C’era una volta una bambina di nome Coraline Jones che andò a vivere con i suoi genitori in un’antica casa con un giardino abbandonato e un altero gatto nero, con degli insoliti vicini e una porta chiusa a chiave in un muro di mattoni. Il signor Bobo – lo strano e baffuto signore che viveva nel sottotetto – le riferì un messaggio dei ratti che addestrava per uno spettacolo: “Non varcare quella porta”. Miss Spink e Miss Forcible – due anziane attrici che vivevano al piano terra con dei vecchi terrier scozzesi – lessero nelle foglie di tè che un pericolo incombeva su di lei, così le diedero un amuleto, un sassolino con un buco al centro. Ma Coraline era curiosa, così prese la chiave della porta e l’aprì. Al posto dei mattoni c’era un corridoio buio che emanava odore di stantio. Dall’altra parte trovò una casa quasi uguale alla sua, con genitori e inquilini. Tutto sembrava più bello e tutti erano gentili con lei ma tutti avevano due bottoni neri cuciti al posto degli occhi e tutti, tranne l’altra madre, erano copie, lei era qualcos’altro. Solo il gatto nero con i suoi occhi verdi era lo stesso gatto e in quel posto poteva parlare. L’altra madre le propose di restare con lei per sempre, doveva fare solo una cosa, doveva farsi cucire due lucenti bottoni neri sugli occhi. Coraline disse che ci avrebbe pensato, riattraversò il tunnel e chiuse la porta. In casa non c’era nessuno, poi vide i suoi genitori nel riflesso dello specchio sull’armadio del corridoio, sua madre scrisse “ICATUIA”. Così la bambina prese il sassolino col buco in mezzo, aprì la porta e si incamminò col gatto al suo fianco. coraline-e-i-suoi-genitori-alternativi-in-una-scena-del-film-coraline-e-la-porta-magica-121092L’altra madre l’attendeva, mandò un ratto a prendere la chiave dall’altra parte e chiuse la porta, Coraline non poteva più andare via. Sul caminetto vide un globo di vetro con la neve e con due minuscole figure dentro. Provò ad allontanarsi dalla casa ma in quel mondo non esisteva nient‘altro. Il gatto le consigliò di sfidare l’altra madre, era l’unica possibilità. La trovò in casa, ma quando si rifiutò di restare lì fu rinchiusa per punizione dentro l’armadio con lo specchio. Nel buio riconobbe le forme eteree di tre bambini. Le raccontarono che l’altra madre li aveva imprigionati in quel mondo consumandoli pian piano, ora, di loro, non erano rimaste che ombre. Quando l’altra madre la liberò, Coraline le fece una proposta, se avesse trovato le anime dei tre bambini e i suoi genitori sarebbe stata libera di tornare a casa sua con tutti loro, se non ci fosse riuscita sarebbe rimasta con lei. L’altra madre accettò con un ghigno e scomparve. La bambina cominciò la ricerca guardando attraverso il buco al centro del sassolino, da lì tutto appariva grigio ma con delle eccezioni. Trovò tre biglie luminose, la prima in camera sua tra i giocattoli, la seconda la strappò dalle grinfie delle altre attrici mentre la terza era in soffitta ma le fu sottratta da un ratto. La bambina lo inseguì giù per le scale ma cadde e il topo riuscì a fuggire. Coraline aveva il ginocchio dolorante e pensò di aver perso, poi vide la testa del ratto a terra e il gatto nero con la biglia. Ora doveva trovare i suoi genitori, ma sapeva dov’erano, prese in braccio il gatto e entrò in casa mentre il mondo si disfaceva. L’altra madre l’aspettava davanti la porta. Coraline capì che non l’avrebbe mai lasciata andare, perciò le disse che i suoi genitori erano nel corridoio oltre la porta. L’altra madre gongolò, la aprì con la chiave e le mostrò che lì non c’era nulla. Allora Coraline le lanciò il gatto addosso e, mentre lui le graffiava il viso, afferrò il globo sul caminetto con la neve e i suoi genitori all’interno, prese la chiave dalla serratura e entrò nel corridoio buio seguita dal gatto. Iniziò a chiudere la porta ma la megera lo impediva, poi sentì le mani di due adulti e di tre bambini che si univano alle sue e la porta si chiuse. Qualcosa le cadde vicino. Percorrendo il tunnel qualcosa le corse tra i piedi, poi apparve una luce e giunse a casa sua. Chiuse la porta a chiave e cadde addormentata. Quella notte sognò i tre bambini, la ringraziarono ma le dissero che non era finita. Il giorno dopo vide qualcosa, era la mano destra dell’altra madre. Coraline sapeva che la mano voleva la chiave, così ideò un piano. Raggiunse di nascosto un vecchio pozzo, spostò le assi che lo coprivano, vi stese sopra una tovaglia e tornò indietro. Mentre giocava con la chiave disse a tutti che stava andando al pozzo a fare un picnic e poi ci andò. Posò la chiave al centro della tovaglia e quando la mano saltò per prenderla il suo peso la fece precipitare. Coraline rimise le assi a posto e quella sera riuscì finalmente a prendere sonno felice.

 L’autore del libro, Nein Gaiman, è uno scrittore inglese di fumetti, racconti, romanzi, e, talvolta, episodi di serie televisive. Le tematiche affrontate nei suoi scritti sono fortemente legati al folklore e alla mitologia principalmente nordica e narrano eventi fantastici in un mondo in cui il meraviglioso convive con la normalità ma per accorgersene bisogna saperlo cercare e vedere.

Coraline” è un romanzo breve del 2002 scritto in terza persona immersa con un linguaggio semplice adatto ai bambini ai quali il testo sembra indirizzato, ma la lettura si rivela gradevole anche per gli adulti che, entrando nel mondo fantastico creato da Gaiman, ritrovano il legame con l’infanzia. L’autore riesce, infatti, a concretizzare in maniera realistica i percorsi mentali di una ragazzina e grazie a questo gli adulti si immedesimano in lei perché ritrovano il bambino che sono stati. Ma “Coraline” è una fiaba e della fiaba ha sia la morfologia (ci si può divertire a trovare i personaggi e le funzioni enunciate da V. Propp in “Morfologia della fiaba“, ci sono quasi tutte) sia la funzione educativa. Ha un messaggio positivo al suo interno, ci dice che non tutto ciò che sembra bello lo è realmente, che è possibile combattere e vincere anche un avversario apparentemente invincibile e che, soprattutto, se si ottiene sempre tutto ciò che si desidera senza problemi le cose cesseranno di avere importanza. In più “Coraline” è una fiaba nera, una fiaba, cioè, che ha una componente orrorifica che spaventa il lettore – o lo spettatore del film – ed è funzionale a far risaltare ancora di più il finale positivo della vicenda.

Coraline” ha vinto sia il premio Nebula sia il premio Hugo per il miglior romanzo breve del 2003 ed è stato un best sellers non solo in Italia. Le immagini nel libro sono di Dave McKean, un illustratore, fumettista, regista cinematografico inglese che ama mescolare nei suoi lavori più tecniche artistiche.

L’adattamento cinematografico di “Coraline” è del 2009 ed è diretto da Henry Selik, che ne è anche sceneggiatore. In questo film sono evidenti delle similitudini dal punto di vista visivo con “Nightmare before christmas” che Selik aveva diretto nel 1993 su soggetto di Tim Burton.

Il film è realizzato tramite la tecnica dello stop-motion – o passo uno – cioè la tecnica di fotografare le miniature, muoverle leggermente, fotografarle e di nuovo e così via sino ad avere, mettendo in fila tutte le foto, una sequenza in cui si ottiene l’illusione del movimento. I personaggi sono ben realizzati, la protagonista con la sua smorfia sul viso è accattivante come anche le particolarità di tutti i personaggi del film che, però,  mantengono la componente spaventevole tipica della fiaba nera. Il film è gradevole e, come il racconto, è fruibile sia dagli adulti che dai bambini. La pellicola, pur mantenendo la struttura narrativa della fiaba, presenta delle differenze rispetto la libro: il personaggio di Wybie – Wyborne – con cui Coraline instaura un’amicizia e che l’aiuta a gettare la mano nel pozzo, nel libro non esiste; la protagonista si reca più volte nell’altra realtà e per tornare indietro le basta addormentarsi; la prima biglia, contenente l’anima di un bambino, è nel giardino, non in camera, e Coraline deve combattere contro l’altro padre per averla; infine, l’altra madre nel finale ha l’aspetto simile a quello di un ragno meccanico e la sua mano destra, che insegue la bambina nella realtà, sembra fatta di aghi appuntiti, non di carne e artigli come nel libro. Questo perché, visto che l’altra madre crea bambole e cuce bottoni, nell’adattamento cinematografico si è pensato di rappresentarla visivamente come fatta di aghi. Per renderla ancora più inquietante, nel confronto finale con Coraline sulla ragnatela, l’altra madre ricorda la creatura aliena del film “Aliens”, inquadrature comprese.

 La pellicola è stata realizzata in 3D ma sono poche le scene in cui è realmente utilizzato – ad esempio nei titoli di testa – ed è quindi fruibile in due dimensioni senza nessun problema.

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