Avevamo bisogno dell’ennesima storia di mafia? Probabilmente no, ma questo non ha fermato i creatori e distributori di Iddu, film in concorso all’ottantunesima edizione del Festival del Cinema di Venezia.
Fabio Grassadonia e Antonio Piazza dirigono Toni Servillo e Elio Germano, ma anche Daniela Marra, Barbora Bobulova, Giuseppe Tantillo, Fausto Russo Alesi, Antonia Truppo, Tommaso Ragno, Betti Pedrazzi, Filippo Luna, Rosario Palazzolo, Roberto De Francesco, Vincenzo Ferrera, Maurizio Marchetti, Gianluca Zaccaria e Lucio Patanè, in quello che sembra una scrittura divisa per i due personaggi principali, che sono solo in contatto epistolare.
Iddu non parla di fatti realmente accaduti, ma è ispirato a Matteo Messina Denaro, mafioso siciliano rimasto latitante per troppi anni, e ai suoi pizzini, rinvenuti durante la latitanza del capomafia.

Attraverso queste lettere, il boss amministrava la sua esistenza nell’ombra e le sue operazioni malavitose. I pizzini, però, andavano oltre il loro scopo pratico di comunicazione illecita, rivelando tratti della sua personalità.
Il film di 130 minuti verrà distribuito dal 10 Ottobre 2024 da 01 Distribution al cinema con il titolo di Iddu – L’Ultimo Padrino.
Iddu, la trama del film di Grassadonia e Piazza
Traendo libera ispirazione dai pizzini, Iddu segue la vita di Catello (Toni Servillo) un ex-politico condannato per mafia e appena uscito di prigione, che agli inizio degli anni 2000 si trova a dover affrontare le conseguenze delle sue scelte. Ridotto in miseria e costantemente e giustamente umiliato dalla moglie, Catello si ritrova a fare i conti con ciò che ha lasciato indietro.
La storia prende una svolta quando i Servizi Segreti italiani lo prendono e lo mettono alle strette, chiedendogli di aiutare nella cattura di Matteo Messina Denaro (Elio Germano), l’ultimo grande latitante mafioso.
Catello, all’inizio riluttante, vede la possibilità di riscattarsi e di riacquistare un ruolo di rilievo. Inizia quindi un curioso scambio epistolare con Messina Denaro, sfruttando il lato più emotivo del boss per manipolarlo.
L’Ultimo Padrino, il commento sul film

Iddu, forse per la natura doppia della regia, sembra una fusione di due modi di trattare una storia di mafia: da una parte abbiamo un ridicolo Matteo, sagoma di uno stereotipo, serio e bidimensionale, dall’altra abbiamo la parte “Rai Fiction” con Catello e le varie dinamiche interpersonali più naturali e “simpaticone”.
I personaggi di Iddu li abbiamo già visti in altri prodotti simili, come l’agente Rita Mancuso (Daniela Marra) e Stefania, la sorella di Matteo, (Antonia Truppo): probabilmente l’unico personaggio “nuovo” è proprio quello di Catello, colto e ben consapevole di ciò che fa, non vittima delle circostanze ma abile opportunista amante del potere, almeno finché è durata.
C’è uno spiraglio di una storyline diversa con conseguente progressione del personaggio quando Matteo vuole aiutare la signora Lucia Russo (Barbara Bobul’ovà), ma di fatto si conclude con nulla. Al massimo, in questo rapporto tra i due si può evincere il motivo della latitanza prolungata di Messina Denaro.
Il pubblico sa già come sono andate le cose e non si può non percepire un sintomo di riluttanza diffusa nel corso di Iddu, che nel finale si acutizza in rassegnazione: il discorso del capo squadra dei Servizi Segreti Schiavon (Fausto Russo Alesi) è semplicemente deprimente, l’idea che il sistema mafioso sia nelle viscere di ogni cosa è spaventoso e fa arrabbiare.
Probabilmente, i due registi e sceneggiatori volevano proprio arrivare qui, a voler parlare ancora di mafia per tintinnare le antenne dello spettatore. Ma una domanda sorge spontanea: non è che parlarne così tanto ormai anestetizza? Iddu lo fa.

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