Il 2020 è cominciato in modo a dir poco rocambolesco, dandoci sin da subito più di un motivo per mantenere alto il nostro stato d’allerta. In particolare, tematica centrale di questi giorni è quella della lotta per contenere la diffusione del Covid-19. Il decreto del governo prevede infatti, fino al 3 aprile, una limitazione sensibile delle uscite per tutti noi, ridotte al minimo indispensabile. Ecco che quindi, in queste settimane ostiche, nasce la necessità d’inventarsi dei modi per impiegare tutte queste ore tra le mura domestiche. È un’ottima occasione per riscoprire piaceri per cui non si trovava più il tempo, o magari per coltivare nuove e sane abitudini, come leggere un libro o meditare.

Noi però ci sentiamo di rivolgere un pensiero speciale ai nostri fratelli cinefili, che in questi giorni assalteranno piattaforme streaming e blu-ray in cerca di film da guardare. Ebbene, vogliamo facilitarvi il lavoro proponendovi (quasi a voler un po’ sdrammatizzare) 5 film post-apocalittici, da gustarvi durante la “quarantena”. In queste settimane diamo prova di maturità e senso civico, restiamo a casa e lasciamo che per un po’ sia il cinema a farci compagnia.

 

28 giorni dopo

quarantena film post apocalittici

In Inghilterra degli studiosi stanno testando gli effetti di un rarissimo virus su degli scimpanzé geneticamente modificati. A seguito di un grave incidente, il virus riesce tuttavia a fuoriuscire dal loro laboratorio. Scoppia così un’epidemia dilagante, capace di trasformare le persone in non-morti. 28 giorni dopo l’inizio del contagio, Jim si sveglia in un lettino d’ospedale dopo essere entrato in coma a seguito di un incidente. Scoprirà di ritrovarsi in un ospedale abbandonato, immerso in una Londra vuota a seguito dell’evacuazione. In 28 giorni dopo seguiamo quindi la lotta alla sopravvivenza di Jim, catapultato in un ambiente ostile e pieno di minacce.
Danny Boyle firma un’avventura intensa, indubbiamente uno dei migliori film post-apocalittici del nuovo millennio. Le scene maestose della Londra desolata sono state girate tutte all’alba, evitando così di usare CGI o di dover costruire set mastodontici. È tra l’altro una delle interpretazioni che hanno lanciato la carriera di Cillian Murphy (Peaky Blinders).

 

The Mist

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Su una cittadina del Maine si abbatte un’improvvisa e violenta bufera, che spiazza l’intera comunità. Un gruppo di cittadini, a seguito dell’evento atmosferico, si ripara spaventato all’interno di un supermercato. Cala dunque una fitta nebbia inquietante tutt’attorno, alimentando paranoie e timori. Presto i nostri sfortunati protagonisti verranno a conoscenza di come, immerse nella foschia impenetrabile, si nascondano creature spaventose assetate di sangue. Con The Mist, viene sottolineato il sodalizio artistico tra il regista Frank Darabont ed il Re dell’Orrore, Stephen King. Dopo aver diretto Le ali della libertà e Il miglio verde, Darabont infatti torna a riproporre un racconto di King in chiave cinematografica. È un’opera singolare, molto nota ai più per il suo finale impossibile da dimenticare. Si discosta molto da quello del libro ma ciononostante è amato soprattutto da King stesso, il quale a riguardo ha affermato:

Il finale è una vera scossa – wham! È spaventoso.

 

I figli degli uomini

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Nel 2027 l’umanità è a rischio estinzione. Da svariati anni vi è un grave problema d’infertilità. Non nascono più bambini e la scienza, dopo numerose ricerche disperate, non riesce a risolvere questo problema. In una Londra infestata da frange nazionaliste, che vorrebbero espellere tutti gli immigrati, Theo Faron si lascia convincere dall’ex moglie rivoluzionaria Julian a salvare e proteggere una donna che è rimasta miracolosamente incinta. I figli degli uomini , datato 2006, è tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice britannica P.D. James. Con quest’opera, Alfonso Cuarón ci propone una realtà apocalittica dove, tra disperazione e fanatismi, l’unica vera speranza di redenzione risiede nell’origine della vita stessa. Veniamo inoltre deliziati da molteplici virtuosismi tecnici, a cominciare da dei piani sequenza ricchi di tensione e cruciali ai fini narrativi. Il film ricevette molti riconoscimenti, tra i quali vale la pena sottolineare il BAFTA per la miglior fotografia andato ad un luminare del settore, ossia Emmanuel Lubezki (Gravity, Birdman, Revenant).

 

The Road

quarantena film post apocalittici

In seguito ad una catastrofe globale avvenuta 14 anni addietro, la Terra è stata plasmata in un grigio deserto freddo, decisamente inospitale. I pochi superstiti che abitano il globo si sono radunati in bande di cannibali e criminali, disposti a tutto pur di sopravvivere. La storia focalizza la sua attenzione su un padre e un figlio, intenti a percorrere a piedi gli Stati Uniti con la speranza di raggiungere a sud un clima migliore. The Road ci mostra in maniera realisticamente crudele un mondo totalmente privo di speranza e spogliato letteralmente di tutta la sua bellezza. Nel contesto in cui il regista John Hillcoat immerge la storia, diventa ipotizzabile, comprensibile e perfino accettabile attaccare il prossimo per un utensile o un tozzo di pane e spiegare al proprio figlio come utilizzare la pistola per uccidersi in caso di estrema necessità.

 

Snowpiercer

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È il 2030, l’era glaciale ha sterminato la popolazione mondiale ed un gruppo di sopravvissuti vive a bordo di un treno, lo “Snowpiercer”, che viaggia senza sosta. Il veicolo è diviso in classi proprio come un microcosmo sociale. Le élite vivono in testa al treno, in “carrozze-abitazioni” lussuose. I reietti di conseguenza sono relegati in coda, obbligati a fronteggiare condizioni difficili e di estrema povertà. Qualcuno tuttavia sta meditando già a una rivolta: è Curtis Everett, che insieme all’amico Edgar e all’anziano Gilliam prevede di prendere il comando del treno. Basato su una serie di fumetti francesi di genere fantascientifico dallo stampo post-apocalittico, Snowpiercer rappresenta il debutto cinematografico in lingua inglese del regista coreano Bong Joon-ho, recentemente osannato da tutta la comunità cinefila per il suo capolavoro Parasite, valsogli 4 premi Oscar. Un’opera frenetica dall’impatto visivo non indifferente, capace di distinguersi per originalità nell’ambito della filmografia post-apocalittica.

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