I biopic sportivi sono un must di Hollywood da sempre, visto il grande fascino che circonda le vite degli atleti, a volte più selvagge ed imprevedibili di quanto si immagini. Inoltre, esistono poche cose tanto universalmente amate quanto lo sport. L’amore che il pubblico prova verso i suoi idoli risiede nelle loro storie, nelle loro origini umili e nella narrativa di riscatto sociale che li accompagna. Sono storie di vita che fanno sognare, che avvicinano il pubblico, il quale viene ispirato da questi grandi eroi a cercare il suo di potenziale inespresso, provando così a sbloccarlo.

Non è però tutto oro ciò che luccica, e queste storie gloriose non sono affatto la regola. Al fronte di campioni esemplari, tra i grandi dello sport si sono avvicendate figure oscure, dai caratteri burrascosi, piegati dalle dipendenze e dai ritmi di vita sfrenati. In questo articolo quindi vi proporremo i migliori film biografici sugli sportivi, le storie che secondo noi racchiudono al meglio tutte le sfaccettature che possono determinare la vita di un atleta.

Fearless (2006)

Jet-Li è il protagonista di quest’avventura sulle arti marziali, che racconta la vita di Huo Yuanjia, eroe nazionale cinese noto per aver organizzato e dominato le Wushu con combattenti stranieri. Il suo successo come lottatore d’arti marziali tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo avviene in un contesto che vede la Cina vittima di un’erosione culturale, per via delle forti influenze da parte degli altri paesi.

La storia di Yuanjia è un’allegoria che sta ad simboleggiare la rinascita dell’identità culturale cinese. Dall’inizio alla fine, il film ha numerose scene di combattimento splendidamente coreografate che sono una meraviglia per gli appassionati di azione e sport.

I, Tonya (2017)

Il film è la storia di Tonya Harding e della sua carriera nello sport professionistico, da outsider totale fino al clamoroso incidente occorso alla sua rivale Nancy Kerrigan, causato in un modo o nell’altro da chi le era vicino. Margot Robbie interpreta la protagonista con grande bravura, incarnando tutta la grinta dell’atleta, che scende in pista con il fuoco negli occhi, ma anche le debolezze e i timori che circondano la realtà della giovane pattinatrice.

Da sottolineare l’incredibile performance di Allison Janney, nei panni della madre della protagonista, LaVona, che per questa sua interpretazione vinse l’Oscar per la miglior attrice non protagonista.

Moneyball (2011)

Adattato dall’omonimo libro, Moneyball descrive come la squadra di baseball degli Oakland Athletics del 2002 abbia rivoluzionato la storia del suo sport, raggiungendo le finali con un roster di nuovi arrivati e veterani e con un budget ridotto.

In particolare, il general manager Billy Beane ha come missione quella di assemblare una squadra vincente con quasi nessun soldo, così si avvale delle capacita di un giovane laureato in economia a Yale, Peter Brand. Quest’ultimo, con le sue intuizioni brillanti sullo scouting e sull’analisi delle caratteristiche di giovani talenti, rivoluzionerà il modo di pensare della franchigia. Dopo numerosi attriti con i proprietari degli Athletics, Beane complotta contro i suoi capi per mantenere intatto il suo roster, mentre la lotta sul campo da baseball continua incessante.

Toro Scatenato (1980)

La tragica storia del pugile e anti-eroe Jake Lamotta, la cui propensione per la violenza è stata la chiave del suo successo sul ring, ma anche il motivo della fine delle sue relazioni al di fuori di esso, Toro Scatenato è il capolavoro preminente del maestro Martin Scorsese. È senza ombra di dubbio il miglior film di sempre in questo genere, nonché uno dei più belli in assoluto.

Dopo aver sconfitto Sugar Ray Robinson ed esser diventato campione del mondo, Lamotta sprofonda ben presto nella condizione di un ridicolo comico obeso solitario estraniato da chiunque lo abbia mai amato. L’autostima e la paranoia che hanno sabotato la sua vita risuonano nel suo mantra finale: “Sono il più forte, sono il più forte, sono il più forte!”.

Rush (2013)

RUSH

Un film dalle dosi incontrollate d’adrenalina che si concentra sulla rivalità tra i piloti di Formula 1 James Hunt e Niki Lauda, Rush intreccia la sua azione frenetica con il melodramma esistenziale. La parabola di Lauda come campione di F1 subisce diversi deragliamenti che lo mettono davanti ad un bivio, di fronte al quale gli tocca scegliere tra la sua carriera e l’integrità della sua vita familiare e sentimentale.

Hunt prospera dalle battute d’arresto di Lauda, abbracciando gli enormi rischi che sigilleranno il suo destino di campione, spodestando Lauda. Nella rivalità in pista e nel loro approcciarsi alla gara si rispecchierà molto del temperamento dei due piloti, del loro carattere e del loro modo di pensare.

Il sapore della vittoria (2000)

Descrivendo l’eroismo dell’allenatore Herman Boones, che ebbe come sua missione quella di abbattere le tensioni interculturali all’interno della squadra di football della Williams High School, Il sapore della vittoria utilizzò l’etica collegiale dello sport di squadra come metafora sul superamento del divario razziale.

Il film mette costantemente i suoi personaggi nella posizione di dover fare i conti con la sorte. Nei momenti di bui, la fede che i ragazzi della squadra acquisiscono man mano li porta alla fine al trionfo. Contrariamente a molti film sportivi, Il sapore della vittoria ha anche alcune scene di football coreografate, l’ultima delle quali è girata in una pioggia torrenziale, a dir poco epica.

Cinderella Man (2005)

Tutti amano una buona “comeback story”. Considerato un pugile finito dopo essersi rotto la mano sul ring, il pugile James Braddock è depresso e fuori dai circuiti sportivi, durante la Grande Depressione. Indigente e disperato, l’ex manager di James gli assicura una lotta una tantum in modo tale da fargli guadagnare il denaro necessario per la sopravvivenza. Con sorpresa di tutti, James vince dominando l’incontro con un clamoroso knockout anticipato.

La sfortuna di James si rivela essere la sua fortuna poiché lo riporta sul ring con più vigore che mai. Mentre si avvicina alla contesa per il titolo dei pesi massimi, i giornalisti vengono a sapere della sua ascesa e della sua parabola di redenzione, tanto da valergli appunto il soprannome di “Cinderella Man”.

The Fighter (2010)

Al fronte di una carriera talentuosa nell’ambito sportivo, la realtà ci racconta di vite nelle quali al successo atletico si oppone una vita personale caotica e persino tragica. Questo è il caso dell’ex pugile Dicky Eklund, la cui impresa compiuta contro Sugar Ray Leonard svanisce nell’ombra della sua attuale dipendenza da cocaina. Con i suoi giorni migliori ormai alle spalle, Dicky allena suo fratello Micky Ward, il quale sta cercando di trascendere il suo ruolo di guardiano della divisione dei pesi welter.

Le implicazioni del dramma familiare e la dipendenza da droga di suo fratello trattengono Micky dallo sbloccare il suo vero potenziale, costringendolo a dare priorità ai suoi interessi rispetto a quelli della sua famiglia in rovina. Le prove attoriali di un Christian Bale spaventosamente magro e dello statuario Mark Wahlberg sono degne di applausi.

The Hurricane (1999)

Molti drama sportivi hanno, dietro l’apparente intento di celebrare i successi sportivi del protagonista, l’intenzione di parlare di altro, approfondendo nei lati più recontidi delle personalità dipinte. The Hurricane non fa eccezione.

Dopo i processi e le tribolazioni del pugile dei pesi medi Rubin “The Hurricane” Carter, essendo stato erroneamente accusato di triplice omicidio, la sua carriera come pugile finisce inevitabilmente in secondo piano. Al contrario, il focus viene posto sulle questioni dei diritti civili e sul razzismo sistemico che ha intrappolato il malcapitato Carter. Interpretato da uno strepitoso Denzel Washington, il film è una testimonianza delle ingiustizie verso la comunità nera degli Stati Uniti, tematica che purtroppo risulta sempre attuale.

The Blind Side (2009)

Con la collaborazione di un gruppo di ex allenatori della NCAA, The Blind Side racconta la storia del linebacker di football Michael “Big Mike” Oher, che è passato da bambino adottivo alla scelta numero uno dei Baltimore Ravens al draft. Nello stato del Tennessee dove Mike trascorre l’infanzia, una donna compassionevole di nome Leigh Anne nota le sue difficoltà e, attraverso continui atti di gentilezza, di fatto lo adotta in modo informale.

Per gli altri facenti parte del circolo ricco, bianco e di alta classe di cui Leigh Anne fa parte, le sue gesta empatiche verso il meditabondo ragazzo nero risultano a dir poco incomprensibili. In un contesto sfavorevole e contro ogni pronostico, Mike riuscirà, grazie al prezioso sostegno di Anne, ad affermarsi grazie allo sport.