Dopo la grande abbuffata della Infinity Saga culminata nel 2019 con Avengers Endgame, un senso di nauseante sazietà ha pervaso le decine di scialbi progetti che, con rare eccezioni, hanno proseguito le supereroistiche avventure del Marvel Cinematic Universe.
Fin dall’annuncio, Thunderbolts* (nelle sale dal 30 aprile) sembrava un maldestro tentativo di emulare la Suicide Squad della DC (quella meravigliosa di Gunn, certamente non la prima firmata da David Ayer) senza, però, poter far leva né su personaggi arcinoti come Harley Quinn, né su quelli tanto folli come Weasel.

Pescando gli “avanzi” tra villain e comprimari, la Marvel, invece, riesce inaspettatamente a preparare la miglior ricetta dai tempi dei Guardiani della Galassia Vol. 3.

Ingredienti: Yelena Belova (Florence Pugh), una Vedova Nera che cerca di raccogliere il testimone della sorella defunta Natasha; tre super soldati: il Soldato d’Inverno Bucky Barnes (Sebastian Stan), Red Guardian (David Harbour), un Captain URSS ossessionato dalla gloria e John Walker (Wyatt Russell), un Captain America ordinato su Wish; Ghost (Hannah John-Kamen), una ragazza con il potere di smaterializzarsi; Valentina Allegra de Fontaine (Julia Louis-Dreyfus), potente magnate sotto impechement a causa di losche società; Bob (Lewis Pullman).

Ricetta: Prendete questi cinque insoliti antieroi, gettateli in una trappola della de Fontaine nella pentola, poi mescolate fino a farli diventare una squadra. Aggiungete un pizzico di Bob e portate a ebollizione con uno scontro con una minaccia troppo grande per qualsiasi Avenger. La ribollita è servita.

In fin dei conti, la ricetta di Thunderbolts* è alquanto semplice, ma, facendo affidamento su una lenta e accurata (per i canoni supereroistici beninteso) introspezione dei protagonisti, costruisce una narrazione imperniata prevalentemente sui loro rapporti. Non rinunciando comunque a una buona componente action (impreziosita anche da alcune ottime idee di messinscena), con un accurato bilanciamento di spy story, dramma e commedia quasi tutti i componenti della squadra risultano immediatamente interessanti.

Infatti, anche merito di eccellenti interpretazioni (Florence Pugh e Sebastian Stan su tutti), è facile trovarsi empaticamente connessi con questo gruppo di emarginati nella loro lotta con un nemico che sì, questa volta sembra davvero imbattibile: la depressione.

I Thunderbolts, con una metafora forse non troppo velata e certamente affrontata alquanto superficialmente, sono uomini comuni, senza grandi superpoteri, che, pagando pegno per i loro errori e perseguitati dal proprio passato, si trovano in un oscuro, incolmabile vuoto a combattere impotenti contro la solitudine.

Riunendo quegli “avanzi” comparsi marginalmente in diverse altre opere, con Thunderbolts* La casa delle idee riesce sorprendentemente a sfornare una ricetta di recupero che, proprio come la ribollita, risulta ricca di sapore. La scapestrata squadra capeggiata da Yelena Belova, pur non raggiungendo i vertici dei film di Gunn (sia quelli DC, sia quelli Marvel), riuscirà senz’altro a ritagliarsi uno spazio nei cuori dei fan dell’universo supereroistico.

*Gustoso e tutto da scoprire anche il significato dell’asterisco.