Essendo ormai alla terza recensione per Cabiria Magazine, vi sarete accorti che nei miei pareri cerco sempre di inserire una specie di confronto con quanto riferisce il pubblico dei social media, ovvero con quel gruppo di spettatori che prima, durante e dopo un film, un concerto o una trasmissione tv condividono la propria esperienza su Twitter, Facebook e, per i più alternativi (ma non poi così tanto), anche su Google Plus. Ricordatevi di seguire Cabiria anche su FB ecc..

Una sera a casa, solo con mia sorella, ho noleggiato il dvd di Jobs e ho affrontato la visione in totale tranquillità sorseggiando una birretta. Al contrario di quello che avevo letto e sentito, il film mi è piaciuto e pertanto ho deciso di condividere il mio entusiasmo sui social come ormai sono solito fare. Come spesso accade, la maggior parte dei commenti a freddo non erano d’accordo. Tutti tentavano di convincermi che il film non fosse affatto valido, accusando un significativo distacco con la realtà dei fatti accaduti. Pare che lo stesso co-fondatore di Apple, Steve Wozniak, interpretato da Josh Gad, avrebbe espresso il suo disappunto per come è stata trasposta e mitizzata la figura del celebre fondatore dell’azienda di Cupertino.

Cari signori sono spiacente, ma personalmente ritengo che queste non possano costituire obiezioni sufficienti a bollare come “poco valida” una pellicola che un possiede abbondantemente la sua efficacia e a breve vi esporrò le mie motivazioni.

Ritengo inutile cercare ad ogni costo il raffronto puntuale tra la biografia e le immagini sul grande schermo: il cinema deve raccontare storie, poco importa se queste risultano poco aderenti ai fatti; ovviamente occorre sempre buon senso e buon gusto, tuttavia la figura di Jobs si presta ad un processo di mitizzazione dal momento che egli rappresenta per molti l’incarnazione di un guru e profeta sia dell’informatica sia del brand diventato ormai un culto.jobs 2

Per carità, non nego che a livello tecnico manchino particolari trovate registiche o estetiche, anzi pare tutto molto sbilanciato e poggiato sulla prestazione attoriale di Ashton Kutcher che non solo calca gesticolazione e postura dell’inventore dell’iPod, ma ha la fortuna di essergli fisicamente identico.

Quando sei davanti ad un protagonista di tale carisma e a un attore che riesce a impersonarlo degnamente, alla fine ne vieni ispirato, ed è questo il valore che va ricercato al di la della poca fedeltà biografica. La capacità d’ispirare gli altri a compiere grandi imprese, a credere nelle proprie idee fino ad arrivare sull’orlo del fallimento dove si può solo cadere o raggiungere il successo, sono solo alcune parole che ho preso in prestito dai dialoghi del film, davvero ispiratori (appunto) e pieni di retorica americana che, dal mio punto di vista, apprezzo.

Voglio chiudere come il film. Steave Jobs, tornato padrone di quello che era suo e che gli era stato tolto da persone non capaci di guardare al futuro così come lui, si avvicina al microfono di una sala di registrazione e pronuncia queste parole:

“Dedicato ai folli, agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.

Costoro non amano le regole, specie i regolamenti, e non hanno alcun rispetto per lo status quo.

Potete citarli, essere in disaccordo con loro, potete glorificarli o denigrarli, ma l’unica cosa che non potrete mai fare loro, è ignorarli.

Perchè riescono a cambiare le cose, perchè fanno progredire l’umanità. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, noi ne vediamo il genio.

Perchè solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.”

Steve Jobs

Come vi dicevo, retorico ed ispiratore.