Tra i vari Classici omaggiati nell’ottantunesima edizione del Festival del Cinema di Venezia c’è The Man Who Left His Will on Film (Japanese: 東京戦争戦後秘話, trad. lit. di Storia segreta del periodo post-guerra di Tokyo), pellicola giapponese diretta da Nagisa Ōshima e interpretata principalmente da Kazuo Goto e Emiko Iwasaki, due attori senza formazione e alla prima esperienza.

The Man Who Left His Will on Film, datato 1970, è considerato tra gli amanti del cinema sperimentale uno dei capolavori di Oshima, fine sperimentatore e precursore della Nouvelle Vague, cui realizzazioni suscitano scandalo sia a livello nazionale che internazionale per il loro contenuto politico, come in Notte e nebbia del Giappone e Furyo, oppure per il loro carattere trasgressivo, come in L’impero dei sensi.

Il regista, purtroppo, non è più in vita dal 2013, ma con questo film lascia al mondo un’opera meta che maneggia – fino a farci l’amore – il materiale filmico, frutto di un processo di insurrezione che va dall’astrazione all’attuazione estrema.

The Man Who Left His Will on Film, il plot del film 

La storia di The Man Who Left His Will on Film ruota attorno a giovani attivisti di Tokyo in seguito alle proteste studentesche del 1968. Mentre vengono inseguiti dalla polizia,l’aspirante regista Endo Takagi (Kazuo Hashimoto) si suicida saltando da un edificio. 

Il compagno Motoki (Kazuo Goto), che lo stava inseguendo per riprendersi la macchina fotografica in prestito, è testimone della tragedia e quasi come se non fosse importante la morte del compagno, si fa strada tra la folla radunata attorno al corpo, afferra la preziosa macchina e fugge finché la polizia lo cattura e confisca la cinepresa come prova, per ripiombare in un altro inseguimento impari tra il ragazzo e la volante della polizia.

Motoki si risveglia nel suo gruppo di attivisti radicali del cinema, incluso l’amico deceduto Endo, che ora è descritto come se avesse solo una caviglia slogata. 

Da qua cominciano a confondersi le varie realtà tra le battute dei personaggi, che danno prima per morto, poi ferito e infine inesistente il suicida Takagi. Nel frattempo, Motoki si avvicina in maniera morbosa (arrivando a stuprarla) alla ragazza di Endo, Yasuko (Emiko Iwasaki), poiché legati dall’interesse per il film testamento che nel frattempo è stato restituito dalla polizia.

Tutti gli attivisti guardano e commentano il film, rimanendo delusi. I pensieri in voiceover che fanno sono gli stessi del pubblico: la pellicola lasciata dal loro amico è unicamente costituita da riprese dei paesaggi di tutti i giorni. 

Da qui, Motoki vuole risolvere l’enigma del suicidio e del criptico testamento, coinvolgendo la povera Yasuko nella sua ossessione di filmare quegli stessi paesaggi ripresi dal suo amico.

La manipolazione della pellicola secondo Ōshima 

Ōshima produce un film nel film, elemento già chiaro dalle prime scene per la loro natura amatoriale. E per sottolineare questa fattura, il regista non corregge affatto la misera recitazione degli attori, che non sanno veicolare le battute.

Nonostante ciò, il film viene spesso paragonato a  di Fellini per la sua complessità narrativa e l’articolazione dei punti di vista sottolineata attraverso la posizione della cinepresa, utilizzando ogni tipo di inquadratura possibile, da quelle statiche a quelle in movimento, dai paralleli fatti con lo zoom in e zoom out.

Il film è indecifrabile, contraddittorio per via di tutte le parole quasi urlate del protagonista e dei flebili tentativi di opporsi della ragazza, eppure in The Man Who Left His Will on Film si prova a far passare il messaggio di voler decostruire quello che è sempre stato imposto, dal concetto di proprietà privata a quello di esistenza.

Un momento cruciale e visivamente bello si verifica quando Yasuko proietta il testamento sul suo corpo nudo, lasciandosi andare al piacere, oltre che per trovare un contatto con Takagi. In quel momento, il suo desiderio di fare l’amore con il suo ragazzo attraverso le immagini catturate da quest’ultimo diventa manifesto della manipolazione della pellicola, tipico elemento del cinema sperimentale fatto speso di taglia e cuci e sovrimpressioni, spesso solo per il piacere di farlo, quasi a voler soddisfare una sorta di fantasia fetish. 

Ribellione, irruzione e provocazione sono i perni del film ma, in un’ottica moderna, l’abuso del corpo di Yasuko e gli stupri gratuiti, che lo spettatore deve subire insieme a lei, risultano oggettivamente inutili. Nonostante ciò, è innegabile che The Man Who Left His Will on Film sia un must watch per gli appassionati di cinema sperimentale.