Ricordate la sequenza di Joker dove il protagonista guarda incantato su uno schermo la scena in cui Charlot si esibisce in una serie di acrobazie sui pattini nella comica Charlot pattinatore? E’ questo uno dei casi in cui dentro un film compaiono scene di altri film famosi che hanno un qualche rapporto di consonanza con la storia raccontata e con la psicologia del personaggio principale. Gli esempi di tale pratica citazionistica sono numerosi e riguardano film esistenti che qualcuno sta vedendo in una sala o sul piccolo schermo della tv.

Un altro esempio famoso lo troviamo in Questa è la mia vita (Godard ,1962) nella scena dove la giovane prostituta parigina Nanà  sta in un cinema e vede sfilare davanti ai suoi occhi bagnati di lacrime i primi piani del volto sofferente della pulzella d’Orleans condannata al rogo nel film di Dreyer La passione di Giovanna d’Arco (1928) mediante un montaggio alternato che instaura un parallelismo tra le vicende delle due donne prefigurando il tragico destino della giovane spettatrice.


In L’esercito delle  dodici scimmie (Gilliam,1995) nella sequenza finale il protagonista in fuga si rifugia con la sua donna in una sala cinematografica dove proiettano La donna che visse due volte  (Hitchcock, 1958) e per camuffarsi quest’ultima indossa una parrucca bionda come quella che nel film di Hitchcock porta Kim Novak nel ruolo della rediviva Madeleine. In Misterioso omicidio a Manhattan (Allen,1993) viene citata la famosa sequenza del labirinto di specchi di La signora di Shangai (Welles,1948). Le citazioni abbondano anche in un genere autoreferenziale come l’horror a cominciare da Halloween girato da Carpenter nel 1978 dove la maratona televisiva che sta guardando in tv la protagonista include il classico La cosa di un altro mondo girato da Nyby nel 1951  che sarà oggetto di un rifacimento successivo realizzato dallo stesso Carpenter.Sono questi soltanto alcuni dei tanti esempi che dimostrano come nella storia del cinema registi di epoche diverse dialogano da sempre tra loro in un gioco incessante di rimandi e di corrispondenze poetiche.

Una seconda categoria di film dentro il film è quello di film mai fatti ma che esistono soltanto nella finzione all’interno di film ambientati nei set di un’opera in fase di lavorazione. In Lo stato delle cose  (Wenders, 1982) la sequenza iniziale del gruppo di superstiti a una catastrofe atomica appartiene a un film Intitolato “I sopravvissuti” che una troupe rimasta senza soldi  sta girando in trasferta sulle coste del Portogallo ed evoca una situazione analoga presente in The most dangerous man alive girato nel 1961 dal veterano Allan Dwan. 

In Il disprezzo (Godard, 1963) le inquadrature a sfondo mitologico che punteggiano la storia di una crisi coniugale sono quelle di un film sull’Odissea che il regista tedesco Fritz Lang sta girando sull’isola di Capri. In Effetto notte (Truffaut, 1973) i casi umani del film che un regista sta girando dal titolo Vi presento Pamela si intrecciano con quelli che coinvolgono i componenti della troupe in una composizione a incastro tra cinema e vita dove finzione e realtà si sovrappongono.

Questo per dire che il cinema si nutre del cinema così come la musica si nutre della musica e i romanzi si nutrono del romanzi e per dire anche che ogni autore trova sempre il modo di rendere omaggio a quelli che considera i suoi maestri nell’arte da lui praticata.

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