Barbie, ultimo film di Greta Gerwig, è stato un campione d’incassi con cui la Mattel ha rimesso in gioco la sua fashion doll, ma è anche un live action in cui contraddizioni e osservazioni femministe accendono l’interruttore interiore della bambola icona pop.

Per un tuffo nel profondo totally pink di Barbieland, abbiamo fatto una chiacchierata con Nicola Ravotti, stilista, amante della moda e collezionista di Barbie…

Quanta moda c’è nel film di Greta Gerwig?
Nel film è presente tantissima moda… direi alcuni pezzi d’archivio della Maison Chanel, risalenti agli anni Novanta, come abiti e accessori in cui vengono citate le famose tinte pastello dei modelli di Barbie: dalle tonalità del rosa e addirittura del bianco.

Nel film Barbie come si è evoluta la ricerca degli abiti?
Beh, credo che i produttori insieme ai costumisti abbiano compiuto una ricerca specifica per poter rappresentare al meglio la protagonista. Ogni abito sembra cucito apposta per lei, così come – negli anni Ottanta – si faceva per la bambola. Nel film ho percepito il mix che riguardava sia gli iconici capi delle collezioni Chanel, sia gli outfit che riprendono quelli indossati da alcune famose Barbie. Basti pensare che il body, della Barbie “versione rollerblade” interpretata da Margot Robbie, riprende la famosa Barbie Hot Skatin’ risalente a metà anni Novanta.

Quindi buona parte degli outfit che vediamo nel film sono ispirati a delle versioni di Barbie realmente prodotte?
Si, volendo parlare del primo outfit in assoluto, che vediamo all’inizio del film, Margot Robbie indossa il costume da bagno che aveva la prima Barbie del 1959. Ci sono costumi, come ho detto, ispirati alla Barbie Hot Skatin’, oppure gli abiti da cowboy che indossano Margot Robbie e Ryan Gosling sono ispirati a Western Ken che risale ai primi anni Ottanta.

Abiti ispirati, oppure fedeli riproduzioni?
Sicuramente la riproduzione più fedele è il costume da bagno a righe bianco e nero. Gli altri capi erano molto ispirati al mondo di Barbie e spesso ti portavano a pensare direttamente alla Barbie di riferimento.

Nel corso degli anni la Barbie è stata vestita da tanti stilisti, quali sono?
Armani è uno di questi, poi anche Valentino, Versace, Oscar de la Renta e Moschino che le dedicò una collezione intera nel 2015. Tra l’altro Oscar de la Renta, negli anni Ottanta,  creò una intera linea di abiti firmati dedicati a Barbie. 

Quali altre versioni di Barbie hai riconosciuto nel film?
Si fa interessante la domanda… Già dall’inizio del film si è vista Barbie Astronauta, Barbie Fiori di Pesco, Barbie Totally Hair, la dottoressa Barbie. Erano e sono tutte versioni di Barbie in commercio. La Totally Hair è stata prodotta nel 1992 e, con i suoi lunghi capelli, è addirittura quella più venduta al mondo! 

Ma Barbie Totally Hair la ritroviamo nel film?
Credo proprio di si. Diciamo che passando molto tempo a giocare con la Totally Hair la si fa diventare “Barbie stramba”. C’è stata una scena nel film che fa pensare che Barbie stramba possa essere la Totally Hair, in quanto una delle Barbie nel film afferma: “si dice che Barbie stramba fosse la Barbie più bella”. In verità si dice che la Barbie totally Hair fu la Barbie più bella, tiene ancora il primato. è stata la prima Barbie ad avere i capelli tanto lunghi da poterli acconciare. Veniva venduta con diversi accessori, tra cui un gel per capelli, alcuni fermagli e diversi elastici, in più c’erano dei refill con accessori per poter continuare a farle delle acconciature e cambiarle dei vestiti. Insieme a lei furono prodotti anche Whitney, Skipper e anche Ken Totally Hair. Da questo momento in poi, anche lui poteva essere acconciato come tutte le altre Barbie.

Nel finale del film vengono mostrate anche delle versioni di Barbie che ad oggi non sono più prodotte, i cosiddetti “flop”?
Nel finale vengono mostrate alcune Barbie che vennero poi tolte dal commercio, ad esempio si vede Teen Skipper che probabilmente è stata una delle meno riuscite insieme a Teen Talk che, per la critica, pare dicesse frasi un po’ frivole.

Pensi che la Barbie abbia influenzato positivamente o negativamente il pubblico, in particolare sia collezionisti più navigati che quelli più amatoriali. 
Da collezionista penso che ci siano dei modelli di Barbie che valga la pena avere nella propria collezione, come Barbie Profumo, Barbie Fiori di Pesco, Totally Hair, etc. Alcuni modelli erano puntati a far crescere una passione in chi ci giocava da bambino. C’erano Barbie a cui potevi pettinare, colorare i capelli, tagliarli e addirittura riattaccarli, per non parlare di Barbie con interi guardaroba e pezzi di negozio, o boutique, con cui potevi creare la tua attività attraverso il gioco. Io credo che ci siano state delle Barbie che siano state di ispirazione per intraprendere la carriera dei propri sogni, o semplicemente per passione come quella per la moda, per gli animali e molte altre. Barbie, secondo me rappresenta il ruolo di una donna emancipata.

Nel tempo, però, è stata anche demonizzata.
Si, è stata effettivamente anche molto criticata. Anche per questo la Mattel ha apportato delle modifiche fisiche alla bambola più famosa al mondo, proporzionandola in base a dei canoni estetici più raggiungibili. Rispetto ad oggi le prime Barbie avevano una vita molto più sottile che faceva sembrare le gambe chilometriche, rappresentando difatti un fisico inarrivabile. 

Si potrebbe dire quasi innaturale o ideale?
Rappresentava un fisico non particolarmente perfetto, perché è stata criticata molto anche per questo, però rappresenta una fisicità quasi inarrivabile e in ogni caso molto difficile da ottenere. 

Nel film c’è un’unica Barbie stramba, tutte le altre sono da piedistallo.
Beh secondo me hanno voluto far vedere il modo in cui diversi bambini e bambine giocavano con le Barbie fino allo sfinimento.

È curioso che la Barbie strapazzata sia la più venduta…
Forse proprio perché è stata la Barbie più usata di tutte, più venduta e cui potevi fare più pettinature, ma non potevi riattaccare i capelli perché ne è stata prodotta una apposta a cui potevi tagliare e riattaccare i capelli, che erano venduti separatamente. 

Nel film si parla di una Barbie che prende coscienza di sé…hai mai immaginato nella tua vita cosa accadrebbe se una Barbie dovesse trasformarsi una donna?
Partendo della protagonista del film che interpreta uno stereotipo di Barbie, devo dire che personalmente è un personaggio introspettivo con cui mi ci sono riconosciuto. Lei parte alla volta di un mondo che non conosce e nel suo percorso si ritrova ad affrontare sensazioni diverse, emozioni mai provate e domande che non si era mai fatta.  Se avessi dovuto immaginare una Barbie che prende vita, probabilmente l’avrei immaginato così. Credo che Barbie si sarebbe ritrovata come la protagonista del film, fino a chiedersi quanto si senta Barbie.  

Quanto hai amato questo film e quanto e stato positivo l’approccio verso la storia e ciò che Barbie rappresenta.
Barbie quando ero piccolo era una sorta di via di fuga, la mia confort zone. Tutt’ora quando vedo le Barbie che hanno fatto parte della mia infanzia, ricordo quando ci giocavo con mia sorella, e ripenso a quella sensazione di terrore in cui non dovevi farti vedere dai maschietti che giocavi con Barbie… perché anche questo in fin dei conti è uno stereotipo! Per me invece Barbie è sempre stato un giocattolo molto liberatorio, che mi ha permesso di appassionarmi al mondo della moda e di studiarla. Il film mi ha abbastanza colpito. L’ho trovato un buon film, sentimentale che mi ha fatto riflettere e pensare a quello che è stato ed è tutt’ora Barbie per me.

Tu Nicola sei un appassionato e un collezionista di Barbie, ma sei anche uno stilista. Cosa c’è nella tua professione che, in qualche modo, parte da Barbie. 
Fin da bambino, giocando con le Barbie insieme a mia sorella, oltre a pettinare Barbie le cambiavo i vestiti. Spesso molti abiti venivano persi e quindi tutto nasce da dei fazzoletti  rubati a mamma o regalati dalle nonne che adornavano il corpo di Barbie. Da qui ho iniziato  a modellare i miei primi abiti su quella che, per me, è stata una modella d’eccezione. Ho continuato a farlo finché non ho iniziato con abiti disegnati da me e cuciti su di lei, non più fazzoletti annodati. 

Ora che cuci per professione, le Barbie sono ancora il tuo modello?
Ho riprodotto in diverse occasioni una versione in miniatura dell’abito creato da me. Quando vesto una persona, vesto anche Barbie e in alcuni casi mi sono divertito a riprodurre abiti meravigliosi e iconici come il celebre Nodo d’amore delle sorelle Fontana  che ho provato a riprodurre negli stessi tessuti, oppure il vestito indossato da Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany.