L’amore edipico come esperienza che disallinea il tempo nel film di Jonathan Glazer
In un orizzonte filosofico che dal cotidie morimur di Seneca all’essere per la morte di Heidegger pone la vita come piano che non si oppone alla morte, ma che vi si accompagna contemporaneamente, Birth – Io sono Sean ricerca un continuum tra le due condizioni, come un unico movimento poroso che compone l’esistenza.
Dopo un’incredibile carriera nel videoclip, nella sua opera seconda Jonathan Glazer spoglia così la reincarnazione induista di ogni connotazione karmica, imbrigliandola nel perturbante tra le beghe dell’alta borghesia newyorkese, nelle possessioni medianiche e nell’amore edipico.
La trama di Birth

Il film si apre, infatti, con Sean, figura enigmatica a cui la macchina da presa nega un volto definito, che muore dopo una corsa sotto il ponte di un parco: il corpo ripiegato in posizione fetale sotto un arco che assume l’aspetto primordiale di un utero.
La vita della moglie Anna (una formidabile Nicole Kidman sul cui volto si depositano dubbi, nevrosi e desiderio) viene ulteriormente sconvolta dieci anni dopo quando, in attesa delle seconde nozze con Joseph (Danny Huston), le si presenta in casa un bambino che afferma di essere la reincarnazione di suo marito defunto.
Le presenze nel cinema di Glazer

Con una messinscena algida, ponderata con precisione chirurgica, il cinema di Glazer sembra osservare i personaggi con un distacco formale che richiama il rigore di Kubrick, facendo risuonare nella pellicola gli ultimi echi di Eyes Wide Shut non solo sul volto della sua protagonista. Gli interni borghesi, eleganti quanto apparentemente intangibili, divengono allora spazi sospesi, quasi metafisici, dove la presenza di un morto sembra possibile.
Birth si inserisce così nel cinema dell’autore inglese come ennesimo film di presenze, entità ermetiche e spettrali – come l’aliena che percorre le strade di Glasgow in Under the Skin o i prigionieri dei campi di concentramento de La zona d’interesse – che alterano in maniera perturbante gli spazi.
Così, il bambino diviene in un primo momento figura che infrange con la potenza del rimosso la tranquillità della famiglia, manifestando la reincarnazione del marito attraverso dispositivi tipici dell’apparizione fantasmatica (telefonate, lettere, visite inattese), per poi diventare vero e proprio corpo medianico su cui si proiettano anche i desideri di Anna.
Un amore edipico dall’altrove

La psicanalisi freudiana si fa esplicita nell’evolversi del rapporto tra la protagonista e il bambino, quando la relazione tra i due scivola in una dimensione edipica che sembra quasi rielaborarne il mito. L’odio e lo scontro con il nuovo marito e la tensione tra maternità e desiderio tra i due assumono una forma tragica fino a quando, come spesso accade nell’ultimo atto nel cinema del regista, la prospettiva si incrina.
Se nel film fantascientifico con Scarlett Johansson il cacciatore finisce per divenire preda, e nella pellicola sui gerarchi nazisti lo spettro dell’olocausto tenuto fuoricampo acquista improvvisamente centralità nella forma di un atroce rigurgito della Storia, il palesarsi dell’ex-amante di Sean sporca la purezza di quell’apparente storia d’amore, introducendo un dubbio insolvibile sull’identità del bambino.
E alla fine Birth resta sospeso in quell’ambiguità. In quella crepa tra reincarnazione e desiderio edipico aperta dal ritorno (fittizio o reale) di Sean, dentro la quale hanno iniziato a prendere forma le presenze spettrali che animano l’eccezionale filmografia di Jonathan Glazer.
FAQ su Birth – Io sono Sean
Chi è Jonathan Glazer, il regista di Birth – Io sono Sean?
Classe 1965, Jonathan Glazer è un regista e sceneggiatore londinese divenuto celebre attraverso spot pubblicitari e videoclip. Nel 2000 ha fatto il suo esordio alla regia, mentre nel 2024 ha vinto il premio Oscar per il miglior film in lingua straniera per La zona d’interesse.
Quanti film ha girato Glazer?
Jonathan Glazer ha girato quattro film: il lungometraggio d’esordio Sexy Beast – L’ultimo colpo della bestia, Birth, Under the Skin e La zona d’interesse.
Chi è il giovane attore che interpreta Sean?
Sean è interpretato dall’attore canadese Cameron Bright.
