giardino. Quando riuscì a catturarlo l’animale era ormai in condizioni disperate e dopo una settimana morì. Rassegnato tornò al lavoro. Al batterio serviva sangue per sopravvivere e moriva se esposto al sole, ciò spiegava sete di sangue e coma diurno dei vampiri. Il timore per croci, specchi e acqua corrente invece era spiegato dalla psicologia. Le persone morte e tornate in vita si erano autoindotte a comportarsi come i vampiri delle leggende. E i vampiri vivi? Erano sicuramente squilibrati o alienati.

l ultimo uomo della terraGiugno 1978. C’era una donna nel campo assolato di fronte casa. “Salve” gridò, lei fuggì, lui la inseguì e la portò in casa. Si chiamava Ruth, suo marito era stato ucciso e lei era scappata. Le diede dell‘aglio, lei vomitò. Era contagiata, l’aglio fungeva da allergene, l’odore scatenava una reazione anomala. Lei si giustificò dicendo di essere febbricitante e stravolta dagli ultimi eventi. Iniziò a piangere. Poteva essere vero. Accettò di farsi prelevare del sangue. “Ma domani, ora sono sottosopra.” Neville le disse del bacillo, ipotizzò che la propria immunità dipendesse dal morso di un pipistrello vampiro infetto che gli aveva trasmesso dei germi indeboliti e le spiegò che per uccidere i vampiri bastava far entrare l’aria nel corpo. Il batterio al contatto con l’aria diventava parassita virulento e divorava l’ospite. I vivi morivano quasi tutti prima per emorragia. “Perché uccidi anche i vivi?” “Perché prima o poi morirebbero e tornerebbero, ho provato a curarli ma il germe prevale sempre. Non c’è scelta.” Le raccontò di quando sua moglie Virginia era tornata per succhiargli il sangue, aveva dovuto trapassarla con un paletto. “Cosa potevo fare?” Si abbracciarono e si baciarono. “Facciamo l’esame del sangue, andrà bene.” Preparò il vetrino. “Robert non guardare.” Ma lui guardò, vide il batterio e lei lo colpì. Quando si riprese lei era sparita ma c’era un biglietto. Era stata inviata per spiarlo. Loro erano infetti ma avevano trovato una cura che impediva al germe di prevalere. Volevano costruire una nuova società senza i morti e senza di lui, doveva fuggire, prima o poi loro sarebbero arrivati.

Gennaio 1979. Non era andato via. Arrivarono, di notte, con le auto scure e le armi. Uccisero i vampiri fuori la casa e poi buttarono giù la porta. Non voleva reagire ma poi temette che non volessero prenderlo vivo e sparò, loro risposero, venne ferito e svenne. Si risvegliò in una cella. Arrivò Ruth. “Perché non sei andato via?” “Non  potevo, quella ormai era la mia consuetudine, come la consuetudine di vivere, mi ci ero abituato.” Gli diede delle pillole per evitargli l‘esecuzione, non poteva fare altro, lui era l’ultimo della vecchia razza, li terrorizzava e lo odiavano. Lo baciò e andò via. Neville si trascinò alla finestra e guardò la gente riunita ad aspettare la sua morte, loro rimasero in silenzio a fissarlo. Sono io quello anormale, la normalità è un concetto legato alla maggioranza. Ingoiò le pillole. Un nuovo terrore prende forma dalla morte, una nuova superstizione penetra la fortezza inattaccabile dell’infinito. Io sono leggenda.

Il romanzo è narrato in terza persona con un punto di vista limitato soggettivo anche se di tanto in tanto l’autore interviene per fare delle considerazioni. Il libro è ben scritto, scorre e appassiona il lettore facendolo immedesimare nel protagonista – anche grazie all’uso di flashback che svelano gradualmente gli avvenimenti passati – e perciò il finale che capovolge il punto di vista e cambia l’intera prospettiva del romanzo colpisce ancor più profondamente. Scoprire che Robert Neville, con cui ci si è identificati, è in realtà il mostro, la brutale creatura che uccide senza pietà i nuovi abitanti della terra e che, per questo, deve essere eliminata – lasciando solo un ricordo in una leggenda che diverrà eterna – spiazza e affascina insieme il lettore.

Richard Matheson (1926-2013) è stato un prolifico autore di romanzi e di racconti dalle tematiche fantastiche nonché sceneggiatore per la tv e il cinema.

Il romanzo ha avuto tre trasposizioni cinematografiche: “L’ultimo uomo della terra”, titolo originale “The last man on earth”, 1964, di Ubaldo Ragona (e Sidney Salkow); “1975: occhi bianchi sul pianeta terra”, “The omega man”, 1971, di Boris Sagal e “Io sono leggenda”, “I am legend”, del 2007 di Francis Lawrence.1709occhibianchi

Il film del ‘64 – “L’ultimo uomo della terra” – è il più aderente al romanzo anche perché Matheson partecipò, inizialmente, alla stesura della sceneggiatura ma, non ritenendosi soddisfatto del film, non volle apparire col suo nome e venne accreditato come Logan Swanson. Il  protagonista è Vincent Price, interprete di moltissime pellicole dalle tematiche fantastiche. Il film, come il romanzo, mette in scena le angosce di un uomo rimasto solo ma presenta anche delle differenze rispetto al libro: il nome del protagonista è Robert Morgan; Morgan è uno scienziato che aveva già scoperto la causa batterica dell’epidemia ma quando era troppo tardi, perciò si lascia vivere senza scopo non potendo dedicarsi alla ricerca come accade nel romanzo; non si da spiegazione né sul perché sia scoppiata la pandemia né sul perché paletti, croci e aglio funzionino contro i vampiri; Morgan sorprende Ruth mentre prende le pillole per il controllo del germe e perciò lei gli rivela quello che nel romanzo lascia scritto; Morgan, tramite una trasfusione del suo sangue, immunizza Ruth; gli emissari della nuova società arrivano per ucciderlo quando la trasfusione è appena finita, Morgan riesce a fuggire ma viene inseguito nella città popolata dai nuovi abitanti della terra, si rifugia in una chiesa dove muore trafitto da una lancia davanti all’altare tra le braccia di Ruth, nel silenzio dei suoi carnefici e delle donne in abito nero con bambini al seguito presenti nella chiesa.

La regia ufficialmente fu di Ubaldo Ragona (1916-1987) un regista italiano di documentari poco prolifico e di non eccelse qualità, forse per questo tutti i testi di cinema riportano Sidney Salkow (1909-2000) come regista non accreditato. Salkow era un regista americano con all’attivo molti film e a cui pare si debba la vera regia della pellicola. Il film rientra nei B movies di tema fantastico, pellicole girate con pochi soldi ma che, di tanto in tanto, avevano delle trame intriganti e delle trovate creative per rendere visibile l’elemento fantastico. In questo film i vampiri hanno un aspetto trasandato e i movimenti goffi, somigliano molto agli zombie de “La notte dei morti viventi” del 1968 di George A. Romero il quale ha dichiarato di essersi ispirato a questo film oltre che al romanzo. La pellicola fu girata a Roma per risparmiare sui costi e gli attori e gran parte della troupe sono italiani.

io sono leggenda Il film, all’interno del genere B movies, si lascia vedere ma le scene di assedio alla casa sono ripetitive e gli scontri tra Morgan e i vampiri non sono del tutto realistici. Il finale presenta delle ambiguità che sembrerebbero cambiare il senso del romanzo. L’intenzione dei registi e degli sceneggiatori parrebbe quella di far terminare il film con la fine della razza umana e la vittoria della nuova razza di vampiri ma nei fatti ottengono un risultato confuso e contraddittorio. La trasfusione ha curato Ruth e perciò la morte di Morgan non avrebbe conseguenze in quanto la donna possiede ormai gli anticorpi. La morte in chiesa, poi, rimanda a suggestioni religiose, la pietà divina per la morte dell’ultimo uomo della terra, oppure l’agnello da sacrificare per salvare tutti gli altri o che Morgan sia il salvatore ma che si preferisce ucciderlo per paura. Questi elementi concorrono a dare del finale un’idea non positiva di poca lucidità. Va detto, però, che nei film di genere horror la componente irrazionale – e incoerente – è centrale per dare senso alla pellicola ma qui si scontra con l’organizzazione del romanzo a cui si ispira che invece si fonda sul dare una interpretazione scientifico-razionale del fantastico e questo spiega le problematiche del film. Forse sarà stato per questi motivi che Matheson ne abbandonò la sceneggiatura.