Se il girl power è la giusta via per combattere un nemico oscuro, l’amore è la forza riparatrice che aiuta il Dio del Tuono a ritrovare se stesso. Dopo il successo di Thor: Ragnarok (uscito nel 2017) Taika Waititi torna a dirigere l’eclettico supereroe dell’universo MCU in Thor: Love and Thunder.
Scritto dallo stesso Waititi insieme a Jennifer Kaytin Robinson, prodotto da Kevin Feige e Brad Winderbaum, dal 6 luglio in sala.

Una parentesi rivelatrice anticipa l’origine di Gorr il Macellatore di Dei (Christian Bale), villain disilluso, segnato dalla morte della propria figlia e con un rapporto complicato col suo essere divinità. Gorr insegue una sanguinaria vendetta, cacciando e trucidando un dio dopo l’altro.
Avevamo lasciato Thor (Chris Hemsworth) che sprofondava in un baratro di tristezza. Dopo aver perso affetti e aver assistito alla distruzione di Asgard, aveva deciso di unirsi ai Guardiani della Galassia per vivere avventure in giro per l’Universo.
Con la minaccia di Gorr molto vicina, Thor dovrà difendersi da questo nuovo nemico e per fermarlo chiederà aiuto a Korg (Taika Waititi), Re Valchiria (Tessa Thompson) e alla dottoressa Jane Foster o forse dovremmo dire Mighty Thor. Proprio quest’ultima impugnerà il possente martello del Dio del tuono, andato distrutto da Hela qualche tempo prima.

Con Thor: Love and Thunder siamo in piena fase 4 del Marvel Cinematic Universe e il personaggio di Thor riappare ora per la prima volta dopo Avengers: Endgame, ovvero quando il riferimento estetico a Il Grande Lebowski era tutto ciò che ci era rimasto di un Dio che per la prima volta si interfacciava con la parte più umana di se.
In Thor: Love and Thunder la storia viene sviluppata ironicamente prestando attenzione al lato più umano ed emotivo dei protagonisti e di conseguenza alle complesse dinamiche relazionali. Waititi usa il filo conduttore dell’amore come forza salvifica alternando parentesi umoristiche semplici, ma efficaci.
Thor: Love and Thunder possiede un grande dinamismo sia registicamente che musicalmente. Le scene di combattimento, soprattutto nella parte iniziale, diventano quasi una coreografia di danza energica dove l’eroe balla a suon di martellate e pugni sulle note di iconici brani rock ed heavy metal anni Ottanta. Il rimando alla cultura pop di quel decennio e di quello successivo diventa emblematico in una scena di lotta dove Chris Hemsworth si esibisce in una spaccata in sospensione alla Van Damme sulle note di Welcome to the jungle dei Guns & Roses.

Thor: Love and Thunder si avvale di una narrazione in cui l’alternanza del flashback offre allo spettatore, anche al più smemorato, di riallacciarsi a ciò che sta per accadere. Il combattimento diventa anche allegorico e nostalgicamente romantico, Thor rincontra la sua “ex” e quindi trasferisce sugli oggetti la gelosia che prova e si divide tra Mjolnir (il martello che apparteneva al meno umano Thor dei primi film) e Stormbreaker (che invece è l’arma di un supereroe più emotivo e meno superficiale). All’interno di questo dualismo il supereroe norreno cerca di trovare un equilibrio personale accettando quella forza “tutta al femminile” guidata dall’amore.
Narrando l’avventura di un Thor molto più stratificato, Waititi riesce a divertire lo spettatore offrendogli un lieto fine dolce-amaro e facendogli desiderare impazientemente un probabile ritorno sugli schermi.

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