Non aveva ancora diretto il suo primo film, quando nel 1994 il ventunenne Edgar Wright, ascoltando l’hit rock Bellbottoms dei Jan Spencer Blues Explosion, pensò che sarebbe stata perfetta per accompagnare una scena di inseguimento. L’idea continuò a frullargli in testa per parecchio tempo, ma si concretizzò parzialmente solo nel 2002 col videoclip di Blue Song dei Mint Royale, girato insieme al team della serie tv Spaced. Nel video un autista, parcheggiato davanti a una banca, si cimenta nel lip sync del brano mentre il resto della banda compie la rapina. I suoi gesti sincopati scandiscono i secondi che lo separano dalla fuga con la precisione di un metronomo. Quindici anni dopo quel criminale diventerà Baby, giovane taciturno affetto da acufene ma sempre provvisto di cuffie, abilissimo nel compiere le più spericolate evoluzioni alla guida di bolidi in fuga.

In Baby Driver [leggi la recensione] lo vediamo già nei titoli di testa, mentre emula il suo predecessore sulle note dell’ouverture Bellbottoms prima di lanciarsi in una corsa forsennata dove ogni sterzata, frenata e accelerata sembra imitare le vorticose acrobazie di un pianista su e giù per la tastiera. Per Baby la musica non è solo la cura necessaria del disturbo che lo tormenta: lo aiuta a concentrarsi in ciò che fa, aumenta la sua lucidità al volante, gli permette di interloquire ancora meglio che a parole. La sua ricettività alle sollecitazioni sonore è talmente sviluppata da consentirgli di registrare perfino i discorsi di chi lo circonda: geniale è il rap-mix Was He Slow? (Kid Koala) che ironizza sul presunto autismo del ragazzo, realizzato remixando la voce di Doc – il boss che orchestra i colpi e con cui Baby ha un conto aperto da saldare – su una linea di batteria elettronica. Di questo, come di tanti altri ritagli di vita fissati su musicassetta (il più dolce è senza dubbio il refrain B-A-B-Y di Carla Thomas, canticchiata dall’amata Deborah mentre lavora ai tavoli del Bo’s Diner), Baby custodisce un’intera collezione. Quasi una memoria sonora, che tenta di sottrarre all’oblio le immagini sempre più sfocate di un’esistenza spezzata da un tragico incidente.

 

 

Se l’action/crime movie si inserisce senza troppa originalità nel sentiero già battuto da Walter Hill (Driver, l’imprendibile), Nicolas Winding Refn (Drive) e dalla serie di Fast & Furious, gran parte delle soluzioni di montaggio e missaggio adottate da Wright nell’adattamento della colonna sonora al racconto fanno di Baby Driver molto più di un semplice musical a tema noir: ogni scena è plasmata secondo il ritmo armonico del pezzo che lo accompagna; i brani (diegetici) che si alternano quasi senza sosta non hanno una semplice funzione decorativa o stilistica, ma rappresentano veri e propri strumenti di dilatazione (distorsione?) della realtà nella percezione del personaggio – per intenderci, quella tipica di chi, quando ascolta musica in cuffia, immagina che tutto il mondo là fuori vada a tempo. «Non è un film in cui la gente canta a gran voce – spiega Wright – pesca piuttosto dai film di Scorsese, Tarantino o Soderbergh. È il protagonista a far letteralmente risuonare la colonna sonora: le canzoni hanno sempre una fonte interna al film, che sia nelle cuffiette di Baby o in uno stereo o che provenga da qualcuno che canta durante una cena». Così la totale sintonia del ragazzo con ciò che sente (in assenza di musica, un leggero fischio vibra in sottofondo) fa delle sparatorie e delle scorribande sull’asfalto quasi una coreografia su quattro ruote mentre dall’inseparabile iPod risuona la cover punk Neat Neat Neat dei Damned o il formidabile assolo di Brian May in Brighton Rock dei Queen (pezzo, fra i tanti nella soundtrack, scelto non a caso, visto che il testo parla proprio di una love story in cui le circostanze impediscono agli amanti di stare insieme). Persino quando nell’ultima spettacolare sequenza Baby esce dall’abitacolo dell’auto per darsela a gambe, il suo corpo corre all’unisono con l’improbabile jodel rock di Hocus Pocus dei Focus.

Ma Wright riesce a spingersi più in là: all’inizio del film segue Baby per le vie di Atlanta mentre interpreta a passo di danza Harlem Shuffle di Bob & Earl; nel trascinante piano sequenza introduttivo le parole della hit soul compaiono nei murales o sui lampioni cittadini creando una sorta di “ascolto visualizzato”. In un’epoca in cui videomakers, YouTube e social media hanno rivoluzionato l’ascolto musicale subordinandolo alla visione, il cinema subisce quindi un sovvertimento di gerarchie appropriandosi dei mezzi di questa nuova estetica. Commenta in proposito Wright: «Sapevo esattamente quali canzoni avrei utilizzato ancor prima di cominciare, non scrivevo una parola della scena immaginata se prima non trovavo il pezzo che avrei usato. Quindi, alla fine della prima stesura, avevo il 90% della colonna sonora già definito. Poi sono venuti lo storyboard e la misurazione della durata delle scene, fino alle prove con cast, stuntmen e troupe, in cui le canzoni venivano suonate sul set dal vivo, in modo che gli attori le ascoltassero e ne seguissero il ritmo durante le riprese».

 

 

La formidabile varietà della tracklist, che abbraccia oltre mezzo secolo di musica, rispecchia tutta la competenza del regista in fatto di generi: si va dal soul al rap, dal glam al punk, al funky, passando per l’easy listening radiofonico. Così Wright può permettersi di scandire la sua parabola di redenzione passando con brio (oltre ai titoli già citati) dalla catartica Easy dei Commodores – ripresa nel finale da Sky Ferreira, che interpreta nel film la madre scomparsa di Baby – al groove dannatamente efficace di brani come Debora dei T. Rex,  Let’s Go Away For AWhile dei Beach Boys, Intermission dei Blur e Never Never Gonna Give Ya Up di Barry White. Nel suo fine approccio citazionista, non dimentica nemmeno di onorare l’abusato nomignolo del protagonista con una manciata di pezzi ad hoc: dalla title track Baby Driver di Simon & Garfunkel a When Something Is Wrong With My Baby di Sam & Dave. E lo stupore di Deborah diventa anche il nostro: «Baby! Every damn song is about you!».

QUI LA TRACKLIST COMPLETA –> Baby Driver (Music from the Motion Picture) 

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