Nel 1971 uscì 1975: occhi bianchi sul pianeta terra, regia di Boris Sagal. Il film si svolge a Los Angeles nel 1977. Due anni prima un’epidemia, causata dalla guerra tra Cina e Urss, aveva decimato la razza umana e trasformato i sopravvissuti in esseri albini fotofobici. Uno di loro, Matthias, li aveva riuniti in una setta, “la famiglia”. Egli propugna un rifiuto totale della civiltà tecno-scientifica perché responsabile della distruzione dell’umanità. I membri della setta indossano dei sai neri con cappuccio e occhiali da sole e agiscono come dei folli monaci medievali dell’inquisizione. Il loro scopo è uccidere Robert Neville, l’ultimo rappresentante della vecchia civiltà che ha causato la pandemia. Neville era un medico dell’esercito che studiava malattie rare. Guarì dal contagio iniettandosi uno dei vaccini sperimentali da lui creati, non poteva più riprodurlo ma poteva ricavare un siero dal suo sangue. Un albino che provò a curare quasi lo uccise perciò rinunciò. Un giorno Neville incontra una donna, all’apparenza sana, che però fugge. Lo stesso giorno viene catturato dalla “famiglia”, processato e condannato a morte. Lisa, la donna che aveva incontrato, e Duch lo salvano portandolo fuori città, nel rifugio dove vivono con dei bambini. Neville scopre che loro sono sani o lievemente infetti, la malattia, infatti, a volte ha un decorso molto lento ma Richard, il fratellino di Lisa, è allo stadio finale della trasformazione. Neville lo porta a casa sua, crea un siero dal proprio sangue e, dopo pochi giorni, il ragazzo è salvo. Nel mentre Lisa e Neville si innamorarono e decidono di lasciare la città. Ma Richard va nel rifugio della setta per convincerli a farsi curare. Matthias non gli crede e all’arrivo di Neville il ragazzo è ormai morto. Avvilito torna a casa ma la “famiglia” l‘ha invasa. Lisa, infatti, si era trasformata e li aveva fatti entrare. Neville riesce a fuggire con il siero e la donna ma Matthias lo colpisce al petto con una lancia e lo lascia morente nella fontana davanti casa. La mattina dopo Duch e i bambini arrivano in città e trovano Neville aggrappato alla scultura nella fontana. Con un ultimo sforzo, da loro la cura, pronuncia il nome di Lisa e muore. Duch soccorre la donna e insieme vanno via. L’immagine finale è di Neville che, accasciato nella fontana, col sangue che colora l’acqua, sembra Gesù sulla croce.1975occhibianchi

            In questo film, diversamente dal romanzo e dal film precedente, non ci sono vampiri ma creature albine che hanno creato una comunità che è visibile sin dall’inizio; Neville, poi, non è solo, esistono altre persone che o non sono malate o lo sono leggermente alle quali egli darà il siero che permetterà all’umanità di salvarsi, così si spiega il rimando a Cristo nell’inquadratura finale. L’idea è ripresa dalla precedente pellicola ma qui il nesso è chiaro. Sempre dal film precedente, e sempre per accentuare i rimandi religiosi, è ripresa l’idea della lancia che colpisce al petto Neville uccidendolo. Dalla pellicola del ’63 è presa anche l’idea che il protagonista sia uno scienziato che conosce già la causa dell’epidemia ma in questo film tutto il mondo sa cosa sta accadendo e Neville sa di avere il rimedio nel suo sangue ma, sino all’incontro con Lisa, non ha nessuno da curare perché i membri della “famiglia” non vogliono essere curati. Lo scopo che Neville si è dato è quello di cercare il rifugio di Matthias per ucciderlo salvo poi, però, passare le giornate a provarsi abiti nei negozi mostrandosi, spesso, a torso nudo forse per ricordare che Charlton Heston, l’attore che impersona Neville, aveva interpretato film ambientati nell’antica Roma. Anche se fisicamente Heston somiglia molto al Neville nel libro la sua interpretazione non è eccelsa come non è eccelso il livello artistico del film. La regia di Boris Sagal (1917-1981) non ha guizzi originali e le scene d’azione con gli inseguimenti ricordano i telefilm di quel periodo perché Sagal ne aveva diretti molti. Le musiche di Ron Grainer sono figlie dell’epoca e quindi, ad uno spettatore odierno, lasciano la sensazione di non adattarsi in maniera consona alle scene che accompagnano.

            La pellicola, girata agli inizi degli anni ‘70, risente della cultura del periodo post sessantottino. Può essere letta, infatti, come una critica alla corrotta civiltà contemporanea che, usando la scienza e la tecnica a fini militari, potrebbe causare l’autodistruzione dell’umanità. Nel film i sopravvissuti, che hanno subìto la metamorfosi albina, preferiscono tornare al medioevo piuttosto che tornare alla vecchia civiltà, mentre quelli non ancora mutati, tutti giovani anche nel vestire, sperano che quella stessa scienza creatrice del morbo possa trovare una cura per poter poi ricostruire una nuova società. Neville è nel mezzo, è l’ultimo uomo a possedere le conoscenze per curare i sopravvissuti ma nel contempo è l’ultimo uomo della vecchia colpevole civiltà. Per espiare tale colpa dovrà morire ma riuscirà a dare la cura ai sopravvissuti della nuova generazione. Il legame con il ‘68 è reso esplicito da un documentario su Woodstock che Neville guarda in un cinema, per l’ennesima volta, all’inizio del film e di cui conosce le battute a memoria. Infine, il rapporto interrazziale tra Lisa, l’attrice di colore Rosalind Cash, e Neville, il bianco Heston, è un altro elemento che deriva dalle aperture del ‘68.

            Nel 2007 Francis Lawrence ha realizzato Io sono leggenda l‘ultimo film ispirato al libro da cui, per la prima volta, prende il titolo. Il virus di Krippin, creato da una scienziata, di cui porta il nome, per curare il cancro, è andato fuori controllo uccidendo il 90% dell’umanità. Del restante 10%, l’1 è immune mentre il 9 è stato trasformato in “cacciatori del buio”, degli esseri che, regrediti allo stadio animale di predatori, hanno sterminato i sani; la luce del sole li uccide ma non sono vampiri. Il film si svolge nel 2012 a Manhattan. L’immune Robert Neville, virologo dell’esercito, caccia cervi in città con Sam (Samantha), il suo pastore tedesco, invia messaggi radio a eventuali superstiti e sperimenta cure sugli infetti. Un giorno trova un covo di creature, prepara una trappola e cattura la compagna del maschio alfa. Il giorno dopo il buon dottore cade nella stessa trappola replicata dall’alfa; riesce a liberarsi solo al calar della notte ma Sam viene infettata e Neville deve sopprimerla. Disperato attacca le creature ma queste prendono il sopravvento, l’uomo sviene mentre un’intensa luce le scaccia via. Si risveglia in auto con una donna, Anna, e un bambino, Ethan, che, attratti a New York dai messaggi radio, lo avevano salvato. Vanno a casa sua e trascorrono insieme la giornata. Neville ha perso la speranza ma non Anna, lei crede che Dio parli agli uomini ma che questi non se ne rendano conto. Quella notte una nuova cura sulla donna imprigionata funziona ma le creature assaltano la casa. I tre si rifugiano nel laboratorio ma l’alfa inizia a rompere a testate la parete trasparente che li divide. Il vetro incrinandosi prende la forma di una farfalla e Neville ricorda che Anna ha una farfalla tatuata sul collo e che sua figlia Marley, prima di morire insieme a sua madre, le aveva fatto vedere una farfalla fatta con le dita. Comprende allora le parole di Anna, le da il siero e la fa entrare col ragazzo nella carbonaia, prende una bomba a mano da un cassetto e si lancia contro la creatura esplodendo al contatto. Il giorno dopo Anna e Ethan vanno sulle montagne, trovano un paese fortificato abitato da uomini a cui danno la cura. L’umanità è salva e Neville è leggenda.

           iosonoleggendawillsmithecane La sceneggiatura del film, come riportato nei titoli di coda, si basa su The omega man. Il girare per negozi e il parlare con i manichini, ad esempio, è ripreso dall’altro film ma qui c’è una componente di maggiore alienazione anche se è realizzata in modo poco credibile. Dal romanzo viene ripresa la presenza della moglie e della figlia di Neville che, però, qui muoiono non per l’infezione ma per un incidente aereo durante l’evacuazione di Manhattan; anche l’idea del cane è ripresa dal libro, Sam qui rappresenta sia il legame col passato (era il cane della figlia) sia una compagna e questo permette a Neville di mantenere l’equilibrio mentale. Quando muore i legami vengono recisi, Neville crolla e perde la speranza. Solo l’arrivo di Anna e di Ethan gli permette all’ultimo di ritrovare una fede (religiosa) e di sacrificarsi per salvarli. Anche in questo film, infatti, sono presenti rimandi religiosi, la preghiera quando Neville saluta per l’ultima volta la sua famiglia, la luce che scaccia le creature quando le attacca, il crocifisso sullo specchietto retrovisore dell’auto quando rinviene e poi c’è il discorso di Anna, Dio ci parla, comunica con noi, basta saperlo ascoltare, basta guardare i particolari perché nulla accade per caso. Neville che ha perso la speranza non le crede, ma alla fine comprende il messaggio, la vera speranza va oltre la vita terrena e, immolandosi, salva l’umanità. La frase che ricorre nel film, “illumina l’oscurità”, contiene quest’idea di speranza e nel contempo di riferimento religioso. La frase è di Bob Marley e quattro sue canzoni, dell‘album Legend: Three Little Birds, I Shot the Sheriff, Stir It Up e Redemption Song, fanno da sottofondo al film. Will Smith, che interpreta Robert Neville, appassionato dell’artista giamaicano, ha voluto inserirlo nella trama prendendolo come esempio per la battaglia che il protagonista combatte contro l’oscurità rappresentata dalla fine dell’umanità. Smith, ovviamente, non ha l’aspetto descritto nel romanzo di Neville ma la sua l’interpretazione non è negativa, la sceneggiatura, però, presenta delle ingenuità e la regia non ha nulla di creativo. Lawrence, regista di molti video musicali, non riesce a costruire una pellicola che avvinca il pubblico. È uno dei tanti film d’azione che non ha nulla di originale. Le creature, totalmente fatte in computer grafica, si dimostrano poco realistiche, sembrano personaggi di un videogioco più che esseri reali impedendo, così, un coinvolgimento forte da parte dello spettatore.