Recensione in anteprima di Jojo Rabbit di Taika Waititi, film d’apertura del 37° Torino Film Festival in uscita nelle sale il 23 gennaio 2020.

Nessun uomo ha conosciuto al cinema meno parodie e riletture comiche di Adolf Hitler. Ma è lecito ridere di chi ha incarnato il male assoluto macchiandosi di crimini indicibili? Può una mostruosità della Storia come l’Olocausto diventare oggetto di satira? L’interrogativo riaffiora ogni qualvolta un film osi sfidare il tabù secondo cui strappare il dittatore del Terzo Reich dalla schiera dei demoni per ricondurlo a un piano di divertita evasione equivale a sminuirne le atrocità commesse. Niente di più sbagliato: le pose esilaranti di Chaplin (Il grande dittatore), il tocco leggero di Lubitsch (Vogliamo vivere!), la comicità feroce di Brooks (Per favore, non toccate le vecchiette) – per citare tre casi esemplari – hanno fatto scuola nel seppellire il nazismo con una risata. Ma è terribilmente complicato scardinare l’ideologia superomistica nazionalsocialista evitando che il discorso sull’antisemitismo si affossi in toni melodrammatici e sentimentalisti. Tanto più nel nostro tempo, travagliato da rinnovati problemi di convivenza e di odio razziale fra culture ed etnie.

Con Jojo Rabbit, film d’apertura del 37° Torino Film Festival già vincitore del People’s Choice Award all’ultimo Festival di Toronto, il regista neozelandese Taika Waititi (What We Do in the Shadows, Thor: Ragnarok) tenta l’azzardo dando volto e corpo al Führer più strampalato e macchiettistico degli ultimi anni: quello uscito dalle fantasticherie di un ragazzino di dieci anni, venuto su a pane e nazismo, che ha trasformato il suo idolo in un amico immaginario.

Liberamente tratto dal romanzo Come semi d’autunno di Christine Leunens, il soggetto ruota attorno al piccolo Jojo Betzler (il dolcissimo esordiente Roman Griffin Davis), membro entusiasta della Gioventù hitleriana che tappezza la cameretta di svastiche e “gioca” a far la guerra in improbabili campi scout alla Wes Anderson. Indottrinato al culto dell’arianesimo e alla devozione verso il capo, il maldestro e un po’ timido Jojo fa del suo meglio per dimostrarsi all’altezza delle lezioni impartite dal capitano Klenzendorf (Sam Rockwell) e dalla valchiria sua vice (Rebel Wilson), ma durante l’addestramento subisce continue umiliazioni dai compagni e fraternizza con Yorkie (Archie Yates), bullizzato come lui. Solo all’amico immaginario riesce a confidare il suo sconforto e a chiedere consiglio: un Hitler vanesio e cialtrone che, come un padre putativo (quello vero è al fronte), lo sprona senza troppa convinzione ad assumere un fanatismo adeguatamente patriottico. A casa non sa che la comprensiva mamma Rosie (una tenera e protettiva Scarlett Johansson), uno spirito libero che «fa quello che può» contro il regime, offre rifugio ad una ragazza ebrea di nome Elsa (Thomasin McKenzie, vera rivelazione del film accanto al protagonista) in un nascondiglio ricavato dietro a una parete. Quando Jojo lo scopre molte delle sue convinzioni iniziano a sgretolarsi. L’orrore per la presenza della mostruosa e diabolica giudea, che ama il disegno e le poesie di Rilke, si andrà tramutando in curiosità e, inevitabilmente, in qualcosa di più. Così, mentre là fuori il vecchio sistema crolla sotto le bombe degli alleati, per Jojo ci sarà ancora il tempo per redimersi.

Jojo Rabbit è una provocazione rassicurante in bilico fra satira e dramma che dietro l’irriverenza anarchica di una nazi-comedy pop cela un coming-of-age fin troppo convenzionale. Preoccupato di fornire un’impronta moraleggiante al graduale processo di denazificazione che fa maturare il giovane protagonista, Waititi raccoglie solo a metà la sfida che ha lanciato a se stesso (non a caso, figlio di papà maori e mamma ebrea) e rinuncia a esasperare fino in fondo l’assurdità delle trovate più caustiche e sinistre. Quando l’ombra della guerra e della Shoah si allunga sul racconto la farsa lascia il posto all’orrore, un orrore che prende il riso per mano e lo ammonisce, rendendolo strumento di riflessione e di divertimento a denti stretti. In fondo, ci dice Waititi, Jojo Rabbit è una favola nera, ma pur sempre una favola, con una morale anti-odio da difendere e ribadire come monito alle nuove generazioni. Possiamo mescolare i Beatles alle parate naziste, gli unicorni in salmì alla solennità di un inno alla vita come Heroes di Bowie, ma non siamo davvero pronti a mitigare le responsabilità storiche di Hitler dietro una ridicola maschera da supercattivo.

Scheda film

Jojo Rabbit


Regia:
  • Taika Waititi

Interpreti:
  • Roman Griffin Davis
  • Taika Waititi
  • Scarlett Johansson
  • Sam Rockwell
  • Rebel Wilson
  • Thomasin McKenzie
  • Archie Yates
Durata: 108 min
Premiere: 23 gennaio 2020

Print Friendly, PDF & Email