Il volto di Jean Seberg è stato, suo malgrado, simbolo di rivoluzione.
Bastano le parole “New York Herald Tribune” per far tornare alla mente la scossa che Fino all’ultimo respiro e, in genere, tutta la nouvelle vague provocò alla storia del cinema; quattro semplici parole che trasformarono una dolce ragazza del midwest nell’icona di una corrente pronta a stravolgere le regole per raccontare il reale.
Sulla pellicola, così come nella vita, quei lineamenti dolci e il taglio di capelli sbarazzino, nascondevano una donna distante dai classici cliché: libera, indipendente e pronta a lottare per le cause che riteneva degne di essere supportate.
In Seberg – film fuori concorso alla 76° Mostra del Cinema di Venezia – il regista Benedict Andrews porta sullo schermo l’indagine, sfociata ben presto in persecuzione, compiuta dal Governo degli Stati Uniti nei confronti di Jean Seberg.

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Fu su un aereo diretto a Los Angeles che Jean Seberg (Kristen Stewart) incontrò Hakim Abdullah Jamal (Anthony Mackie), attivista per i diritti degli afroamericani, con cui non solo condivise una breve relazione sentimentale, ma soprattutto il desiderio di veder applicati i diritti civili anche per le persone di colore. Prima sostenitrice della Fondazione del suo amante, impegnato ad offrire un’istruzione ai bambini delle zone meno agiate, per dar loro una speranza di vita migliore, l’attrice americana finì per elargire fondi anche ai Black Panthers, divenendo così bersaglio dell’FBI.

Il regista australiano mette a punto questo racconto sulla distruzione di una carriera, tramite due punti di vista opposti, quello della stessa Seberg e dell’agente speciale Jack Solomon – specializzato nelle operazioni di sorveglianza – con l’intento di riportare alla luce una vicenda passata inosservata, ma ancor più ridare luce ad una stella dimenticata.
Forse, è per questo che, nonostante il film abbia un buon ritmo, Andrews decide di nascondere la presenza della macchia da presa per lasciare tutto nelle mani della sua interprete principale. Sebbene Kristen Stewart, nella sua algida bellezza, non possa essere paragonata alla vera Seberg, la sua interpretazione verte in un crescendo emotivo che ben si adegua agli sviluppi della straziante vita di una donna trasformatasi in una novella Giovanna d’Arco, ruolo con cui diede inizio alla sua carriera cinematografica.
Se Jack O’Connell e Anthony Mackie sono ottimi comprimari, è la presenza di Vince Vaugh nei panni dell’agente senza scrupoli Carl Kowalski a dare una svolta all’inchiesta e far schierare il pubblico dalla parte della celebre vittima.

Seberg è una vera lettera d’amore a Jean, che è giusto far rimanere fuori concorso.