Nasce in Abruzzo, a Pescara, La Pop Cort Student Film Distribution, la prima casa di distribuzione di cortometraggi specializzata unicamente in student films.

La Pop Cort, che nasce dall’esigenza di far sentire la voce degli studenti di Scuole e Accademie di Cinema per i quali la grande macchina del cinema, il più delle volte, sembra essere inaccessibile, ha l’obiettivo di accompagnare i giovani registi durante tutto il percorso delle loro opere, con strategie mirate e costruite su ogni singolo progetto. Per saperne di più su questa nuova e stimolante realtà della Pop Cort, oggi scambiamo quattro chiacchiere con Vanessa Patanè, responsabile della distribuzione, che ha condiviso con noi storie, opinioni e aspettative per il futuro.

Le nostre domande a Vanessa Patanè sul mondo Pop Cort e sulle nuove voci del cinema italiano

Vanessa, quando è nata l’idea di fondare una casa di distribuzione che si occupasse esclusivamente di giovani talenti? Quando c’è stato quel click che vi ha fatto dire “non esiste solo perché nessuno l’ha ancora creata”?

È un’idea che è venuta in modo quasi naturale: collaborando con Cristiano Di Felice (produttore e direttore dell’IFA), abbiamo notato sì la presenza di tante compagnie di
distribuzione ma nessuna unicamente focalizzata sui lavori di studenti di accademie,
università e scuole di cinema. Mi occupavo già della distribuzione festivaliera di
cortometraggi, e con la PopCort abbiamo voluto dare un nome e una struttura a un lavoro
che in realtà già svolgevamo da anni. Il valore aggiunto è proprio quello di guidare il regista
o produttore alle prime armi.

Quanto è importante per i giovani registi avere un team di supporto che li accompagni
durante tutto il percorso e che li aiuti a destreggiarsi tra i vari concorsi e circuiti festivalieri?
E quali sono le difficoltà più grandi che si troverebbero ad affrontare senza una rete di
sostegno come la vostra?

Una delle cose per noi fondamentale è proprio l’aspetto del mentoring. Per i ragazzi che si
affacciano al circuito festivaliero per la prima volta l’impatto può essere dispersivo e a volte
scoraggiante, esistono centinaia di festival e concorsi, non è semplice riuscire a
destreggiarsi tra piattaforme e burocrazia, e soprattutto capire qual è il percorso giusto per
la propria opera. Da soli si rischia di disperdere energie e budget perdendo l’occasione di
valorizzare il proprio lavoro.

Ci puoi illustrare, a grandi linee, qual è l’iter in cui la Pop Cort accompagna i talenti
emergenti e soprattutto le loro opere? C’è un criterio specifico secondo cui selezionate
cortometraggi e documentari da portare avanti?

Iniziamo con la selezione: i corti selezionati devono colpirci in qualche modo, una storia
accattivante, uno stile di narrazione unico, o una particolare sensibilità nel trattare alcuni
argomenti, devono inoltre soddisfare dei requisiti standard che ci aiutano a mantenere un
catalogo variegato e di alta qualità. Dopo passiamo alla creazione di una strategia
personalizzata per ogni progetto, che tiene conto delle specificità dell’opera così di
massimizzare il potenziale di ogni cortometraggio.
Come già accennato prima, per noi è fondamentale offrire mentorship per gli autori e i
registi, fornendo supporto durante tutto il processo distributivo. Questo aiuto è
fondamentale per sviluppare anche le loro competenze professionali.
Le proiezioni e selezioni a festival nazionali e internazionali, garantiscono visibilità e creano
possibilità di networking per i giovani registi. Inoltre una comunicazione costante con riunioni e report mensili, garantiscono un dialogo aperto e trasparente

Com’è lavorare a contatto con i giovani e con la loro vena creativa? Ci sono dei temi ricorrenti nei loro lavori, dei punti di vista nuovi, magari legati alla loro generazione che possono far scoprire un modo nuovo di raccontare ed esprimersi? E
ancora, nel tempo, avete scoperto qualche chicca che vi ha sorpreso e stupito?

Lavorare in un ambiente creativo e giovane è senza dubbio uno dei tanti aspetti positivi
del mio lavoro. È interessante vedere come molti ragazzi poco più che ventenni abbiano
già una chiara visione delle loro passioni e le perseguano con grande determinazione.
Ogni opera presenta una propria unicità, colpendoci per motivi diversi: è interessante
vedere come riescano a trattare temi complessi con nuovi punti di vista e in modo
originale.

Dal vostro sito si possono vedere molte facce giovani e sorridenti che stringono tra le mani i loro premi, da Alfonso Core con il suo premio WeShort come Miglior Corto Scuola, con “La Ballata di Francesco a This is Fine di Gianmarco Nepa, che ha esordito con una vittoria
al Bookciak, Azione!  e altri ancora…quanto è importante per un giovane alle prime armi
riuscire ad ottenere un riconoscimento per il suo primissimo lavoro?

Certo, i premi sono sempre un grande risultato chi non sarebbe felice di riceverli! Penso
però, che la cosa più importante, soprattutto per cortometraggi e opere prime, siano le
partecipazioni ai festival: si ha possibilità di presentare la propria opera ad un pubblico
diverso ad ogni proiezione e di entrare in contatto con altri professionisti del settore,
creando così opportunità di crescita e networking.

Secondo te, l’assenza di una realtà del genere è una lacuna tutta italiana o anche all’estero
per gli studenti è difficile farsi riconoscere tra le migliaia di titoli e idee che affollano ogni
anno il mondo del cinema?

Penso che con la Pop Cort ci inseriamo in una nicchia di mercato poco esplorata al
momento; i corti di studenti sono comunque distribuiti da diverse case di distribuzione ma
nessuna di loro è focalizzata solo su produzioni studentesche. Spesso cortometraggio
studentesco è inteso ancora come qualcosa di “scolastico” nell’accezione negativa del
termine, quindi come opere di bassa qualità. Lo sappiamo, ma mi piace ribadirlo, che è un
preconcetto del tutto slegato dalla verità. Oggi fortunatamente la situazione è ben diversa
con festival e rassegne pensate appositamente per i cortometraggi e opere di studenti,
dando sempre più spazio e autorevolezza al formato breve; anche i cortometraggi nati da
accademie e scuole di cinema hanno raggiunto grandi risultati anche al di fuori del circuito
festivaliero.

La provincia è solo il punto di partenza

E a proposito di difficoltà, la vostra casa di distribuzione nasce in Abruzzo, precisamente a
Pescara, una realtà, possiamo dire, piccola rispetto a contesti molto più grandi sia italiani
che europei: questo per voi costituisce una sfida ulteriore? Ci sono più ostacoli nel
presentarsi al mondo cinematografico e ai vari festival, non solo con ragazzi giovanissimi
ma arrivando anche da un contesto poco conosciuto? Insomma, lasciateci dire che anche
in Abruzzo si fa buon cinema!


Ogni situazione ha i suoi aspetti positivi e negativi. Anche se l’Abruzzo non è sempre visto
come un centro cinematografico di primo piano, tante realtà hanno continuato a lavorare,
produrre e creare reti di collaborazione; mi auguro che la (ri)nascita della Film Commission
possa portare un sostegno concreto ai professionisti abruzzesi, creando un circolo virtuoso
per il settore. Per quanto riguarda la Pop Cort è vero che operiamo a Pescara, ma questo ci
rende unici nel nostro contesto; è proprio dalla provincia che guardiamo a un mercato
nazionale ed europeo, senza imporci limiti!

Cosa ti auguri per il futuro della Pop Cort e di tutti i giovani talenti che ne fanno e ne
faranno parte?

Pensando al futuro della Pop Cort, mi auguro innanzitutto di continuare a dare voce e
visibilità ai talenti emergenti. Vorrei che diventasse un punto di riferimento per i giovani
registi, dove possano non solo mostrare le loro opere, ma anche ricevere feedback
costruttivi e opportunità di crescita.
Spero anche di espandere le nostre collaborazioni con festival, scuole di cinema e
accademie, in modo da creare una rete di scambio e arricchimento.