Amanti perduti, titolo che ben poco rende giustizia all’originale Les enfants du paradis, è il monumentale film del 1945 di Marcel Carnè con sceneggiatura e dialoghi di Jaques Prévert.

Riassumere Amanti Perduti in una parola è, probabilmente, impossibile, il film di Carnè è molte cose: è una triste storia d’amore, un dramma sociale, uno spaccato di vita dentro e fuori il teatro e lungo il Boulevard du crime, viale affollato e malfamato dove tutto nasce e tutti si scontrano.

Il film, c’è da dire, seppur ambientato nella Francia di Luigi Filippo, quella ottocentesca, ricostruita e messa in scena a Nizza, è girato nel buio periodo della Seconda Guerra Mondiale con la Francia occupata dai nazisti, soggetta a censure e soprusi. In questo contesto, Carnè e Prèvert riescono a ritagliarsi uno spazio festoso, carnevalesco, un luogo fatto di maschere e delinquenti, innamoramenti e crimini, raggiungendo l’apice della loro collaborazione artistica.

Les enfants du paradis è, infatti, un’opera monumentale, dettagliata e infinitamente complessa che occupa l’intero schermo, affollandolo di maschere, sentimenti, drammi e amori, come a voler cancellare ogni traccia di quell’orribile presente. E la titanica impresa riesce, Amanti perduti è infatti, ancora oggi, considerato uno dei più grandi capolavori del cinema francese.

La versione originale e quella italiana

Prima di addentrarci nelle pieghe del film, è doverosa una piccola precisazione. Iniziamo dal titolo, ben distante dall’originale francese che da Les enfants du paradis, che stava a simboleggiare i giovani spettatori dell’alto loggione del teatro, diventa Amanti Perduti, riducendo tutto ad una tragica storia d’amore; ma fin qui si può dire che non ci siano grandi problemi, come ormai ben sappiamo, l’Italia è maestra nell’arte del tradurre “a sentimento”, il problema della versione italiana è un altro.

La pellicola originale, infatti, prevede poco più di tre ore, che scorrono velocemente grazie ad una messa in scena veloce, un montaggio ben calibrato, una potenza di dialoghi propria di un poeta e uno scambio continuo di personaggi che salgono e scendono dal palco alternandosi come maschere in un continuo gioco delle parti.

E in Italia? ecco, Amanti Perduti arriva, dopo un grossolano taglio con l’accetta, ad un’ora e mezza di girato. Neanche a dirlo, il racconto ne risente tremendamente, a causa di buchi narrativi che rendono difficilmente comprensibili alcuni avvenimenti, sentimenti, ritorni e inversioni di marcia, nonché privando lo spettatore di pantomime e intermezzi teatrali che danno completezza al racconto totale.
Pertanto, cercate la versione originale.

Amanti Perduti: trama del film

La storia di base del film di Carnè è abbastanza semplice, è un intreccio tra una donna Garance Arletty, e quattro uomini, diversissimi tra loro, che la amano, la bramano e se la contendono in una sorta di ballo in costume che mescola realtà e finzione, vita e teatro, in cui tutti sembrano indossare una maschera per sopravvivere, compresa Garance.

Baptiste, Jean-Louis Barrault, è il mimo, l’uomo profondo, l’amore puro e incompreso, poi c’è Fréderic Lemaître, Pierre Brasseur, l’attore, l’istrione e ancora Lacenaire, Marcel Herrand, il delinquente che si atteggia a gentiluomo e, infine, il ricco conte di Montray.
Tutti diversi ma tutti interessati alla stessa donna, bellissima e seducente, ma nessuno come il sentimentale Baptiste che ama profondamente, per un tempo lunghissimo che sembra volerlo allontanare forzatamente dal suo cuore, per poi concedergli solo qualche amara briciola sul finale.

Tutto è ben scritto, ben calibrato, come una lunga camminata sul filo di un funambolo che pende tra il romanticismo e la disillusione, la disperazione e la gioia, la verità e la finzione.
La potenza delle immagini, seppur in bianco e nero, riesce a creare una sorta di magia sullo schermo con la stessa potenza di una poesia di Prévert, ribelle, sentimentale e struggente. Splendida, poi, è la corsa di Baptiste per le vie di Parigi nel furore del Carnevale che si scontra vis à vis con la sua disperazione. Sicuramente un film da vedere e rivedere.