PANCAKES!

Cabin Fever e  Cabin Fever 2  – Il Contagio: una buon dose di body horror mista a gag che interrompono la tensione tipica del genere.

Cabin Fever esce nel 2002 dalla mente di Eli Roth (e da una sua diretta esperienza da come racconta nel dietro le quinte), mentre il secondo capitolo è del 2009 e lo dirige Ti West, lo stesso autore dietro la trilogia di X interpretata da Mia Goth

Seppur diversi, seppur inizialmente non compresi, entrambi i film hanno rapidamente guadagnato la fama di cult nel panorama horror, mescolando sapientemente elementi comici e splatter. C’è anche una sottile voglia di avvisare il pubblico su un tema che non è mai stato preso sul serio, almeno non fino al 2020.

Cabin Fever: Roth omaggia il genere con sarcasmo

Cabin Fever è la storia di come le persone affrontano un virus che provoca piaghe sanguinolente e che fa perdere pezzi.

La trama inizia con un eremita che, dopo aver trovato il suo cane morto e essersi sporcato con il suo sangue, contrae una malattia mortale e contagiosa.
Qualche giorno dopo, un gruppo di cinque amici —Jeff, Marcy, Paul, Karen e Bert— decide di passare una settimana in un cottage di campagna. Jeff (Joey Kern) e Marcy (Cerina Vincent) sono una coppia, mentre Paul (Rider Strong) è innamorato di Karen (Jordan Ladd). Bert (James DeBello) è il classico ragazzo immaturo e chiassoso. Arrivati nel villaggio vicino, i ragazzi incontrano personaggi eccentrici, come Dennis, un ragazzino autistico ossessionato dai pancakes, e un anziano proprietario di un negozio di alimentari che si prepara con un fucile.

Il film segna l’inizio della carriera di Eli Roth come regista di genere, ed è notevole se si pensa che l’ispirazione sia la contrazione di un’infezione della pelle mentre lavorava in Islanda. Con fatica (e grazie a David Lynch) ottiene i finanziamenti e debutta al Toronto Film Festival per poi incassare 30 milioni al botteghino.

Nella pellicola troviamo elementi già visti nei classici di Carpenter e nei film La casa e Non aprite quella porta: grottesco, surrealismo e scene comiche si fondono nella sceneggiatura scritta da Roth, mentre la tensione viene accompagnata dalle musiche del compositore Angelo Badalamenti e dagli effetti speciali e dal montaggio di Ryan Foxley.

I personaggi sembrano una parodia degli stereotipi horror e sono proprio loro che aggiungono ironia ad una trama per nulla positiva e altamente cinica. Dal ragazzino biondo ossessionato dai pancakes, fino all’antipatia di Jeff, ogni elemento attivo in questa storia sprizza egoismo e stupidità da tutti i pori.

Nel 2002 era ancora qualcosa di nuovo mescolare body gag, come quella della fisarmonica ingoiata, a gore più spinto. Sebbene non sia stato compreso come film all’uscita, Eli Roth attinge a influenze di registi come Romero e perfino Fulci e Argento, presentando un’analisi della gioventù americana, spesso violenta e superficiale e i dialoghi ne sono la conferma.

In definitiva, Cabin Fever rappresenta un buon esempio di horror indipendente, con effetti ben realizzati e una recitazione che, pur essendo sopra le righe, si integra con l’intento di smontare gli stereotipi del genere.

Il Contagio ai tempi del liceo secondo Ti West

Il sequel, Cabin Fever 2 – Il Contagio (Cabin Fever 2  Spring Fever” (2009), diretto da Ti West, tenta di proseguire la scia splatter del primo, ma spostandosi in un liceo.
Il sequel riprende la storia del primo film, con Paul ormai moribondo che cade in un lago contaminando l’acqua e poi viene investito. Il problema è che il virus si diffonde tramite l’acqua in bottiglia prodotta da un’industria locale che viene poi distribuita a scuola.

La trama, dunque, si concentra su John (Noah Segan) uno studente vicino alla fine del liceo, innamorato di Cassie (Alexi Wasser) ha appena concluso una relazione con Marc (Marc Senter), un ragazzo violento e popolare. Marc minaccia John per tenerlo lontano da Cassie. Nel frattempo Alex (Rusty Kelley), il migliore amico di John, si lascia sedurre da Liz (Regan Deal), ma il suo tentativo di portarla al ballo di fine anno fallisce. Alla fine, John riesce a convincere Cassie ad andare con lui al ballo, nonostante un iniziale rifiuto.
Nel frattempo, l’agente Olsen incontra un operaio infetto dell’industria di acqua in bottiglia e capisce che c’è qualcosa che non va, mentre al liceo sono tutti fin troppo tranquilli.

Se Cabin Fever all’epoca suscitò un certo interesse, il secondo film non ha lo stesso mordente né per la critica, né per lo stesso regista che dichiara di essersi pentito di questo progetto.
Eppure la sceneggiatura non è poi così male: l’esordiente Joshua Malkin, nello scrivere i dialoghi, richiama Carrie e Halloween e tutti quei film con personaggi adolescenziali alle prese con temi apparentemente superficiali.

Forse, rispetto al primo, manca la spinta sul pedale per le body gag, ma gli elementi comici non mancano: ci sono Alex, che è il comic relief del film (e guarda caso è il ragazzo più grasso), l’incipit e il finale animati che rendono cartoonesco e ridicolo un tema serio come il contagio, quasi a sottolineare che tutto ciò potrebbe essere evitato. E a tal proposito, rivedere il film in un periodo post covid ha un impatto ancora più forte: l’idea che l’apocalisse sia imminente per colpa della stupidità della gente è un horror già di per sé.

Per quanto riguarda la regia, forse Ti West è troppo duro con questo film, ma non si può negare che a tratti Cabin Fever 2 sembra poco coeso perché alcune scene sembrano montate male. In generale, manca un’attenzione ai dettagli a cominciare dai primissimi minuti: il pullman poteva fermarsi o rimanere nella sua corsia senza uccidere Paul.

Per concludere con delle curiosità, Cabin Fever 2 – Il contagio, presenta delle piccole chicche: innanzitutto, non si conosce l’attore che interpreta il “chirurgo-coniglio”, il quale cura Dennis; nei titoli di coda è scritto “We will never tell”. Questo personaggio omaggia una scena di Shining ma, nel 2024, la mente vaga anche Donny Darko.

Inoltre, il film presenta un cameo del regista Eli Roth, accreditato come David Kaufbird, nel ruolo del ragazzo con il cane. Suo fratello, Adam Roth, appare anche come un uomo calvo in alcuni flashback.

Per recuperare entrambi i film, basta tenere d’occhio le opportunità presenti qui.