La nostra rubrica si propone di guidare il lettore attraverso il mondo dell’adattamento in lingua, di accompagnarlo alla scoperta dell’emozionante intreccio tra le labbra di attori stranieri e la fonazione italiana con il fine di mostrarne la duttilità vocale e le grandi abilità d’interpretazione.

Purtroppo un discorso di questo genere non investe tutti i nostri doppiatori.

Nei precedenti scritti per Dubblers abbiamo preferito stilare una piccola lista facendo emergere il carattere artistico e stilistico attraverso il confronto dei personaggi tradotti per il mixer. Trovandoci ora ad affrontare Pino Insegno, il consueto lavoro di elencazione risulterebbe eccessivo e arduo: siamo davanti a un numero sterminato di ruoli, film, cortometraggi, sitcom, miniserie, videogiochi e cartoni animati, allo stesso tempo potrebbe dimostrarsi una fatica totalmente inutile dal momento che la voce in questione è sempre riconoscibile.

A tale proposito auguriamo di cuore a Pino Insegno di possedere davvero le dovute competenze per i suoi sterminati impegni di doppiaggio. Qualora si trattasse di una voce artificialmente impostata, il suo apparato fonatorio si avvierebbe verso il logoramento, non rinunciando ai toni baritonali neanche per le presenze televisive. Una tale ipotesi ci rattrista alquanto, venendo meno la Django unchainedriconoscibilissima somiglianza che lega le battute pronunciate da Stan Smith in American Dad, dal Django tarantiniano, da Denzel Washington e da tanti tanti tanti altri ancora che, dopotutto, non presentano esperienze attoriali poi così accostabili.

In calce al nostro breve scritto, evidenziamo la grandissima capacità di Pino Insegno nel farci apprezzare maggiormente i suoi colleghi.