Sarà Tutti a Casa di Luigi Comencini il primo film proiettato, come evento di preapertura, alla 73. Mostra del Cinema di Venezia. In occasione del centenario dalla nascita del regista verrà presentato il 30 agosto in prima mondiale il nuovo restauro digitale in 4K della pellicola del 1960, realizzato dalla Cineteca Nazionale di Roma a partire dai negativi originali messi a disposizione da Filmauro. Le lavorazioni in digitale sono state eseguite presso il laboratorio Cinecittà Digital Factory, Roma. Il ritorno in pellicola 35 mm è stato realizzato presso il laboratorio Augustus Color, Roma. 
Il film di Comencini è il simbolo della grande capacità della commedia all’italiana di mediare, raccontare, venire a patti con la storia, anche quella più vicina e più scomoda, del nostro paese. Scritto da Age e Scarpelli (e in parte basato su loro esperienze personali, viso che erano entrambi ufficiali al momento dell’armistizio) con la collaborazione del regista e di Marcelo Fondato, i film è uno dei primi a raccontare in maniera diretta lo stato del paese dopo l’8 settembre del ‘43. Protagonista è il tenente Innocenzi, interpretato da un Sordi mai così moderato e capace di sfumature, un piccolo ufficiale abituato ad obbedire che fatica a comprendere il nuovo corso di alleanze e il cambio di regime. “Signor colonnello, accade una cosa incredibile: i tedeschi si sono alleati con gli americani”: questa frase pronunciata da Sordi, oltre ad essere un perfetto meccanismo comico, rappresenta in maniera precisa lo spaesamento e la confusione in cui versa il paese dopo l‘armistizio. Compresa l’impossibilità di tenere unito il suo reparto, Innocenzi intraprenderà un viaggio attraverso l’Italia per raggiungere il Lazio. Insieme a lui il geniere napoletano Ceccarelli (Serge Reggiani, in una delle sue indimenticabili trasferte italiane), il sergente Fornaciari (Martin Balsam) e il soldato Codegato (Nino Castelnuovo).
Un percorso travagliato in un paese in preda all’anarchia, che svela il carattere drammaticamente ironico del titolo del film: ci si rende presto conto, infatti, che questo ritorno è difficile, pericolo e alla fine impossibile, anche perché la casa, intesa sia in senso fisico che simbolico, ormai non esiste più, spazzata via dagli orrori della guerra. Emblematico in questo l’incontro di Innocenzi con il padre, pavido piccolo borghese (un grande Eduardo de Filippo), che non rappresenta per il protagonista il tanto agognato punto d’arrivo ma solo un’ulteriore tappa in quel viaggio di maturazione che si concluderà a Napoli, durante le quattro giornate. Come era accaduto in La Grande Guerra di Monicelli e in Il generale della Rovere di Rossellini, premiati ex-equo con il Leone d’Oro a Venezia nel ‘59, anche il protagonista del film di Comencini, italiano opportunista e opportunamente asservito al fascismo, troverà una sua rivalsa finale: una presa di coscienza del singolo che diventa simbolo di quella collettiva del Paese. Ancorato all’ottica dei “panni sporchi che si lavano in famiglia” l’allora ministro della difesa Giulio Andreotti non concesse alla produzione due carrarmati, che vennero costruiti in compensato.
Gianluca De Santis
