The Kentucky Fried Movie, tradotto in italiano in Ridere per ridere, è il secondo lungometraggio di John Landis, prolifico e famoso regista che nel 1977, però, doveva ancora farsi un nome.
Nei Popcorn che mangiate, ci hanno pisciato. Fine del giornale.
Così inizia Ridere per Ridere di John Landis, tanto per mettere in chiaro, sin da subito, il tono dell’intera pellicola. Il film è un insieme di sketch, apparentemente slegati tra loro, che costituiscono il palinsesto di un’emittente televisiva immaginaria ma molto, molto americana.
Tutto sui toni della black comedy dissacrante, folle e di parecchio sopra le righe, Ridere per ridere ha dovuto faticare, e non poco, per arrivare sul grande schermo; allora Landis alle spalle aveva solo Slok, suo primo lungometraggio a basso budget e gli sceneggiatori, (quelli della compagnia teatrale Kentucky Fried Theater, da cui il nome del film) i fratelli Jerry e David Zucker e Jim Abrahams, poi celebri come i ZAZ, erano semisconosciuti…per i loro L’aereo più pazzo del mondo e Una pallottola spuntata bisognava aspettare ancora qualche anno.
Ridere per ridere: un film che non ha bisogno di una trama

La struttura del film Ridere per ridere non lascia spazio ad alcuna trama, anzi, è una cascata di sketch e gag folli, unite unicamente dal filo conduttore del palinsesto televisivo, il che regge benissimo data la macedonia di informazioni e programmi che ci propina ogni giorno la TV.
Ovviamente, tutto è portato all’eccesso, dal notiziario con l’inviato con le dita nel naso alle pubblicità “progresso”, come quella per una fantomatica associazione che provvede alla conservazione dei cadaveri per poterli tenere in casa come fossero ancora parte della famiglia (segue famigliola felice sul divano con il figlio malconcio accanto); e ancora uno spot su un miracoloso farmaco per il mal di testa che rende incoscienti, i super effetti speciali del cinema con annesso addetto agli schiaffoni e poi i trailer di finti film come Cleopatra Schwartz, parodia dei film blaxploitation, Ragazze cattoliche in difficoltà con l’abbondanza di seni tipica dei sexploitation e Questo è l’Armageddon, presa in giro dell’immenso filone di pellicole su catastrofi che si abbattono sugli USA. Si sprecano poi i talk show, tra microfonate in testa a conduttore e ospite, un gorilla che irrompe in studio, fino al telegiornale “Notizie da testimoni oculari” con i giornalisti che guardano attraverso la televisione due giovani spettatori che hanno smesso di ascoltare il loro programma per fare sesso sul divano.

Insomma, in Ridere per ridere c’è di tutto e non si risparmia nessuno, neanche l’assassinio di Kennedy a cui è dedicato un gioco da tavola, tipo Monopoli, il cui scopo è uccidere l’ex presidente e tentare di farla franca facendo fuori i testimoni, occultando le prove e ingannando l’opinione pubblica.
Al centro della parodia c’è la cultura pop americana, i film di genere che riempiono le sale e le continue pubblicità che inzeppano le televisioni promettendo chissà quali benefici grazie a chissà quali prodotti. Ma non si parla solo di questo, nel film c’è spazio anche per la politica, ovviamente in chiave parodistica, con lo scontro tra un conservatore e una liberale che finisce nel peggiore dei modi:
Beh John, caro bastardo di merda, io ho ascoltato le tue stronzate per mesi…
Con tanto di dito medio smaltato alla fine dell’intervento, probabilmente quello che i politici vorrebbero dire realmente ma tengono stretto tra i denti.
Un film nel film: Per un pugno di yen

Nel film di Landis e del trio ZAZ non si risparmia nessuno, non si è salvi neanche se ci si chiama Sergio Leone o Bruce Lee. Con la durata di ben 30 minuti, e forse è proprio la lunghezza a rendere questo sketch il meno divertente tra tutti, il palinsesto di Ridere per ridere prevede il film Per un pugno di yen, parodia del filone Kung fu, in particolare I tre dell’Operazione Drago, con il titolo che è un chiaro omaggio al celebre Per un pugno di dollari di Leone.
Il sosia di Lee, qui Evan C. Kim a petto nudo e con la classica “divisa” pantaloni neri e calzini bianchi, deve sfidare il Dr. Klahn, Han Bong-soo, mente dietro l’attacco missilistico a USA e URSS. Tra calci, pugni e protesi che sputano fuoco, al fake Bruce Lee basterà sbattere per tre volte le sue scarpette rosse per ritrovarsi in Kansas, con tanto di treccine alla Dorothy.
Un trampolino di lancio per la comicità

Il film, quindi, è comicità dissacrante all’ennesima potenza, è una commedia sboccata, irriverente e che non si pone il problema di schiacciare i piedi a chiunque. C’è il cinema, la televisione, il sesso, la pubblicità, la politica e una manciata di attori come Donald Sutherland, George Lazenby e Bill Bixby; Sicuramente il montaggio è quello che è, complice anche l’esiguo budget a disposizione, ma c’è da dire che i tagli netti tra uno sketch e l’altro rendono perfettamente l’idea di quel frullatore di informazioni che è la TV.
Con Ridere per ridere i ZAZ e Landis si aprono, con le proprie mani, le porte del grande schermo e di una Hollywood che non credeva per niente in loro, almeno all’inizio. E da qui sarà tutto in “discesa” sia per il celebre trio, che ha fatto scuola nella comicità cosiddetta demenziale e folle, sia per John Landis che ha firmato pellicole come The Blues Brothers, Una poltrona per due (evergreen del periodo natalizio in tv), Il principe cerca moglie e nientemeno che il videoclip di Thriller di Michael Jackson. Insomma, se avete bisogno di qualche risata estiva, Ridere per ridere è la soluzione, proprio come dice il titolo della versione italiana (forse una delle poche volte che la traduzione ha azzeccato il mood originale) qui si ride per il semplice gusto di ridere, dall’inizio alla fine.
Il telegiornale dichiara di non indossare pantaloni
Fine.
