La rilocazione del cinema dalla sala alle piattaforme ha penalizzato in termini di visione un’arte nata per il grande schermo e per la fruizione collettiva.
Tuttavia anche le piattaforme possono avere una indubbia utilità come abbiamo capito in questo periodo di lockdown prolungato imposto dalla perdurante pandemia mondiale. Uno dei meriti dei canali streaming è stato quello di aver messo in rete migliaia di film del passato molti dei quali di difficile reperibilità per i non addetti ai lavori, tra cui alcuni titoli del cinema muto che abbiamo potuto finalmente vedere dopo averne soltanto letto su libri specializzati dedicati alla settima arte.

Parliamo, ad esempio, de Il castello di Vogelod, uno dei primi film di Murnau del 1921(ora disponibile su Movieplayer) che anticipa stile e ambienti del successivo Nosferatu dove spicca per potenza evocativa la scena dell’incubo del protagonista che sogna una paurosa mano artigliata che entra nottetempo dalla finestra della camera da letto dove egli è immerso in un sonno inquieto. 
Un’ampia offerta streaming riguarda anche titoli famosi del sonoro tra cui lo psicomagico e alchemico La montagna sacra di Jodorowsky del 1973 e quel corto in bianco e nero di sci-fi esistenziale La jetèe girato nel 1963 da Chris Marker che avrebbe ispirato in seguito il Gilliam di L’esercito delle dodici scimmie, ai quali vanno aggiunti anche un capolavoro come Persona di Bergman e tante opere della nouvelle vague tra cui alcune di Truffaut e di Rohmer (tutti disponibili su MUBI).


Un altro merito non secondario delle piattaforme è quello di offrire a tutti film nuovi di genere sperimentale o documentari provenienti da tutti i paesi del mondo che creano una rete interculturale di testimonianze storiche e antropologiche di grande valore conoscitivo.

Di questo cinema espanso un titolo memorabile è senza dubbio The act of killing realizzato nel 2012 da Joshua Oppenheimer. Il film (visibile sul sito iwonderfull.it) registra con occhio distaccato le confessioni di un membro degli squadroni della morte attivi dopo il colpo di stato del 1965 in Indonesia con l’incarico di sterminare i comunisti e ricostruisce gli omicidi compiuti dal crudele malavitoso Anwar Congo sotto la direzione scenica di quest’ultimo sempre in bilico tra pentimento e compiacimento, tra orrore e delirio in un esempio di cinema-verità dove il regista Oppenheimer sollecita e provoca le reazioni del criminale Anwar in momenti di vero cinema della crudeltà fisica e psicologica.

Sempre sul versante del confronto tra culture una vera sorpresa è rappresentata da Ethos, una serie turca creata da Berkun Oya (distribuita da Netflix) sul percorso di una giovane donna musulmana in cura presso una psichiatra sullo sfondo di una Istanbul divisa tra modernità e tradizione dove la vicenda sembra filmata da un Antonioni che ha letto Jung.
Questi citati sono soltanto alcuni dei film che abbiamo dovuto vedere o rivedere da remoto in attesa di poterli ritrovare presto sul grande schermo di una sala con modalità umana più fisica e meno fantasmatica.