La forza di esprimere il proprio dissenso e l’incapacità di manifestare il proprio libero arbitrio, dovendosi adattare ad una condizione di logorio e corrosione dell’anima, lungo un’intera vita. Il Male non esiste, vincitore dell’Orso d’Oro alla 70esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, è un film profondamente forte e riflessivo.

Scritto e diretto dal regista indipendente Mohammad Rasoulof è distribuito da Satine Film, con il patrocinio Amnesty International, è previsto nelle sale dal 10 marzo.

Il Male non Esiste si compone di quattro storie ben distinte, ambientate nell’Iran dei giorni nostri, accomunate da un unico filo comune: un disastro interiore vissuto nella surreale quotidianità di esecutore o di fuggitivo.

Nella prima storia, dal titolo Il Diavolo non Esiste, il protagonista è il quarantenne Heshmat (Ehsan Mirhosseini).
Padre di famiglia e marito devoto che si pone sempre in aiuto degli altri e dei suoi familiari. La sua giornata tipo è scandita da una serena quotidianità ma Heshmat ha lo sguardo completamente vuoto e a tratti assente poiché svolge un lavoro notturno psicologicamente logorante…

Nell’ampio scenario delle scelte obbligate, si colloca la seconda storia dal titolo Lei ha detto: lo puoi fare con protagonista il giovane Pouya (Kaveh Ahangar) costretto ad arruolarsi alla leva militare, per garantirsi un passaporto per trasferirsi con la sua fidanzata in un altro Paese. Quando tutto sembra andare per il verso giusto, a Pouya viene ordinato di compiere l’esecuzione di un detenuto.
Posto in una condizione di profondo stress cerca di scampare al pericolo sperando di essere aiutato da uno dei suoi compagni, ma alla fine egli è abbandonato al proprio destino, e poiché incapace di fare del male ad una altro essere umano. Messo alle strette, Pouya tenta la fuga.

La terza, dal titolo Compleanno, ha come protagonista Javad (Mohammad Valizadegan), soldato che riceve un permesso temporaneo per recarsi dalla sua fidanzata Naanà (Mahtab Servati), in vista del suo compleanno.
Preso dall’intenzione di fare una sorpresa alla famiglia e di chiedere in sposa Naanà, Javad si ritrova a dover fare i conti con un profondo senso di rimorso e sofferenza: scoprirà che una persona a lui sconosciuta è in realtà molto importante per la famiglia.

La quarta ed ultima storia dal titolo Baciami riguarda Bahram (Mohammad Seddighimehr), medico interdetto dalla professione, che vive isolato tra le colline insieme alla sua compagna Zaman (Jila Shani).
La coppia ospita la giovane nipote Darya (Baran Rasoulof) per qualche giorno. Tutto ciò però assume una piega differente: in realtà Darya deve essere messa a conoscenza di una importante notizia, portando sulle sue spalle il peso si una decisione non sua…

Il Male non Esiste è un film che si basa sulla responsabilità morale degli esseri umani e sulle loro azioni compiute come ordine di uno Stato autoritario.

L’obiettivo è stimolare la capacità riflessiva dello spettatore. che viene messo di fronte ad una realtà in cui non può fare altro che chiedersi: «cosa avrei fatto se mi fossi trovato al suo posto».

Il posto in questione è quello dei protagonisti dilaniati da un’obbedienza non è voluta, oppure isolati da tutto il resto per sperare in una salvezza. Quattro sono i destini che si intersecano intorno al concetto di politica repressiva, in cui sono gli stessi cittadini a perire perché avrebbero potuto compiere una scelta differente.

Quanto pesa la responsabilità sulle spalle di un giustiziere non per sua scelta? Nel film è la narrazione semplice e lineare, a sottolineare il come una regola possa nuocere – direttamente o indirettamente – ad un essere umano incapace di scegliere.

Il Male non Esiste indaga i meccanismi psicologici che si collocano dietro l’inumana scelta di adoperare la pena di morte. Cosa vuol dire piegarsi ad un obbligo – proveniente dall’alto – e cosa significa rinunciare a ogni cosa, pur di salvare la propria libertà. La grande forza del film sta proprio sui finali differenti che nascondono conseguenze e che modificano delle vite in modo permanente, mettendo lo spettatore di fronte a più realtà che lasciano tutte spunti di riflessione.