Il pianoforte è uno degli strumenti più usati all’interno del cinema. Il suo essere potente, delicato, intimo e drammatico permette di adattarsi molto bene ai diversi generi cinematografici e alle diverse emozioni che una storia vuole trasmettere. A livello tecnico, crea dei ritmi che possono accompagnare l’azione arricchendola. Diventa parte del linguaggio del film stesso.
Quale giorno migliore per non parlare di questo tema se non la Giornata Internazionale del Pianoforte? Cercherò, attraverso qualche esempio, di mostrare come il pianoforte sia al contempo soggetto protagonista all’interno del film e oggetto, per meglio dire strumento, in grado di valorizzare un’altra narrazione.
Nelle Tue Mani: una passione che va oltre le difficoltà
Essere un pianista, e più in generale un artista, è un percorso costellato di sacrifici, dedizione e sfide. Lo racconta con grande sensibilità la commedia Nelle Tue Mani (2018), film del regista francese Ludovic Bernard, ispirato al romanzo di Gabriel Katz. Il protagonista, Mathieu Malinski, è un giovane con un talento straordinario per il pianoforte, ma la sua condizione economica precaria lo tiene lontano da una formazione adeguata. Sin da bambino ha studiato con un maestro anziano, ma il sogno del palcoscenico sembra irraggiungibile.
La sua realtà è fatta di ostacoli, cadute e rinunce, finché non incontra Pierre Geithner, un uomo che saprà riconoscere il suo genio e guidarlo verso il successo. La narrazione ruota attorno al pianoforte, vero cuore pulsante del film. L’incontro tra Pierre e Mathieu avviene in un luogo simbolico: la stazione di Paris Montparnasse, dove il giovane suona per strada. Da quel momento inizia un viaggio di crescita e riscatto che culmina con la sua esibizione a New York.
Uno degli elementi più affascinanti del film è il legame con la musica classica, sottolineato dalla presenza del Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Sergej Rachmaninov. Un riferimento tutt’altro che casuale: il compositore russo scrisse questo celebre brano tra il 1900 e il 1901, dopo un periodo di crisi dovuto all’insuccesso della sua Sinfonia n. 1. Una rinascita artistica che si riflette nella parabola di Mathieu, un talento incompreso che trova finalmente la sua voce. Nelle Tue Mani è una storia di redenzione e speranza, un omaggio alla forza della musica e alla capacità dell’arte di cambiare il destino di chi osa credere nel proprio talento.

Shine
La grandiosità di Sergej Rachmaninov è un fil rouge che conduce anche la storia di David Helfgott nel biopic Shine di Scott Hicks uscito nel 1996. Come in Nelle Tue Mani, anche in questo film emerge la difficoltà di essere riconosciuto come professionista con un dramma interiore e psicologico molto più forte rispetto a quello di Mathieu.
Rachmaninov colpisce ancora perché Helfgott verrà riconosciuto grazie alla sua virtuosistica interpretazione del Concerto per pianoforte n. 3. Scott Hicks però decide di raccontare la difficoltà psicologica di Helfgott che viene presentato come “il genio strambo” o “il pazzo talentuoso”. Iconica è la scena dove prende la sua rivincita da “Randagio” al bar, lasciando tutti senza parole.

The Others: la scena del piano
È notte e cammini serenamente per casa, quando all’improvviso una melodia delicata, ripetitiva e onirica si diffonde dal pianoforte in una stanza chiusa a chiave, dove nessuno dovrebbe trovarsi.
Nicole Kidman, nel ruolo di Grace Stewart, ci trascina in questa scena carica di tensione e suspense. Il pianoforte diventa l’elemento chiave per trasmettere paura allo spettatore, mentre l’attesa snervante, l’illuminazione soffusa, la scenografia gotica e il sapiente gioco di ombre amplificano l’atmosfera inquietante. Alejandro Amenábar in questo film del 2001, sceglie di utilizzare questo strumento per evocare presenze spettrali ancor prima che si possano trovare in scena. Il pianoforte suonato da solo sembra un vero e proprio tema ricorrente, infatti, molti sono i film horror che ripescano questo immaginario comune fantasmico. The Changeling, The Orphanage, The Conjuring 2 giusto per citarne alcuni.
Ps. Se state pensando di vedere The Others, consiglio di non ascoltare Kevin Spacey di Caparezza, canzone del 2012 dove rivela molti finali dei film!

Hans Zimmer: la potenza di DAY ONE
«I messaggi coprono 23 anni»
«Sì mandali dall’inizio»
La storia che racconta come Christopher Nolan abbia incaricato Hans Zimmer di creare un tema musicale che non rispecchiasse il tradizionale genere fantascientifico del film, ma che si concentrasse invece sul rapporto tra padre e figlio, è ormai ampiamente conosciuta tra gli appassionati. Day One non è solo una semplice successione di note o un alternarsi di pianoforte, archi e organo: è il vero cuore di Interstellar.
Il titolo stesso, Day One, non è casuale: suggerisce un principio, una partenza, che si ripete lungo tutto il film. Quante volte vediamo il “primo giorno” in Interstellar? Se pensiamo al concetto di “Prima volta”, il film è costellato da momenti che segnano novità e inizio: il primo incontro con il “fantasma”, il primo giorno al centro di ricerca, il primo giorno nello spazio, il primo sbarco su un pianeta nuovo, il primo incontro con Murphy, e così via. La scelta di un approccio minimalista è una vera ricchezza: le scene non appaiono mai pesanti, anzi, sono cariche di tensione emotiva. Ogni minima variazione ritmica o piccolo cambiamento nella successione attira l’attenzione dello spettatore, coinvolgendolo emotivamente in modo profondo.
Interstellar non si limita a raccontare una storia di esplorazione spaziale, ma si configura come una profonda riflessione su temi universali come l’amore, il sacrificio e il tempo. In questo contesto, l’uso del tema musicale di Zimmer diventa fondamentale, poiché è proprio attraverso la sua musica, in particolare attraverso quell’iconica successione di note, che vengono rivelate le sfumature più intime e potenti del film. Si può essere lontani anni luce, ma alla fine si è sempre alla ricerca di quel “One Day” che ci ha resi felici.

L’iconico pianoforte del videogioco Kingdom Hearts: Dearly Beloved
“Caro amato” o “Cara amata” della saga di Kingdom Hearts è un manifesto. Melodia iconica della schermata iniziale di gioco, è un’esclamazione per il pianoforte che si ripete volta per volta – in ogni “episodio” della saga videoludica – con qualche variazione. Parlo di “manifesto” perché non c’è giocatore che non la riconosca.
Composta da Yoko Shimomura, con quel fare dolce e malinconico si adatta molto bene alla storia. Tramite il titolo della composizione, si intuisce il tema del videogioco: un viaggio alla ricerca dell’amore. Non solo un amore romantico, ma quello tra i veri cuori di due amici che si ritrovano nonostante le avversità. Il brano apre la storia, conduce la narrazione con quella voglia di ricongiungimento che il susseguirsi di note svela. Dopo averla ascoltata per intero, il giocatore non vuole far altro che iniziare la partita ed entrare nel lungo cammino nei panni di Sora alla ricerca dei suoi amici Riku e Kairi.
The Promised Neverland (una riflessione extra): l’amicizia, la solitudine e il dramma della Ninna Nanna di Isabella
The Promised Neverland è un esempio molto ben riuscito in cui la melodia inquadra e definisce un personaggio. La prima stagione curata da Mamoru Kanbe vede nel primo episodio Isabella canticchiare il motivetto della Ninna Nanna, prima della macabra scoperta. Introduce un personaggio cattivo e maligno. Tuttavia, Isabella è una vittima degli eventi. Sempre la stessa melodia verrà ripetuta più volte all’interno della narrazione, svelando volta per volta un tassello del terribile passato della Mamma dell’orfanotrofio.
Lo spettatore prova alla fine compassione per la donna plasmata da un sistema di difficile sopravvivenza. La melodia, come si vede bene nell’ultimo episodio a chiusura della prima parte della storia, è Isabella stessa. Dolce e triste.
Nonostante, il brano sia pensato per il mandolino, moltissime versioni online sono disponibili in piano cover, non di meno pregio e intensità.

Davvero niente legato a Hayao Miyazaki?
In conclusione, solo per cuori forti e ben disposti alla lacrima facile lascio qui il link della colonna sonora originale conclusiva – dei titoli di coda – de Il ragazzo e l’airone (How do you live?), ultimo film di Hayao Miyazaki datato 2023, di Kenshi Yonezu. Cantautore, produttore e discografico ha curato questa canzone in ogni sua parte per racchiudere un po’ il significato del film. La copertina del disco presenta un fotogramma non finito del film, scelto personalmente da Miyazaki. (Consiglio di ascoltarla con i sottotitoli attivati!)

